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Dalla Curva Montagnani alle playlist: Giorgio Barbieri e il suo pop melodico

di Chiara Pederzini*
Dalla Curva Montagnani alle playlist: Giorgio Barbieri e il suo pop melodico

Il cantante omegA si racconta: «I primi testi scritti a sedici anni per gioco»

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MODENA. Modenese doc, 23 anni e una timidezza che scompare solo davanti al microfono. Tra il tifo per i canarini e le notti passate a trasformare la malinconia in ritmo, Giorgio Barbieri, in arte omegA si racconta: dai primi testi scritti a 16 anni per gioco, fino al sogno delle finali a Roma.

«Su Spotify grazie agli amici»

Di professione sognatore, ma con i piedi ben piantati nei sampietrini di Modena, Giorgio Barbieri è il classico ragazzo che potresti incrociare in centro il sabato sera o allo stadio a urlare per il suo Modena. Eppure, dietro quell’aria di chi esce tutte le sere, c’è un mondo fatto di parole messe in fila tra le pareti di una cameretta. «Ho iniziato a 16 anni, scrivevo per puro divertimento», racconta Giorgio. «Non avrei mai pubblicato nulla, ve lo giuro. Mi vergognavo troppo. Se oggi sono su Spotify è solo perché i miei amici hanno insistito fino allo sfinimento. Alla fine ho ceduto: "Vabbè dai, proviamo"». Il suo genere? Un mix fluido, difficile da etichettare. Lui lo chiama indie-pop, ma con quelle venature trap melodiche che piacciono alla generazione Z. In cuffia tiene di tutto, dall’energia di Olly ai toni più crudi di 22Simba. Un melting pot che riflette la sua scrittura: istintiva, umorale, quasi fisica.

«Scrivo come vivo»

«Scrivo come vivo. Se sono triste, a volte non mi viene fuori mezza parola. Altre settimane, invece, scrivo senza fermarmi, per sfogarmi». Niente tifo da stadio in studio: omegA è un solitario della registrazione, quando il beat parte, preferisce restare solo con il suo produttore, Giacomo Cavicchioli, l'unico di cui si fida ciecamente per tradurre in musica i suoi stati d'animo. Una fiducia che sembra ripagata: le ultime audizioni per un importante festival di emergenti a Roma sono andate alla grande e ora il mirino è puntato sulle semifinali live nella Capitale. Nei suoi testi torna spesso una figura femminile. Non una musa astratta, ma una persona reale, un pezzo di vita passata.

«Molte canzoni sono vecchie, scritte quando stavo con lei. Ha creduto in me quando non lo facevo io, e anche se oggi non ci sentiamo più, le sarò sempre grato». Un’onestà brutale che i suoi amici Fabio e Gregorio — i primi fan e sostenitori — conoscono bene. Secondo chi lavora con lui, la musica di Giorgio è tre cose: emotional, profonda e ritmata. Ma per lui è soprattutto un ponte. «Non mi interessa diventare ricco tra cinque anni», dice con una maturità che non ti aspetti.

«Spero solo di essere sistemato a livello mentale, di stare bene con me stesso. Vorrei che chi ascolta i miei pezzi si possa rispecchiare al mille per mille in quello che dico. Vorrei solo che capissero cosa provo». Modena resta senza dubbio il suo porto sicuro. Niente sogni di fughe milanesi per ora: il calcio, gli amici e quel letto nella sua cameretta sono tutto ciò che gli serve per continuare a scrivere. Perché in fondo, il segreto di Giorgio Barbieri è tutto qui: la capacità di essere uno di noi, ma con il coraggio di ammettere che, a volte, la timidezza si vince solo cantando.

*Liceo Venturi, classe 3H

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