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Trasparenza e internet: tanti Comuni modenesi fuorilegge

L’analisi sui 47 siti dei municipi geminiani tra sonore bocciature e promozioni I cittadini potrebbero vigilare su appalti, incarichi e premi ma il caos è sovrano


05 gennaio 2014 di Francesco Dondi


Quanto guadagnano i nostri politici? Chi ha vinto quell’appalto? Quante consulenze esterne vengono affidate a professionisti esterni al Comune? In un’epoca dove gli scandali e le spese pazze hanno travolto buona parte delle istituzioni, dove i vari Julian Assange di WikiLeaks ed Edward Snowden della Nsa sono diventate icone dell’anti top-secret, dove le accuse ai social network di “spiare” gli utenti stanno allertando le masse, allora la trasparenza diventa un tema di dibattito. Sono finiti i tempi in cui gli atti amministrativi restavano segreti o al massimo finivano relegati sulla bacheca dell’albo pretorio in un angolino nascosto. Ora tutto è a disposizione di tutti, o almeno così dovrebbe essere e ogni cittadino interessato - e con le conoscenze minime di internet - potrebbe vigilare sull’operato e le spese del proprio Comune.

Il condizionale è però d’obbligo anche perché la mole di dati catapultati sulla rete è di una vastità inaudita, talvolta anche superflua. Ma, spesso, l’accesso resta off-limits, alla faccia dell’ultima legge sulla trasparenza istituita con il decreto legislativo 33/2013. Il governo, oltre a dare le direttive per rendere realmente trasparenti tutti i dati utili per monitorare l’operato delle amministrazioni, ha anche creato il sito magellano.pa.it, in sostanza una bussola per orientarsi tra i Comuni virtuosi e quelli che non hanno ancora adempiuto alle direttive legislative.

E la fotografia che emerge da una ricognizione a tinte geminiane offre una notevole disparità tra municipio e municipio. Ci sono amministrazioni che hanno risposto al meglio agli obblighi, mettendo il signor Mario nelle condizioni ottimali di visualizzare ogni elemento trasparente e quelle che, invece, finiscono dietro la lavagna. Dall’ultimo monitoraggio automatico, datato 28 dicembre, si scopre allora che Modena non risulta in regola con le informazioni sugli organismi indipendenti di valutazione (Oiv) dell’operato della pubblica amministrazione. È paradossale, restando sugli Oiv, che quello di molti Comuni faccia capo ad un dipendente, svilendo di fatto il ruolo di “giudice” esterno e imparziale. I promossi con il massimo dei voti (64 voci corrette su 64) sono 20 e vanno dalle città più grandi, tra cui Carpi e Sassuolo al piccolo paesello come possono essere Montefiorino, Pievepelago e Polinago.

Lo sforzo del governo nella realizzazione del monitoraggio sulla trasparenza non va però di pari passo con la funzionalità reale della bussola: il sito magellanopa.it, infatti, controlla soltanto se sono presenti sui portali dei Comuni gli indirizzi imposti dalla legge, senza andare più a fondo. Succede - e capita fin troppo spesso - che il link sia presente, ma poi risulti vuoto, quindi senza le informazioni necessarie. Si può spiegare in quest’ottica i brutti voti incassati, ad esempio, da Vignola, Concordia, Mirandola e Nonantola (i peggiori della graduatoria), che hanno sì i richiami alla “trasparenza” ma che non si sono adeguati alle direttive. Per loro sarà necessario migliorarsi perché, come recita il decreto, “la trasparenza è intesa come accessibilità totale delle informazioni concernenti l’organizzazione e l’attività delle pubbliche amministrazioni, allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche”.

@francescodondi

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