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L’università respinge le accuse animaliste «Niente vivisezione»

di Gabriele Farina
L’università respinge le accuse animaliste «Niente vivisezione»

Il preside di Medicina sul caso dei macachi dello stabulario: invece di accusarci, ci diano risorse per ricerche alternative

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Nessun passo indietro dell’Università sul “caso macachi”. «Non possiamo ancora fare a meno della ricerca sugli animali - ha più volte ribadito il professor Paolo Frigio Nichelli, preside di Medicina - che in alcuni casi è obbligatoria, come quando c’è da registrare un nuovo farmaco o un dispositivo biomedico: mi sembra ovvio che sia così».

RISORSE PER LA RICERCA. «Applichiamo tutte le leggi in campo - ha aggiunto Nichelli - per assicurare e migliorare il benessere degli animali. Spiace essere raffigurati come assassini. Gli interventi si svolgono tutti in anestesia, come per l’uomo. Le associazioni, anziché combattere in modo vago la vivisezione, che non esiste, potrebbero stanziare risorse per promuovere la ricerca di metodi alternativi».

ALTERNATIVE LIMITATE. Giuseppe Biagini, vicedirettore del Centro servizi stabulario interdipartimentale, sostiene che le altre strade non sono sempre così affidabili. «Abbiamo anche un laboratorio di colture cellulari centralizzato - ha spiegato - ma ci sono stati casi in cui non avremmo potuto ottenere informazioni fondamentali da esperimenti “in vitro”. Per i campioni umani servono almeno sessanta individui, mentre per gli animali da otto a quindici, e il reclutamento umano ha tempi più lunghi. Il margine d’insicurezza per gli uomini è ampio, ma negli animali si può ridurre».

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“ANDREMO AVANTI”. Ieri è stato possibile osservare gli animali dello stabulario. Erano all’interno delle loro gabbie: come cibo hanno pellet e frutta, quando devono bere premono un bottone per ricevere l’acqua. Sono in quindici, uno è stato liberato. Per la Lav era stata una vittoria. «Eccedeva - ha replicato la prof. Renata Battini, direttore del Cssi - non c’è dubbio che è ciò che volevamo fare». Yuri Bautta, responsabile della Lav modenese aveva ricordato come «l’Università ha firmato un documento con cui s’impegna a non acquisire nuovi esemplari. Non possono nemmeno allevarli». «Esiste un documento - ha confermato Battini - con cui lo stabulario s’è impegnato a non rimpiazzare l’animale ceduto acquistandone un altro».

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I NEONATI FUORI. «Non si possono separare i maschi dalle femmine - ha detto il dottor Federico Spinoso, responsabile del Servizio Veterinario dell’Ausl - se ci dovessero essere riproduzioni, il soggetto che nasce non può mai entrare nella sperimentazione: non è vietato in Europa, ma in Italia. In caso di una nuova sperimentazione, è necessario acquistarli dall’esterno». «La sperimentazione sugli animali è un’ultima ratio - ha ripreso Battini - non solo perché lo dice la legge, ma perché richiede tempi ed energie. Il ricercatore non gode nell’utilizzare gli animali, spesso ha con loro un atteggiamento empatico. Un animale che sta male non è di nessuna utilità. La legge impone norme cui ci stiamo adeguando, non vogliamo fare nulla che non sia strettamente legale».

AMBITI DI RICERCA. «Quando la sperimentazione animale è stata insufficiente - ha concluso il professor Carlo Porro, direttore dipartimentale di Scienze Biomediche - ci sono stati esempi drammatici come per il talidomidei».

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«Dagli studi sui macachi - ha concluso Nichelli - si sono potuti applicare i neurostimolatori per il Parkinson, si è estesa all’uomo la chirurgia dai svegli, in futuro si possono studiare le connessioni tra cervello e protesi. Scoprire i neuroni specchio è stato un cambio di paradigma. I macachi danno risposte per Alzheimer, Parkinson, epilessia, accidenti cardiovascolari».

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