Gazzetta di Modena

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VERSO LE REGIONALI

I tre mesi difficili che hanno sconvolto le logiche del Pd

I tre mesi difficili che hanno sconvolto le logiche del Pd

Si arriva alla consultazione dopo settimane tormentate tra mancate candidature, ritiri, indagini e anche un malore

28 settembre 2014
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È stata una campagna elettorale tanto breve quanto schizofrenica. Per il Pd, il cammino di avvicinamento alle primarie è stato una vera e propria odissea, tra perduranti incertezze, colpi di scena e clamorosi ribaltoni. Lo stesso Renzi le ha definite «un bel casino». Partiamo dall’inizio.

Ovvero da quel 7 luglio capace di scuotere profondamente il palazzo regionale, con la condanna di Vasco Errani per falso ideologico e le conseguenti dimissioni del governatore. Un vero e proprio “lunedì nero”, che costringe il partito a riboccarsi anticipatamente le maniche e ad accelerare la vera sfida, da giocare interamente sul territorio modenese. All’interno del complesso scacchiere regionale, infatti, si delinea già lo scontro tra Matteo Richetti e Stefano Bonaccini. A dire il vero, all’inizio non c’è nulla di certo. Entrambi tentennano, si studiano a vicenda e aspettano la prima mossa dell’altro. In molti sperano che alla fine uno dei due si tiri indietro, magari grazie alla mediazione di Renzi. Luglio passa così, vuoi anche per la pausa estiva. Ad inizio agosto l’unico candidato ufficiale è l’ex sindaco di Forlì, Roberto Balzani, anche se ci starebbero pensando in tanti. Su tutti, il sindaco di Imola Daniele Manca, sul quale sembrano convergere l’appoggio di Bersani e dello stesso Errani. Da parte loro Bonaccini e Richetti continuano a prendere tempo. Il deputato, però, già il 4 agosto su Facebook si dimostra deciso. Non ufficializza, ma prepara un vero e proprio esercito di comitati. Verso fine agosto, poi, entrambi rompono gli indugi, provocando la conseguente uscita di scena di Manca. Qualcuno prova ancora a mediare, a ricucire lo “strappo” del pacchetto renziano. Torna in ballo l’ipotesi del “nome calato dall’alto”, ovvero da Renzi. A inizio settembre il nome che più ricorre sulle labbra dei “bene informati” è quello di Graziano Delrio, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, nonostante il diretto interessato smentisca «categoricamente». “Speranze” che sfumeranno di lì a breve. Il premier in persona, il 7 settembre, avallerà di fatto le primarie con una battuta: «Hanno organizzato un bel casino … ma lo faranno con grande stile». E il peggio deve ancora venire.

La “giornata campale” di queste primarie arriverà solo il 10. In un solo giorno, il Pd apprende e dell’iscrizione nel registro degli indagati dell’inchiesta “spese pazze” sia del deputato che di Bonaccini. È il finimondo: Richetti si ritira – più avanti spiegherà che lo ha fatto «per l’evitare strumentalizzazioni», mentre il “caso emiliano” diventa di interesse nazionale.

Bonaccini, da parte sua, resta in campo, nonostante da più parti gli si chieda “un passo indietro”. Dice di non aver nulla da temere, e chiede l’archiviazione della sua posizione – arrivata l’altroieri. Nonostante tutto, la macchina delle primarie resta in piedi. Renzi chiude definitivamente la questione con un tweet gelido: «I candidati del Pd li scelgono i cittadini con le primarie, non soggetti esterni. In Emilia Romagna vinca il migliore».

A suo modo, un tentativo di “benedire” la sfida tra i candidati rimasti in campo: Bonaccini e Balzani. Da allora – quindi da poco più di due settimane – la campagna per le primarie procede normalmente. C’è, però, il tempo per un ultimo brivido. A qualche giorno di distanza dal cinguettio di Renzi, infatti, Bonaccini viene ricoverato al Policlinico per un forte dolore al torace. Si apprenderà che non è nulla di grave, solo un «malore da stress». L’ennesima conseguenza di questa strana campagna elettorale.

Marcello Radighieri