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“Appalti pubblici: a Finale spartizione clientelare evidente”

FINALE. Nel comune di Finale Emilia “era chiaramente delineato un sistema”, consistente “in una spartizione clientelare degli appalti pubblici, che arrivava a stabilire gli effettivi esecutori delle...


28 febbraio 2018


FINALE. Nel comune di Finale Emilia “era chiaramente delineato un sistema”, consistente “in una spartizione clientelare degli appalti pubblici, che arrivava a stabilire gli effettivi esecutori delle opere aggiudicate anche da enti diversi al comune stesso”. Si legge nelle motivazioni della sentenza d'appello del rito abbreviato del processo Aemilia contro la 'ndrangheta, in cui a settembre del 2017 è stato condannato anche il funzionario comunale Giulio Gerrini. Per lui confermata la pena di due anni e quattro mesi di reclusione decisa in primo grado per il reato di abuso in atti d'ufficio aggravato, e in particolare per aver favorito le ditte dell'imprenditore Augusto Bianchini - e dei suoi familiari - negli appalti pubblici relativi al trasporto di materiale edile e smaltimento rifiuti nei lavori di ricostruzione post sisma 2012.

La difesa di Gerrini ha sostenuto che, proprio a causa del terremoto, “il quadro degli appalti era cambiato”, mentre il dirigente non avrebbe agito come dominus incontrastato, ma concordato le operazioni con sindaco e assessore competente, sotto il controllo del commissario alla ricostruzione, l'allora presidente della Regione Vasco Errani.

Per i giudici della Corte d'Appello di Bologna sono invece “incontroverse” le irregolarità emerse dalle indagini come pure il fatto che il gruppo aziendale dei Bianchini (oggi a processo nel filone principale di Aemilia) era “asservito alle richieste della cosca calabro emiliana, che per il tramite di Michele Nolognino e Giuseppe Giglio puntava sulle potenzialità economiche della regione ed infiltrarsi nel settore edilizio e dei trasporti emiliani, approfittando proprio della ricostruzione post sisma”.



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