CORONAVIRUS. Secondo decesso a Piacenza. I casi saliti a 145 Scuole, la decisione sulla chiusura o riapertura slitta a domani mattina
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SCUOLE LA DECISIONE SLITTA A DOMANI MATTINA
"Attendiamo una decisione del Governo sulla base di una discussione in corso con la più avanzata comunità scientifica e medica E sulla base di quella decisione del Governo ci atterremo. Decisione che cercheremo di prendere di concerto con le altre regioni. Quindi per il momento non c'è alcuna decisione sulla scuola, perchè deve parlare la scienza"
Così il neo assessore regionale alla Salute Raffaele Donini, a proposito della decisione, sin qui non presa, su apertura o riapertura delle scuole in regione. Si attendono quindi le decisioni del Governo che sua volta si muoverà su basi scientifiche.
La Regione Emilia Romagna comunicherà quindi domani mattina la decisione sulla riapertura, o proroga della chiusura delle scuole per un'altra settimana. O per alcuni giorni. La decisione è stata presa nel pomeriggio, nel corso di una riunione alla quale hanno partecipato sindaci e presidenti delle province. E di concerto con il Governo. Tutto viene rimandato al decreto ministeriale, che uscirà dal consiglio dei ministri tra stanotte e domattina.
L'intenzione è di arrivare a una decisione omogenea per tutte le regioni. E' stata contemporaneamente istituita una cabina di regia regionale in convocazione permanente per accelerare le comunicazioni e le decisioni composta dal presidente Stefano Bonaccini, dalla direzione sanitaria regionale, dal coordinamento delle prefetture, dall'anci regionale e dall'upi regionale.
"Dal territorio - ha proseguito Donini - arriva un forte invito ad allentare la tensione. Soprattutto per eventi, musei, cinema, attività pubbliche. Il nostro intento è di risponere a questo invito. Ma come per le scuole dobbiamo fare tutta una serie di valutazioni, per cui ne riparleremo domani".
AGGIORNAMENTI. SECONDO MORTO IN EMILIA ROMAGNA: LOMBARDO MORTO A PIACENZA
Sono 145, in Emilia-Romagna, i casi di positività al Coronavirus aggiornati a oggi pomeriggio alle ore 16. "Con una avvertenza: - precisa la Regione - quando si indicano i dati riferiti alle province, si intende non la provincia di residenza delle persone interessate, ma la provincia nella quale è stata fatta la diagnosi".
In sintesi, 89 sono i casi positivi rilevati a Piacenza, 18 a Modena, 27 a Parma e 9 a Rimini,1 Reggio Emilia e 1 a Ravenna. E passano da 1.224 ai 1.277 i tamponi refertati. Si aggiunge alla lista, purtroppo, un secondo decesso: è un cittadino lombardo, residente in uno dei Comuni del focolaio, ricoverato a Piacenza, di 85 anni.
Anche oggi si conferma che nessuno dei nuovi pazienti è in terapia intensiva (dove rimangono i 6 già comunicati ieri), molti sono asintomatici o presentano sintomi modesti (febbricola e lieve tosse). Si conferma che, complessivamente, oltre la metà delle persone positive – 80 – è in isolamento a casa.
Rispetto a stamattina, quando i casi positivi erano 115, ci sono dunque 30 casi in più, di cui 15 a Piacenza, 11 a Parma e 2 a Rimini, 1 Reggio Emilia e 1 a Ravenna.
Rimane invece invariata la situazione a Modena, con 18 casi.
NUMERO VERDE NUOVI ORARI
Da domani il numero verde 800.033.033 della Regioni per informazioni sanitarie, è attivo con nuovi orari, ossia 7 giorni su 7, dalle 08.30 alle 18. Nella prima giornata di attivazione (martedì 25 febbraio) sono arrivate 12.256 telefonate, mentre mercoledì 26 sono state 3.419, per passare poi alle 1.900 di giovedì e alle 1.027 di venerdì. L’attivazione del numero verde ha consentito di fornire informazioni puntuali ai cittadini e di ridurre la pressione sui Servizi 118 che nei primi giorni dell’emergenza sono stati interessati da un flusso rilevante di telefonate. A questi, come a tutti gli operatori impegnato nell’emergenza va il ringraziamento della Regione.
INDISCREZIONI: VERSO LA PROROGA DELLO STOP ALLE SCUOLE. ANNUNCIO ALLE 19
E' ancora in corso a Bologna la riunione tra presidente di regione, sindaci e presidenti di provincia per decretare o meno un'ulteriore settimana di chiusura delle scuole in Emilia-Romagna. L'orientamento, secondo quanto apprende l'Agi, sarebbe di prolungare lo stop. Si attende un DPCM che domattina il Governo potrebbe prendere per validare scientificamente la scelta di chiusura. E proprio per questo motivo la decisione finale sulla proroga della chiusura potrebbe slittare a domani mattina
AGGIORNAMENTO DELLE 13: ALTRI 18 CONTAGIATI IN EMILIA ROMAGNA, NESSUN NUOVO CASO NEL MODENESE
Sono 115, in Emilia-Romagna, i casi di positività al Coronavirus: 74 a Piacenza, 18 a Modena, 16 a Parma e 7 a Rimini. E passano da 1.033 di ieri a 1.224 i tamponi refertati. Anche oggi si conferma che nessuno dei nuovi pazienti è in terapia intensiva (dove rimangono i 6 comunicati ieri), e la maggior parte si trova in condizioni non gravi; molti sono asintomatici o presentano sintomi modesti (febbricola e lieve tosse). Complessivamente, oltre la metà delle persone positive è in isolamento a casa. Rispetto a ieri pomeriggio, quando i casi positivi erano 97, ci sono dunque 18 casi in più, di cui 11 a Piacenza, 6 a Parma e 1 a Rimini. Rimane invece invariata la situazione a Modena, con 18 casi. Come di consueto, un ulteriore aggiornamento da parte della Regione è previsto nel tardo pomeriggio.
SCUOLE, BONACCINI: DECISIONE NEL POMERIGGIO, CERCHEREMO DI TORNARE GRADUALMENTE ALLA NORMALITA'
«Non lo so, me lo auguro. Cercheremo di prendere il provvedimento migliore possibile nell'interesse della comunità emiliano-romagnola». Lo ha detto, a margine della seduta di insediamento dell'Assemblea legislativa a Bologna, il governatore Stefano Bonaccini rispondendo a una domanda dei cronisti se auspicasse un accordo nazionale sulle scuole per permettere alle Regioni di percorrere tutte la stessa strada. «Quello che è stato deciso questa settimana - ha aggiunto Bonaccini - mi pare sia stato compreso e anche molto apprezzato. Adesso dobbiamo progressivamente tornare ad una vita normale, vediamo quali sono le misure che lo permettono, senza mettere in discussione che la salute viene prima di tutto. Contemporaneamente - ha concluso il governatore - non abbiamo chiuso tutto, nemmeno da lunedì: qui bar e ristoranti non hanno mai fermato le attività».
SCUOLE: OGGI SI DECIDE
Sarà la nuova Giunta, che si insedierà oggi, a prendere le decisioni sulla riapertura o meno di scuole e servizi educativi per l’infanzia. La valutazione della giunta sarà condivisa con la comunità scientifica, le autorità nazionali, le altre Regioni e i Comuni.
«Sono il primo ad auspicare un ritorno verso una maggiore normalità- ha affermato Venturi-, anche per dare un segnale ai cittadini, alle famiglie e ai ragazzi che sono a casa da scuola. Ma si ragionerà sulla base delle valutazioni fatte in modo approfondito con esperti e tecnici». Una cosa, intanto, l’assessore ha voluto chiarire: non c’è alcun bisogno di sanificare le scuole, perchè in Emilia-Romagna non c’è un solo caso positivo proveniente da asilo nido, materne o scuole di ogni ordine e grado.
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Nessun certificato medico sarà necessario per tornare in classe, ad eccezione di malattia superiore ai 5 giorni (lo prevede il decreto del Governo) Come già chiarito ieri, non è necessario alcun certificato medico per il rientro a scuola (di ogni ordine e grado) degli studenti. È necessario, invece, se l’assenza da scuola è dovuta a una malattia di durata superiore a cinque giorni: in questo caso, a stabilirlo è il decreto del presidente del Consiglio dei ministri (23 febbraio 2020, n.6), fino al 15 marzo la riammissione a scuola dovrà avvenire, appunto, dietro presentazione del certificato medico, in deroga alle disposizioni vigenti in Emilia-Romagna dove la certificazione di riammissione scolastica è stata abolita da anni.
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LA SITUAZIONE IN EMILIA ROMAGNA
Restano 97, in Emilia-Romagna, i casi di positività al Coronavirus: 63 a Piacenza, 18 a Modena, 10 a Parma e 6 a Rimini. Questo l'ultimo aggiornamenti diffuso dalla regione nel pomeriggio del 27 febbraio.
Cambia invece il quadro clinico: oltre la metà dei pazienti, 54, sta svolgendo il periodo di isolamento a casa, molti dei quali senza sintomi, e la maggior parte di quelli ricoverati non è grave. I pazienti in terapia intensiva sono 6.
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Resta confermato come, al momento, non vi sia un focolaio autonomo in Emilia-Romagna.
L’assessore alle Politiche per la salute, Sergio Venturi, ha innanzitutto spiegato il motivo dell’incremento dei casi positivi registrati in mattinata rispetto a ieri sera, quando erano 47.
«Un aumento che in gran parte ci aspettavamo - ha detto Venturi - perchè nei giorni scorsi abbiamo spinto molto il piede sull’acceleratore dei tamponi, oltre mille refertati ed eseguiti su persone asintomatiche principalmente a contatto con casi positivi, prima che le indicazioni nazionali stabilissero la necessità di fare il test tampone solo in caso di sintomi manifesti».
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«Il fatto che per oltre la metà dei pazienti l’ambiente di cura sia quello domestico- ha spiegato l’assessore- è da un lato tranquillizzante, dall’altro stiamo procedendo con l’armonizzazione dell’effettuazione dei test alle indicazioni nazionali, per le quali vanno effettuati sulle persone sintomatiche. Pertanto, il contatto asintomatico continuerà ad essere isolato in quarantena per 14 giorni, e gli sarà effettuato il tampone solo in caso di comparsa di sintomi. Mi aspetto dunque che nei prossimi giorni il ritmo dei casi positivi possa diminuire. Nella situazione data, abbiamo diversi elementi da valutare positivamente, a partire dal fatto che nella maggioranza dei casi si guarisca semplicemente stando a casa e assumendo degli antipiretici».
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Alle nuove indicazioni sui tamponi, Venturi ha ricordato che continua ad affiancarsi, sempre sul piano diagnostico, la linea ’aggressivà messa in campo dalla Regione fino ad ora: tutti i pazienti con polmonite in ospedale vengono sottoposti a tac del torace e tampone. E a questo proposito, tra tutte le indagini effettuate, soltanto in un caso - quello di Cattolica (Rm) è stata riscontrata la positività. I nuovi casi Rispetto a ieri pomeriggio, i 50 nuovi casi riguardano prevalentemente Piacenza, dove sono 35; 2 Parma (dove l’origine del contagio rimane Codogno, dove si era recato un pullman di ballerini) e 3 Rimini (questi ultimi tutti correlati al primo paziente di Rimini).
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I DIECI NUOVI CASI NEL MODENESE
10 nuovi casi sono a Modena, sette dei quali riconducibili alla persona che si era recata nel Basso Lodigiano e prima contagiata nel territorio provinciale; gli altri tre riguardano un uomo che ha ricevuto la visita del figlio arrivato dalla Lombardia e due persone sulle quali sono in corso approfondimenti epidemiologici.
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Per quanto riguarda i 6 casi complessivi di Rimini, sono tutti contatti del proprietario del ristorante, dipendenti o avventori; è ancora in corso l’indagine, non solo epidemiologica, per verificare se i clienti che nell’ultimo mese avevano pernottato nella struttura limitrofa fossero provenienti dal Basso Lodigiano.
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COSA FAR IN CASO DI SINTOMI
Per evitare afflussi eccessivi negli ambulatori dei medici di base e dei pediatri di libera scelta, il consiglio è di non presentarsi direttamente ma di contattare preventivamente il medico. E, per i pazienti con la febbre o con sintomi respiratori, rimane valida la raccomandazione di non recarsi negli studi dei medici senza averli contattati prima per telefono. Naturalmente, anche in questo periodo e come sempre, i medici rilasceranno ai propri assistiti certificazioni sul loro stato di salute che attestino i dati anamnestici raccolti e i rilievi clinici constatati o oggettivamente documentati. Quindi i lavoratori che vogliono fruire del congedo per l’assistenza ai figli minori potranno ottenere gratuitamente dal medico, generalmente il pediatra di base, il certificato che attesti unicamente lo stato effettivo di malattia del figlio. Non possono essere chiesti certificati di malattia o di riammissione scolastica se non per i casi in cui lo stato di malattia sia effettivamente intervenuto.
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NUMERO VERDE REGIONALE
Si ricorda anche il numero verde regionale, 800.033.033 (oltre a quelli attivati direttamente dalle Aziende sanitarie e al numero nazionale 1500) per ricevere informazioni e indicazioni sul comportamento da tenere in presenza di sintomi sospetti. Al numero verde regionale 800.033.033 oggi sono arrivate 1.899 chiamate, con una percentuale di risposta del 75,9 %.
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I NUMERI
Al momento in Italia risultano contagiate 650 persone in 12 regioni e in una Provincia autonoma. È quanto emerge dai dati del Comitato Operativo istituito presso la sede della Protezione Civile al fine di assicurare il coordinamento degli interventi delle componenti e delle strutture operative del Servizio Nazionale della protezione civile. Nel dettaglio: i casi accertati di Coronavirus in Lombardia sono 403, 111 in Veneto, 97 in Emilia-Romagna, 19 in Liguria, 4 in Sicilia, 3 nelle Marche, 3 nel Lazio e 3 in Campania, 2 in Piemonte, 2 in Toscana, 1 in Abruzzo, 1 in Puglia e 1 nella Provincia autonoma di Bolzano. I pazienti ricoverati con sintomi sono 248, 56 sono in terapia intensiva, mentre 284 si trovano in isolamento domiciliare. 45 persone sono guarite.
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LA SITUAZIONE IN ITALIA: AUMENTANO MORTI, CONTAGIATI E DIMESSI
Salgono ancora morti e contagiati dal Coronavirus ad una settimana dal primo caso italiano: con le cinque di oggi (tutte in Lombardia) le vittime sono 17. Mentre i positivi al Covid-19 diventano 653. Ma crescono anche i guariti dimessi dagli ospedali (sono 45).
Ed arrivano segnali che indicano voglia di ripresa di una vita normale dopo giorni di quarantena: dalla riapertura del Duomo di Milano ai turisti alla possibile ripresa delle scuole da lunedì in diverse regioni.
Mentre il ministro degli Esteri Luigi Di Maio vuole rassicurare il mondo: «girano tante notizie errate che stanno danneggiando la nostra economia, ma solo lo 0,1% dei Comuni è coinvolto dall'epidemia».
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Proprio la necessità di dare una svolta alla comunicazione è stata stressata dal Governo, dopo giorni segnati dalle notizie sull'escalation del contagio, dalle polemiche con le Regioni e da posizioni divergenti nella comunità scientifica. In mattinata, il premier Giuseppe Conte, prima di andare a Napoli per il vertice con la Francia, ha fatto visita alla sede della Protezione civile dove era riunito il Comitato operativo sull'emergenza.
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Il capo del Dipartimento, Angelo Borrelli, è sceso subito dopo in sala stampa per il consueto punto delle 12 ed è partito subito con la «buona notizia» dei 37 guariti in Lombardia. Walter Ricciardi, il consulente del ministro della Salute Roberto Speranza, aveva in precedenza invitato a considerare come casi positivi solo quelli confermati dall'Istituto superiore di Sanità, «mentre quelli comunicati dalle Regioni devono essere considerati come casi sospetti. Le Regioni hanno l'obbligo morale di seguire le indicazioni centrali altrimenti si genera il panico collettivo».
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Finora, tuttavia, tutti i 282 casi inviati dai laboratori regionali all'Iss sono stati confermati come positivi. In Lombardia 5 i morti di oggi, ultraottantenni che avevano un quadro clinico già delicato. E nella regione in testa per numero di contagiati (403) si registrano anche 40 guariti dimessi. Complessivamente, questi ultimi sono 45 (il 7% dei 650 positivi). Tra le regioni più colpite dal virus seguono poi Veneto (111 contagiati, 2 morti), Emilia Romagna (97 e 1 morto), Liguria (19), Sicilia (4 e 2 guariti), Marche (6), Lazio (tutti e 3 guariti), Campania (3), Toscana e Piemonte (2), Alto Adige, Abruzzo e Puglia (1).
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I ricoverati con sintomi sono 248, 56 sono in terapia intensiva e 284 in isolamento domiciliare. Non sono emerse nuove 'zone rossè. Ricciardi ha parlato di «un focolaio e mezzo» in Italia: «quello originale è nella Bassa Lombardia e poi ce ne è uno più piccolo in Veneto che siamo riusciti a ricondurre al focolaio lombardo». I tamponi somministrati sono stati 12.014 (la metà in Veneto).
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Il sistema dei tamponi, ha riconosciuto il presidente dell'Iss, Silvio Brusaferro, «che forse nei primi giorni ha avuto un impiego eccessivo, anche comprensibile, credo che una volta regolamentato nei prossimi giorni tornerà a regime. Il tampone - ha aggiunto - va fatto solo nei sintomatici. Questo non vuol dire però che i sospetti di contatti stretti non debbano mettersi in quarantena. Le due misure non sono due alternative: faccio il tampone e non mi metto in quarantena».
Sul fronte ordinanze, il Tar ha sospeso quella con cui la Regione Marche aveva disposto la chiusura di scuole, musei e inibito tutte le manifestazioni pubbliche fino al 4 marzo, perchè quando è stato preso il provvedimento non c'erano casi accertati di contagio nella regione. Il Governatore Luca Ceriscioli però non si è arreso e con una nuova ordinanza ha ribadito lo stop alle attività, ma solo fino alle 24 di sabato, «con nuove motivazioni rafforzate» dal fatto che «i casi positivi nelle Marche sono diventati sei». Intanto, si accende anche il faro dell'Antitrust sul business di mascherine (c'è chi li ha commercializzate a 5mila euro) e igienizzanti venduti online, dopo le ispezioni della Guardia di finanza - su disposizione della procura di Milano - ad Amazon ed e-Bay. L'Authority ha inviato una richiesta di informazioni ed alle principali piattaforme di vendita e ad altri siti di vendita on line in riferimento alle modalità di commercializzazione di questi prodotti. I chiarimenti dovranno arrivare entro tre giorni.
SOSPESE RATE MUTUI COMUNI SISMA 2012 E CENTRO ITALIA
«È stato nuovamente sospeso il pagamento delle rate dei mutui degli enti locali colpiti, negli anni passati, da eventi sismici». È quanto si legge in una nota di Cdp che illustra anche le misure adottate per aiutare enti locali e imprese colpite dall'emergenza Coronavirus. «Il differimento delle rate dei mutui per gli enti locali» riguarda «le aree colpite dai terremoti del 2012 in Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia, e del 2016 e 2017 Lazio, Abruzzo, Marche e Umbria». Per il sisma dell' Emilia «la misura permette di differire al periodo 2021-2030 le rate dei prestiti - in scadenza nel 2020 - degli enti locali di Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto colpiti» dal terremoto. «Il provvedimento riguarda circa 2300 prestiti il cui debito residuo è pari a circa 180 milioni di euro per 88 enti locali. Sulla base delle misure adottate dalla Cassa Depositi e Prestiti dal 2012 al 2019, risultano attualmente differite rate per un ammontare complessivo di 231 milioni di euro relative a 107 enti locali». «L'operazione - si legge ancora nella nota - si estende inoltre agli enti locali colpiti dagli eventi sismici degli anni 2016 e 2017 delle regioni Lazio, Abruzzo, Marche e Umbria. In questo caso sarà differito il pagamento delle rate relative agli anni 2020 e 2021, al terzo e quarto anno successivi alla scadenza del piano di ammortamento originario di ciascun prestito. La misura riguarda un totale di 5800 prestiti con un debito residuo di 550 milioni di euro per 145 enti locali. Cdp ha già posticipato dal 2016 al 2019 il pagamento delle rate dei mutui concessi a 142 enti locali colpiti dal Sisma del Centro Italia per un ammontare complessivo differito pari a circa 171 milioni di euro».

