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White list, l’ombra dei Servizi segreti La società Safi e quei contatti in prefettura

Il luogotenente D’Agostino svela i legami tra il gruppo che tanto si era prodigato per F.lli Baraldi, Bianchini e aziende escluse


05 novembre 2021 Francesco Dondi


Francesco Dondi

In prefettura era un “tutti contro tutti” ma tutti erano contro il prefetto Michele Di Bari. È uno dei passaggi più inquietanti fatti dal luogotenente Emidio D’Agostino nella seconda giornata di testimonianza nel processo sulle white list prefettizie. Il carabiniere è arrivato a tratteggiare il clima della prefettura partendo dalla Safi, società sempre rimasta ai margini della narrazione dell’inchiesta ma che tanto si era prodigata per far riammettere le società escluse dalla white list: la F.lli Baraldi pagò 50mila euro, la Bianchini Costruzioni poco meno della metà. Ma la Safi, che faceva capo a Ilaria Colzi e Alessandro Tufo, ma vedeva coinvolto anche Giuliano Michelucci, ha subito nel tempo vari cambiamenti amministrativi nei quali entrò addirittura una peruviana di mestiere donna delle pulizie. Anomalo per chi si presentava come in grado di ribaltare i pareri ostativi del gruppo Interforze, ma tant’è.

D’Agostino ha più volte proposto la Safi come una realtà borderline, al limite tra il mondo dei Servizi segreti e la millanteria. A offrire uno spaccato interessante è soprattutto il sequestro e l’analisi del computer di Alessandro Tufo, avvenuto nella loro sede operativa di via Canaletto Sud. E nei documenti ritrovati emergono numerosi appunti inquietanti. C’è infatti una lettera, inviata da tal Ecol3, in cui emerge la proposta di collaborazione di Safi con le Agenzie italiane e il Copasir oppure gli approfondimenti richiesti su un ex agente del Kgb. Ma ci sono anche varie annotazioni dalle quali compare invece ciò che più interessa nell’ambito del processo: le entrature della società in prefettura. Il collegamento principale sarebbe quello con Daniele Lambertucci (“il contatto”). Colzi avrebbe dovuto ricevere informazioni su aziende con “problematiche risolvibili” per le white list e “con le quali dovremmo entrare in contatto per risolvere i problemi prima di essere escluse dalla white list”. Tra le aziende segnalate c’erano, oltre a F.lli Baraldi e Bianchini, anche la Co.Ge, Martino Costruzioni e Lami. Mentre viene annotato anche un interpello dell’Arcidiocesi di Carpi per la situazione della Cmb – con interessamento del vice prefetto Mario Ventura, “amicissimo di Giovanardi” – a cui avrebbe voluto affidare lavori molto importanti.

Colzi era comunque persona nota negli uffici della prefettura tanto che racconta come alcuni funzionari cambiassero strada per non incontrarla. E proprio dietro quell’alone di mistero la Safi ha continuato ad operare anche se i millantati risultati, quantomeno per la Bianchini Costruzioni, non sono stati così entusiasmanti.

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