Gazzetta di Modena

Modena

Il caso

«Meno dehors? Significa tagliare le gambe al centro storico»

di Alice Tintorri
«Meno dehors? Significa tagliare le gambe al centro storico»

I gestori preoccupati dalla stretta dell’assessore Zanca

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MODENA. Sono le 10 di giovedì e le strade di Modena cominciano a riempirsi, lentamente, della loro gente. C’è chi legge il giornale, bevendo un caffè sulle sedie della caffetteria Giusti, sotto i portici di via Farini, chi scambia qualche parola con un collega o un amico ai tavoli del Caffè del Collegio: gli stessi bar che frequenta da sempre e che, nonostante il tempo, sembrano non cambiare mai. È una giornata ordinaria e perfetta, scandita dal viavai dei modenesi che, seduti ai tavoli dei bar affacciati sulle vie del centro storico, si sentono a casa. Eppure, la presenza di tutti quegli spazi esterni, goduti da cittadini e visitatori e “assolutamente necessari” per chi ha un’attività nel cuore di Modena, non è per nulla scontata. Risalgono a mercoledì le dichiarazioni dell’assessore alla promozione economica e attrattività, Paolo Zanca, in merito alla regolamentazione dei dehors. Dopo un’accurata mappatura e una serie di controlli, di 164 dehors presenti in centro, è emerso che soltanto 10 sono i regolari, 50 gli interamente abusivi e la restante parte parzialmente non in regola rispetto alla normativa.

«È stata avviata un’opera di sensibilizzazione, anche attraverso il coinvolgimento della polizia locale. Si è poi proceduto per 33 realtà irregolari all’invio di una lettera di diffida per la rimozione delle strutture abusive. Per chi non risponde, ci saranno conseguenze», ha dichiarato l’assessore Zanca, nell’ambito della conferenza a tema rilancio del commercio, dei servizi e dell’attrattività del centro. Con le modalità previste dall’Amministrazione comunale per rivitalizzare la città, però, non sono d’accordo i proprietari delle stesse attività economiche, che, almeno in linea teorica, dovrebbero trarne vantaggio.

«Per chi ha un locale in centro disporre di spazi esterni, soprattutto durante la bella stagione, è fondamentale. Qui l’area interna delle attività molto spesso è ristretta, non c’è spazio a sufficienza. Reinserire delle limitazioni per quanto riguarda i dehors, soprattutto dopo averle eliminate durante il periodo covid, significa, senza troppi giri di parole, tagliare le gambe a chi nel centro di Modena lavora da sempre», ha risposto con sicurezza Monica Nicolini, della Caffetteria drogheria Giusti in via Farini. Della stessa idea anche Daniele Farè, gestore del Caffè del Collegio, in via San Carlo: «Dopo i controlli abbiamo dovuto rimuovere alcuni tavoli e sistemare la pavimentazione. Ci hanno chiesto di adeguarci per essere in regola e lo abbiamo fatto, nonostante con la pandemia molte cose che ora vengono messe in discussione fossero concesse. L’idea di allestire spazi a sedere lungo le vie del centro dovrebbe essere incoraggiata, non ostacolata in ogni modo. Il dehor è una parte essenziale del centro di Modena: rende viva la città, fa piacere ai clienti e migliora la situazione delle attività come la nostra».

I commercianti sono d’accordo: senza dehors, i locali si spengono e la città si svuota. Tra le preoccupazioni di chi ha un’attività commerciale in centro storico, si aggiunge quindi quella dello spazio esterno, ritenuto essenziale e vissuto quotidianamente da una clientela affezionata, che insieme al caffè e al giornale, ogni mattina consuma con lo sguardo le strade della città che conosce a memoria, seduto al tavolo sotto i portici del solito bar. l
 

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