Barilla celebra “Pasticcino”: il ristoratore modenese protagonista del nuovo spot presentato nel Gp di Monza
La storia di Luigi Montanini, titolare del locale a Castelnuovo chiamato con il suo soprannome, è raccontata nella nuova campagna pubblicitaria globale del colosso della pasta: fu il primo cuoco della Formula 1. In occasione del lancio anche un pranzo cucinato dallo chef Massimo Bottura
CASTELNUOVO. “Pasticcino”, al secolo Luigi Montanini, è un punto di riferimento – con il suo locale di Castelnuovo Rangone – nel mondo della ristorazione modenese. E da alcuni giorni Luigi, anzi “Pasticcino”, è a tutti gli effetti “testimonial” della Barilla.
Lo spot lanciato prima del Gp di Monza
Il colosso della pasta ha infatti raccontato la sua storia in uno spot pubblicitario. Ha ricordato di quando negli anni ’70 per puro caso si ritrovò a cucinare per il mondo della Formula 1. Con due fornelli, una manciata di pentole e una confezione di pasta, appunto Barilla come si vede nello spot, Pasticcino creò qualcosa di più grande del cibo stesso. Il cuoco modenese diede vita a momenti di calma, calore e unione. In un mondo definito dalla rivalità, quei momenti portarono il sapore della famiglia. Questa storia vera è il cuore della nuova campagna globale di Barilla, “Come in Famiglia”. Per il lancio della nuova campagna Barilla ha organizzato a Monza, in occasione del Gp di Formula 1 di domenica 7 settembre, un pranzo unico: una tavola di leggende della Formula 1 che ha potuto godere insieme di un piatto di spaghetti Barilla cucinato da Massimo Bottura, lo chef pluristellato modenese. Presenti “alla tavola della Formula 1” gli ex piloti Nico Rosberg, Jacky Stewart, Giancarlo Fisichella, Vitantonio Liuzzi e Jacky Ickx.
La storia di Pasticcino in Formula 1
Catapultato nel mondo dei Gran Premi nel 1979 senza parlare una parola di inglese o di spagnolo, “Pasticcino” ha improvvisato. Cucinava per chiunque avesse fame e bisogno di compagnia, usando quello che aveva e servendolo dove poteva. Alcuni pasti venivano consumati sui cofani delle auto, altri su sedie pieghevoli, ma non importava. Era la ricetta italiana per condividere quel senso di famiglia: pochi e semplici ingredienti, cucinati con cura e condivisi senza clamore. La sua storia è più di un bell’aneddoto: è un capitolo poco conosciuto della storia culturale italiana, dove due icone nazionali, la pasta e la Formula 1, si incrociano nel modo più umano. «Venivano da me come se stessero arrivando a casa della madre. Si sedevano. Per un po’, la pista, la rivalità, la competizione, tutto era scomparso. E tutto ciò che contava era un piatto di pasta e le risate di un momento condiviso», dice il ristoratore di Castelnuovo. Agli albori della Formula 1, non esisteva la tradizione dell’hospitality. Solo asfalto, tensione e qualche panino freddo. Finché “Pasticcino” non iniziò a servire piatti di pasta calda sui cofani delle auto e sui tavoli pieghevoli, dando da mangiare a tutti, dai meccanici alle leggende della pista. Meccanici, ingegneri, persino piloti: venivano tutti. Non solo per il cibo, ma anche per le sensazioni. Tra una gara e l'altra, si sedevano, parlavano e ridevano. Per qualche minuto la competizione era svanita. Rimaneva qualcosa di profondamente umano: la vicinanza.
L’omaggio di Barilla
«La Formula 1 – ha affermato Paolo Barilla, vicepresidente del Gruppo Barilla ed ex pilota di F1 - è sempre stata un mondo di rivalità e competizione. Ma al di là di questo, c'è spazio per l'amicizia. Piloti, meccanici, ingegneri si sedevano e condividevano un pasto».
«In Barilla – ha spiegato Ilaria Lodigiani, chief category and marketing officer di Barilla – abbiamo sempre creduto che la pasta sia molto più che cibo: è un modo per creare vicinanza, ovunque ci si trovi. Abbiamo scelto di aprire la nostra nuova campagna con la storia di “Pasticcino” non solo perché è un aneddoto affascinante, ma perché è una parte vera dell’italianità».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
