Tortellino protagonista alla Cena di Natale su Rai 1: la sfida tra Nek e Morandi, il piatto di Bottura e Cannavacciuolo
Cucina italiana patrimonio Unesco celebrata nella trasmissione di Antonella Clerici con vip e cuochi stellati
MODENA. È una storia vecchia come il mondo che, puntuale come il brodo a Natale, torna al centro dell’attenzione nazionale, quella del tortellino. Ed è spuntata ancora la sera del 23 dicembre su Rai 1, durante “Cena di Natale – La festa della cucina italiana”, condotta da Antonella Clerici: una puntata nata per celebrare il riconoscimento Unesco della cucina italiana e finita, inevitabilmente, a riaccendere il derby più caldo dell’Emilia.
Tortellino: Bologna o Modena?
Sul palco, tra canzoni, sorrisi e spirito delle feste, la miccia l’hanno accesa Gianni Morandi, bolognese fiero, e Nek, sassolese doc: Bologna o Modena? Chi è davvero la proprietaria del tortellino? Così è iniziato tutto. Il siparietto è leggero ma la materia è sacra, perché qui non si parla solo di pasta ripiena, ma di identità, campanilismo e memoria. Soprattutto a Natale. Ma poi sono arrivati i cuochi sul set, e la storia ha preso un’altra piega. Ai fornelli compaiono Massimo Bottura e Antonino Cannavacciuolo, che cucinano insieme un piatto simbolo: tortellini del Tortellante in crema di Parmigiano Reggiano, serviti in un fondo di zuppa con il quinto quarto, ancor più spinto dal tocco finale del tartufo nero; ribattezzati da Bottura, Locatelli e Cannavacciuolo anche come “tortellini spaziali”, perché uniscono il sapore dell’Emilia a quello del meridione, con qualche cenno britannico.
Nek sfida Morandi, Cannavacciuolo arbitro
Ed è proprio il napoletano Cannavacciuolo, chiamato a fare da arbitro, a mettere ordine: «Tra Bologna e Modena c’è Castelfranco, ed è lì che nasce il tortellino». Bottura annuisce, dà ragione, ritorna sul tema della «cucina italiana patrimonio dell’Unesco», e la televisione generalista, per una volta, fa scuola di geografia gastronomica. La Clerici rilancia e Bottura racconta la leggenda fondativa, quella vera, che profuma di locanda e di peccato veniale: l’oste che sbircia dalla serratura e vede l’ombelico di Venere, tanto perfetto da volerlo imitare con la pasta. Da lì nasce il tortellino, piccolo, chiuso, sensuale quanto basta per diventare eterno.
Lo show di Bottura
E Bottura chiude con parole che vanno oltre la sfida, e che parlano alla sua Emilia, sì, ma anche all'Italia intera: «Veniamo da giorni caldi: quelli del riconoscimento Unesco. Sappiate che non è un premio al cibo, ma al rito della cucina. Avremo turisti, allievi, curiosi, con l'anno nuovo. Tutti pronti per provare questo nostro amore. Adesso prendiamocene cura». Cannavacciuolo concorda, mestolo alla mano, e la pace è servita. Perché il tortellino, alla fine, divide solo per il piacere di riunire tutti attorno a un piatto. E se persino in prima serata, a Natale, riesce a far discutere e sorridere lo Stivale intero, vuol dire che è ancora vivo, quel piacere. Come le grandi storie. E come i veri classici modenesi.
