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Resti di Daniela, il proprietario della torre di Vitriola: «Non demolitela: si può cercare senza distruggere»

di Daniele Montanari
Resti di Daniela, il proprietario della torre di Vitriola: «Non demolitela: si può cercare senza distruggere»

Appello in vista delle ispezioni per Ruggi

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MONTEFIORINO. Dai primi riscontri, in base alle sue condizioni pericolanti, pare che la Torre di Pignone debba essere abbattuta per permettere le ricerche interne e capire se lì dentro c’è anche il resto dello scheletro di Daniela Ruggi.

Ma il proprietario della torre non è assolutamente d’accordo di vedere distrutto un bene storico del 1200 di significativa importanza per il territorio. È infatti una torre di avvistamento di epoca matildica che se distrutta non può essere più ricostruita fedelmente, a meno di non fare un intervento sofisticato con cifre da capogiro. Che peraltro non sarebbe comunque fattibile prima di effettuare un accurato rilievo 3D su tutta la struttura. Un bene non tutelato dalla Soprintendenza, ma che ha il vincolo comunale del restauro scientifico.

La “torre del mistero” è un bene di proprietà privata della famiglia Zecchini. Che ovviamente capisce le esigenze d’indagine, e le condivide. Ma chiede di valutare bene le modalità d’intervento.

Il proprietario

«Sabato durante il sopralluogo, a cui ero presente, mi hanno detto che la torre è pericolante e quindi da demolire per ragioni di sicurezza, per riuscire a esaminare l’interno – sottolinea il proprietario Alessandro Zecchini – una demolizione che avverrebbe sostanzialmente “tirando” i muri verso l’esterno, per non fare cadere altre macerie all’interno.

Io capisco benissimo le necessità d’indagine, e la necessità di verificare se c’è qualcosa sotto le macerie. Ma se c’è la possibilità di farlo salvaguardando un bene storico, io penso che vada fatto. Io sono un geometra e ho una ditta edile, so che i sistemi per farlo ci sono».

La riflessione

«L’abbiamo visto in tanti casi nella Bassa dopo il terremoto: le strutture pericolanti si possono mettere in sicurezza in vista del ripristino, i sistemi ci sono. Un ingegnere strutturista può essere senz’altro in grado di dare indicazioni sulle modalità d’intervento più idonee: fasciature, tiranti... Il mezzo metro di muratura pericolante sotto il tetto capisco che vada rimosso, sì. Ma il resto credo proprio che possa essere preservato, con un intervento studiato bene. E poi una volta finita questa storia, rifaccio il tetto».

Un intervento così ha sicuramente dei costi maggiori che una demolizione semplice. Però anche la storicità del bene è un valore. La domanda di fondo è: le esigenze d’indagine possono essere tali da costringere il privato ad accettare l’intervento più distruttivo, e irreparabile? Il danno poi sarà risarcito?

«A me dispiacerebbe moltissimo se la torre venisse abbattuta – sottolinea Zecchini – avevo guardato come rifare il tetto in passato, poi ho avuto degli imprevisti e non ho potuto procedere. E non abitando in zona non ho potuto vedere il rapido avanzare del degrado. Ma l’intenzione è sempre stata quella di preservare quella torre: è menzionata in testi molto antichi, ha l’età della Rocca e credo sia cara anche a tanta gente di Vitriola e Montefiorino, e non solo. Se viene buttata giù, non verrà mai più ricostruita».

L'appello

«Io capisco le esigenze d’indagine – ribadisce Zecchini – faccio invece fatica a capire il carattere di somma urgenza dell’intervento sulla torre. Io penso che prima di fare qualcosa di irreparabile, ci si debba pensare bene. Se davvero ci sono i resti di Daniela lì sotto, sono lì da 16 mesi... E le condizioni attuali fanno sì che nessuno possa andare a prelevarli, con quello che vi è caduto sopra. Per questo dico: valutiamo un attimo come procedere, se c’è una soluzione per salvare un bene che ha 800 anni di storia, adottiamola. Non è il valore economico del bene che mi preme, è quello storico. Per il territorio. Se c’è bisogno, posso mettere a disposizione i mezzi della ditta, posso dare il mio contributo. Ma evitiamo di fare disastri per la fretta».