Le tasse sul risarcimento per il femminicidio deve pagarle il marito assassino: la famiglia di Giulia Galiotto vince la sua battaglia
Giovanna Ferrari, madre della vittima, aveva raccontato la vicenda delle cartelle esattoriali inviate dall’Agenzia delle Entrate: «Sembrava un risultato impossibile da raggiungere, ma ce l’abbiamo fatta grazie a un potentissimo lavoro di squadra. E questo caso è stato inserito anche nella legge»
SASSUOLO. «Dopo l’eco che ha ricevuto la nostra storia non dovremo pagare le tasse sul risarcimento per il femminicidio di mia figlia, Giulia Galiotto. Inoltre, è stato inserito un articolo nella legge sul femminicidio che stabilisce come queste somme siano a carico di ha commesso il reato. Sembrava impossibile raggiungere questo risultato, ma ce l’abbiamo fatta grazie a un potentissimo lavoro di squadra». Parla con tutto il cuore Giovanna Ferrari, madre di Giulia Galiotto. La ragazza sassolese venne uccisa l’11 febbraio 2009, 17 anni fa, dal marito Marco Manzini a San Michele. Manzini telefonò alla moglie con una scusa: le fece credere di doverle mostrare qualcosa e la colpì nove volte alla testa con una pietra. Dopo il femminicidio, gettò il corpo della moglie nel Secchia per inscenarne il suicidio. E avvisò la famiglia, fingendosi preoccupato.
La beffa
Nel 2022 Manzini ottiene la semilibertà e tramite i propri legali scrive ai genitori di Giulia “offrendo” 50 euro al mese per una mediazione. Condizione che la famiglia di Giulia respinge con forza: ha diritto per sentenza a un risarcimento pari a un milione e 200mila euro. Manzini ha terminato completamente la sua pena a fine luglio del 2024. E un anno fa alla famiglia Giovanna, Giuliano ed Elena Galiotto - madre, padre e sorella di Giulia - dopo aver affrontato una battaglia pesantissima subiscono anche la beffa di vedersi recapitare dall’Agenzia delle Entrate una cartella esattoriale di oltre 6mila euro come tasse sul risarcimento per il femminicidio di Giulia. «Dopo aver presentato il pignoramento di un quinto dello stipendio avevamo ricevuto una cartella esattoriale con la tassazione sull’intera cifra precettata, stabilita dalla sentenza - racconta Giovanna - Si trattava di più di 6mila euro di tasse. In precedenza avevamo già pagato una tassazione sulla provvisionale per un precedente pignoramento del Tfr. Abbiamo deciso di fare ricorso, non era giusto. In appello era stato bloccato tutto». Poi il caso è divenuto noto a livello nazionale. «L’opinione pubblica è stata profondamente colpita - continua Giovanna - È un’ingiustizia feroce. Per ogni nuovo pignoramento la tassazione si ripropone sulla stessa cifra, quella totale, non sulla somma da avere». Nel frattempo, è emerso come Manzini abbia ripreso a lavorare. «Questo ci ha messi nelle condizioni di pignorare il nuovo stipendio - prosegue Giovanna - La sentenza sul pignoramento era attesa il 10 dicembre. Nel frattempo, a fine novembre, è stata approvata la legge sul femminicidio (181/2025). E l’Agenzia delle Entrate si era esposta in modo attento nei nostri confronti. Entro la fine del 2025 è stato accettato il nostro ricorso contro il pagamento delle tasse sul risarcimento: non abbiamo, quindi, pagato quella cartella esattoriale».
La svolta
Il 7 gennaio scorso, il giudice dell’esecuzione immobiliare ha fissato l’udienza per il pignoramento, con la nuova legge già entrata in vigore. «La legge prevede il regime della prenotazione a debito per la tassazione dei risarcimenti da sentenze penali per omicidio o femminicidio. Non è che non venga tassata la somma, ma non deve gravare sulla famiglia della vittima che riceve la cifra». La tassazione ricade dunque su chi ha commesso il reato. «Bisogna fare conoscere queste cose: dall’Agenzia delle Entrate, nelle settimane scorse, è partita in automatico una cartella esattoriale - aggiunge Giovanna - Elena si è vista notificare sulla Pec un’imposta anche superiore dello scorso anno, di circa 6.400 euro. Se tutto fosse andato avanti come prima adesso dovremmo pagare questi soldi, ma ormai abbiamo imparato a girare le cartelle al nostro avvocato, il quale ha fatto presente all’Agenzia delle Entrate cos’è successo e abbiamo potuto verificare come sia partito un automatismo. Non è finita: sono arrivate due cartelle esattoriali identiche a me e mio marito, ancora non abbiamo la risposta certa dall’Agenzia delle Entrare ma suppongo che verranno annullate». «Siamo soddisfatti: i risultati ottenuti sono frutto del clamore ottenuto - conclude Giovanna Ferrari -. Non è stato facile, ma desideriamo parlare di quello che ci è accaduto e farlo conoscere perché la gente deve possedere tutti gli strumenti per muoversi in questi casi».
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