Amo, il buco sale a 582mila euro: gli ex amministratori accettano di pagarne una parte, gli ex direttori no
Gli ulteriori 67mila euro rispetto ai 448.157 già individuati sono emersi alla luce di indagini più estese svolte anche in sinergia con la Guardia di Finanza: il maxi-ammanco è stato generato dall’ex dipendente licenziata. Reggianini e Burzacchini si sono accordati per saldare una somma
MODENA. È salito 582mila euro il buco generato nelle casse di Amo – l’Agenzia l’Agenzia di Mobilità di Modena – dalla ex dipendente licenziata dopo la scoperta dell’ammanco. Gli ulteriori 67mila euro rispetto ai 448.157 già individuati sono emersi alla luce di indagini più estese svolte anche in sinergia con la Guardia di Finanza e sono stati inseriti in un’integrazione di denuncia depositata a gennaio in Procura da Amo, parte lesa della vicenda.
L’assemblea dei soci
Nel ricordare che proseguono le indagini penali, a seguito delle denunce sporte dalla società presso l’Autorità giudiziaria inizialmente proprio grazie all’ex amministratire Stefano Reggianini, e nell’ambito delle quali risulta indagata l’ex dipendente per peculato, Bosi ha illustrato ai soci le strade da intraprendere in sede civile, per rientrare delle somme pubbliche distratte. «L’obiettivo resta sempre il recupero integrale delle risorse sottratte illecitamente all’Agenzia tra il 2018 al 2025, attraverso tutti gli strumenti messi a disposizione dal legislatore», ha ribadito nell’ambito dell’assemblea dei soci, riunita nella sede della Provincia per deliberare, nel primo punto all’ordine del giorno, l’esperimento di un’azione sociale di responsabilità nei confronti di chi ricopriva ruoli apicali negli anni oggetto di movimenti non coerenti con l’attività sociale di Amo. Presenti 26 Comuni soci e la Provincia per un totale dell’97,45% delle quote.
L’iter giudiziario e le azioni
Dopo aver ottenuto dal Tribunale (all’esito dell’udienza tenuta lo scorso 27 novembre) la provvisoria esecutività del Decreto ingiuntivo a carico dell’ex dipendente per 448.157 euro, a cui è seguito recentemente il pignoramento dei beni mobili, si è proceduto a dicembre a recepire il parere legale per valutare i presupposti di azione di responsabilità sociale, da sottoporre ai soci. Quel documento, nel definire perimetri di responsabilità civile legati ai ruoli ricoperti, ai poteri conferiti dallo statuto della società e agli obblighi di controllo assegnati, dopo le verifiche di tutte le operazioni anomale riscontrate, ha confermato l’esistenza dei presupposti per esercitare l’azione di responsabilità sociale e quantificato le somme ascrivibili direttamente a ciascuna funzione ricoperta. Lo stesso documento è stato quindi alla base dell’invio delle lettere di messa in mora ai soggetti interessati, alle quali i destinatari hanno scelto di rispondere diversamente. Gli ex amministratori, pur ribadendo la propria estraneità rispetto a qualsiasi sottrazione o appropriazione di somme o strumenti finanziari dell’Ente, hanno deciso per senso e coscienza civica ed istituzionale, e in subordine per evitare gli oneri del contenzioso, di farsi carico delle somme a loro riferibili non per specifici comportamenti, ma per le funzioni amministrative ricoperte. Si è dunque ipotizzato, con Stefano Reggianini ed Andrea Burzacchini, amministratori unici dell’Agenzia per la Mobilità negli anni dal 2018 al 2025, di seguire un percorso che preveda un accordo per lo spontaneo pagamento della somma individuata, seppur unicamente per volontà di conciliazione e senza attribuzione né riconoscimento di alcuna colpa. Di contro gli ex direttori non hanno scelto di intraprendere la stessa strada lasciando ad Amo, come unica alternativa per il recupero delle risorse ricondotte al perimetro delle loro deleghe, la procedura giudiziaria, con l’esercizio dell’azione di responsabilità oggi deliberata dall’assemblea dei soci.
Il commento dell’amministratore
«La scelta di rispondere positivamente alle richieste di Amo da parte degli ex amministratori, vittime essi stessi di quanto accaduto, è uno straordinario esempio di senso civico derivante anche dallo svolgimento dell’attività professionale esercitata – ha commentato Bosi – che consente alla società di evitare due ulteriori cause civili e allo stesso tempo di rientrare in tempi brevi di una parte non trascurabile del danno economico subito». Tutti i soggetti apicali destinatari di richieste di indennizzo in sede civile per i fatti accaduti potranno a loro volta rivalersi sul responsabile che verrà individuato in sede penale, all’esito del procedimento instaurato a seguito della denuncia da parte di Amo. Infine, nell’ambito dell’assemblea sono stati anche illustrati gli ulteriori passi compiuti per la riorganizzazione della Società all’insegna della legalità e della Trasparenza: l’Implementazione del Modello 231 e l’adozione del nuovo Piano anticorruzione e trasparenza 2026-2028.
