Andrea e Mattia, due giovani dell’Appennino e un’idea vincente: la loro “Tagliatelleria” raddoppia
Tebaldi e Ruocco, 22enni di Pavullo, sbarcano in via Marx a Carpi 4 mesi dopo l’apertura in strada Barchetta a Modena, nel quartiere Maddonina: «Prezzi speciali, all you can eat e 15 sughi da gustare. Così abbiamo “rubato” i segreti alle nonne»
MODENA. C’è chi giura che si mangi davvero bene solo salendo di quota: lì, tra boschi, materie prime e trattorie dove il tempo sembra essersi fermato. E allora, se l’Appennino resta lassù, qualcuno ha deciso di portarlo giù, in città. Con un’idea semplice e furba: prendere la tagliatella, quella vera, che sa di domenica, e farla diventare un’esperienza senza limiti. È successo a Modena, in strada Barchetta, quartiere Madonnina, dove da appena quattro mesi ha aperto “La Tagliatelleria”. E succederà presto anche a Carpi, in via Karl Marx 97, dove il progetto raddoppierà subito dopo Pasqua. Un format giovane, giovanissimo, come i suoi fondatori: Andrea Tebaldi e Mattia Ruocco, 22 anni ciascuno, di Pavullo. L’idea? Un all you can eat di pasta fresca fatta in casa, quindici sughi che attraversano l’Italia e un obiettivo chiaro: uscire dal locale più pieni di quando si va a mangiare a casa dalla nonna.
Tebaldi, Ruocco, “La Tagliatelleria” apre il 10 novembre 2025 a Modena. Dopo 4 mesi siete già pronti a raddoppiare a Carpi.
«Sì, è stato tutto molto veloce. Modena è stato il primo banco di prova, e i numeri ci hanno dato fiducia. A Carpi apriremo subito dopo Pasqua: abbiamo visto che c’era un seguito forte di carpigiani, che però non riusciva mai fisicamente a trovarci: ci sembrava il passo giusto».
Perchè il vostro progetto funziona?
«Venire dalla montagna aiuta: le persone si aspettano quella spinta in più sul prodotto. Poi però quello che portiamo non è solo “tradizione” in senso stretto. La tagliatella sì, è il simbolo. Ma l’idea è quella della nonna, della famiglia, dell’ambiente».
Anche il format è particolare: all you can eat di pasta fresca. Come funziona?
«Il cliente può ordinare porzioni illimitate di tagliatelle con diversi condimenti. A pranzo in settimana siamo sui 9,90 euro, nel weekend 14,90; la sera 17,90, bevande escluse».
Avete aperto al posto di un ristorante storico, “La Barchetta”. Complicato?
«L’unica difficoltà che incontriamo è avere a che fare con gente che continuamente entra e chiede se facciamo la pizza (ridono, ndr)».
Perché proprio solo tagliatelle?
«Perché è un prodotto identitario e fortissimo per l’Emilia Romagna e per l’Italia. E perché richiama subito quell’idea di abbondanza: mangiare come dalla nonna finché non sei distrutto. Solo che al posto della nonna ci sono i nostri camerieri che continuano a portarti piatti».
Voi siete giovanissimi. E anche il vostro staff.
«Sì, massimo 24 anni. Siamo una quindicina di ragazzi. Volevamo un ambiente dinamico, veloce, che ci rispecchiasse».
Domanda inevitabile: ma voi due soci le sapete fare davvero, le tagliatelle? Oppure lasciate la responsabilità a chi sta in cucina?
«Eccome. A volte stiamo anche quattro ore di fila a farle con i ragazzi in cucina. La ricetta è familiare… aggiungiamo giusto il germe di grano, come facevano i bisnonni. Speriamo che leggendo le nonne non si arrabbino (ridono, ndr)».
Obiettivi futuri?
«Il format è pensato per crescere. Vogliamo restare in Emilia-Romagna e poi guardare all’estero. A settembre puntiamo alla terza apertura: stiamo valutando Modena Est o Reggio».
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