Gazzetta di Modena

Modena
Il caso

Parrocchia di San Benedetto Abate: i due preti “abusivi” devono andarsene

di Stefania Piscitello

	La chiesa di San Benedetto
La chiesa di San Benedetto

È arrivata la sentenza che mette un punto alla vicenda: gli spazi sono della chiesa, don Gianni Braglia e don Dariusz Mikoda non possono restare

3 MINUTI DI LETTURA





MODENA. Dovranno lasciare gli spazi che occupano da anni, mentre il nuovo parroco continua a vivere in ambienti ridotti ricavati all’interno della struttura. La sentenza di primo grado del tribunale di Modena mette un punto nella vicenda dei due ex parroci di San Benedetto Abate, don Giovanni Braglia e don Dariusz Mikoda, respingendo il loro ricorso contro la parrocchia. Il provvedimento, depositato a metà marzo, conferma quanto già deciso nelle fasi precedenti del procedimento: i due sacerdoti non hanno titolo per restare nei locali, che comprendono anche la cosiddetta “Casa di Betania”, il complesso situato accanto alla chiesa e utilizzato negli anni anche per attività di accoglienza.

L’inizio di tutto

Tutto nasce dal decreto del vescovo del settembre 2022, con cui era stato loro imposto di lasciare gli spazi parrocchiali dopo la rimozione dall’incarico, maturata anche a seguito di criticità nella gestione economica della parrocchia e di un passivo di bilancio rilevante. Una decisione che i due ex parroci avevano contestato sostenendo di avere un diritto a rimanere, anche in virtù del fatto che quell’edificio – a loro dire – sarebbe stato realizzato con risorse proprie e destinato ad attività autonome rispetto alla parrocchia. Il Tribunale ha però ricostruito diversamente la vicenda. Dalla documentazione esaminata è emerso che l’immobile è stato costruito su terreno della parrocchia, con lavori commissionati e pagati dall’ente ecclesiastico, anche attraverso contributi e finanziamenti. Inoltre, le attività svolte all’interno della struttura risultano inserite nel tempo tra quelle parrocchiali. Elementi che hanno portato il giudice a escludere che i due sacerdoti abbiano esercitato un possesso autonomo dell’immobile. Di conseguenza è stata respinta la richiesta di poter continuare a utilizzarlo come abitazione e sede delle loro attività.

I preti sono ancora lì

La situazione concreta, tuttavia, resta invariata. I due ex parroci occupano ancora circa 500 metri quadrati dell’edificio, distribuiti su più piani. Si tratta non solo della ex canonica, ma anche di altri locali che in passato erano destinati a casa di accoglienza. Una porzione consistente della struttura alla quale, di fatto, l’attuale parroco non ha accesso. Don Matteo Malavolti, arrivato alla guida della parrocchia nell’ottobre 2024, ha dovuto ricavare per sé due stanze in altri ambienti, adattati a uso abitativo. Non può utilizzare la canonica, mentre gli spazi principali restano occupati. All’interno di quei locali, inoltre, i due sacerdoti continuano a celebrare messa per un gruppo ristretto di fedeli che ha scelto di seguirli anche dopo la loro rimozione.

Le proteste

La vicenda aveva suscitato fin dall’inizio una forte reazione tra i parrocchiani. Nei giorni successivi al provvedimento del vescovo, davanti alla chiesa si erano registrate proteste e manifestazioni di solidarietà nei confronti dei due sacerdoti, con messaggi lasciati ai cancelli e momenti di tensione. Nel tempo, all’interno della comunità si erano delineate anche posizioni diverse tra chi sosteneva i due ex parroci e chi, invece, condivideva le scelte della diocesi.
Sul piano giudiziario, il percorso era iniziato nel 2023 con il primo ricorso, già respinto, seguito dal reclamo anch’esso rigettato. La sentenza di questi giorni conferma quelle decisioni e chiude il primo grado del procedimento. La parrocchia di San Benedetto Abate, rappresentata e difesa dall’avvocato Alberto Della Fontana, ha sostenuto in giudizio la piena titolarità degli immobili e la loro destinazione alle attività parrocchiali. Resta ora da vedere quali saranno i prossimi sviluppi: ovviamente la speranza della Diocesi è che i due parroci accolgano la sentenza, senza ulteriori proteste.

© RIPRODUZIONE RISERVATA