Assolto dal tentato omicidio: «Ha colpito per difendersi»
Tutto era nato da una lite nella zona della Dogana di Campogalliano: il 29enne finito sotto accusa aveva ferito l’altro con un paio di forbici
CAMPOGALLIANO. Una discussione cominciata all’interno di un locale e poi proseguita all’esterno, nella zona della Dogana di Campogalliano. Una lite degenerata, nella notte tra l’1 e il 2 agosto 2025, in una colluttazione tra più persone. E un giovane residente in provincia rimasto ferito da alcuni colpi inferti con un paio di forbici, uno dei quali lo aveva raggiunto tra torace e addome provocandogli una perforazione epatica.
La sentenza
Per quei fatti un tunisino di 29 anni era finito a processo con l’accusa di tentato omicidio aggravato. Ieri, però, davanti al gup del tribunale di Modena, il procedimento si è chiuso con una sentenza di assoluzione: secondo la difesa, poi accolta dal giudice, il giovane agì per legittima difesa. L’imputato, detenuto ininterrottamente dal giorno dell’arresto nel carcere di Modena, è stato scarcerato subito dopo la lettura della sentenza.
La procura contestava al ventinovenne anche il porto di oggetti atti a offendere e la falsificazione di un documento di identità. In aula, al termine della discussione nel giudizio abbreviato, il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a nove anni di reclusione, ridotti a sei per effetto del rito scelto dall’imputato, che prevede lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna.
La vicenda
La vicenda, secondo la ricostruzione iniziale dell’accusa, era partita da un esercizio commerciale frequentato da diversi giovani nella zona della Dogana. Una discussione proseguita fuori e diventata, nel corso della notte, uno scontro violento. Durante la colluttazione la persona offesa era rimasta ferita dai colpi di forbici.
Incongruenze nell’accusa
La difesa, rappresentata dall’avvocato Roberto Ghini, ha però ricostruito diversamente l’accaduto. Il legale ha messo in evidenza le contraddizioni emerse nelle deposizioni testimoniali e le incongruenze tra le versioni rese dai protagonisti e quanto ripreso dalle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona.
Proprio quei filmati hanno assunto un peso centrale nel procedimento. Secondo la prospettazione difensiva, le immagini mostravano una dinamica più confusa rispetto a quella delineata dall’accusa. Non solo: la difesa ha sottolineato come diversi testimoni abbiano modificato nel tempo passaggi significativi delle proprie dichiarazioni, anche su punti ritenuti centrali per la ricostruzione dei fatti.
L’avvocato
Alla fine il gup ha accolto la tesi dell’avvocato Ghini e ha pronunciato sentenza di assoluzione. «La formula assolutoria attribuisce la materialità del fatto al mio assistito ma ha agito per legittima difesa, reale o putativa», ha spiegato l’avvocato Ghini.
Assoluzione anche per le altre contestazioni. Per il porto di oggetti atti a offendere, perché si trattava di forbici legittimamente portate fuori casa. Quanto al documento di identità, perché non era falso. Anche per queste accuse, dunque, il fatto non costituisce reato.
«Sono molto soddisfatto della decisione», ha commentato Ghini al termine dell’udienza. «Si trattava di un processo estremamente delicato, con contestazioni molto gravi e un quadro probatorio complesso. La sentenza è il risultato di un lavoro difensivo approfondito, sviluppato attraverso un’attenta analisi tecnica degli atti, delle immagini e delle dichiarazioni raccolte nel corso delle indagini. Utili sono sicuramente risultate le indagini difensive. Voglio ringraziare i colleghi di studio che hanno collaborato con me nella preparazione della difesa».
