Gazzetta di Modena

Modena

Le indagini

Salim El Koudri, le specialiste del Csm ascoltate dal giudice: indagini sulla documentazione sanitaria

di Stefania Piscitello
Salim El Koudri, le specialiste del Csm ascoltate dal giudice: indagini sulla documentazione sanitaria

Si scava anche nel mondo digitale per capire se abbia fatto ricerche su tragedie analoghe

3 MINUTI DI LETTURA





MODENA. Saranno ascoltate anche le due specialiste del Centro di salute mentale che, per un periodo, hanno avuto in cura Salim El Koudri. L’obiettivo degli investigatori è ricostruire anche il percorso sanitario dell’indagato, alla ricerca di un segnale, una traccia, un elemento utile a comprendere se e come il suo stato psichico possa avere avuto un ruolo nella vicenda. Anche per capire cosa sia successo prima del folle gesto.

Il percorso di cura

Il giovane, secondo quanto emerso, aveva avuto i primi contatti con il presidio nel 2021, presentandosi di sua spontanea volontà. Dopo circa due anni – era il 2023 – gli sarebbe stato diagnosticato un disturbo schizoide della personalità e gli sarebbero stati prescritti alcuni farmaci. Dopo un periodo, però, avrebbe interrotto le cure. Era stato contattato più volte, ma aveva deciso di non proseguire. Per questo è stata acquisita anche documentazione medica. Le indagini, condotte dalla polizia di Stato e coordinate dalla procura, si muovono su più piani: la salute mentale e il mondo digitale. Il giudice per le indagini preliminari di Modena, oltre a convalidare il fermo nei confronti di El Koudri, ha disposto «che l’Amministrazione penitenziaria sottoponga a un periodo di osservazione le condizioni psichiche dell’indagato, con l’eventuale trasferimento presso Reparti specializzati». Un passaggio che si affianca agli accertamenti già avviati sul materiale sequestrato nell’abitazione a Ravarino.

Le indagini

Dentro quella casa gli investigatori dopo la tragedia hanno effettuato una perquisizione e hanno trovato e sequestrato dispositivi elettronici e documenti. Computer, cellulari, tablet, penne usb, hard disk, un computer assemblato, vecchi supporti informatici. «Lui conservava tutto», ha spiegato l’avvocato Fausto Gianelli, difensore del 31enne. Sono stati sequestrati anche tredici fogli manoscritti fronte e retro, rinvenuti nel soggiorno all’interno di un mobile, oltre a circa 120 fogli tra documenti e manoscritti, farmaci e vari cellulari. Tra il materiale ci sarebbero anche fogli scritti in arabo. Tutto sarà analizzato in cerca di risposte. Le autorità, ha spiegato ancora il legale, «hanno accesso a tutto, hanno chiesto i salvataggi automatici, quindi stanno scandagliando ogni mail, ogni contenuto, ogni file, tutto quello che è nei computer e nei cellulari». L’obiettivo è capire se quei dati possano «inquadrare quello che è successo o siano semplicemente tante diverse manifestazioni di un malessere psichiatrico». Nel provvedimento si parla della necessità di ricostruire la vicenda, descrivere la condotta e gli spostamenti, oltre a verificare eventuali ricerche su analoghi fatti delittuosi, anche tramite contatti con terzi. Gli accertamenti riguarderanno inoltre eventuali espressioni e dati sintomatici di radicalizzazione su siti, contenuti multimediali, affiliazione religiosa, autoformazione religiosa o autoaddestramento. Si cercheranno anche eventuali contatti con altre persone, la scelta di obiettivi o il monitoraggio di zone di interesse.

Esclusa la matrice islamica

Allo stato, però, non sarebbero emersi elementi in grado di far pensare a una maturazione terroristica o islamista. «La polizia lo esclude al momento – ha spiegato Gianelli – non hanno trovato nessuna frase, nessun messaggio, un video che facciano pensare all’aver maturato una consapevolezza terrorista, islamista». Il legale ha ricordato anche che si tratta di un giovane che da anni aveva smesso qualunque pratica religiosa. Ancora aperto, naturalmente, il tema dei profili social, alcuni dei quali sono apparsi vuoti o oscurati dopo i fatti. Secondo quanto riferito dal difensore, alcuni contenuti sarebbero stati rimossi da Meta per frasi inappropriate o offese. Anche su questo saranno gli accertamenti tecnici a chiarire le dinamiche. La procura e la polizia stanno concentrando l’attenzione su ogni traccia: messaggi, file, video, cronologia, mail, navigazioni, comunicazioni. Nel frattempo il quadro psichiatrico resta centrale. Salim, disoccupato, avrebbe sofferto anche per la difficoltà di trovare un impiego coerente con gli studi. Un elemento già emerso nelle mail inviate negli anni scorsi all’università.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google