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Tangenziale chiusa, code e disagi a catena: modenesi ostaggi del traffico

di Ginevramaria Bianchi

	Tutti in coda appassionatamente
Tutti in coda appassionatamente

C’è chi ha perso il treno e chiede il rimborso, chi fa le lezioni di guida imbottigliato, chi rinuncia alla pausa pranzo: un’odissea che durerà almeno altri 10 giorni

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MODENA. A tre giorni dalla grande chiusura della tangenziale (precisamente il tratto che va in direzione Bologna, tra le uscite 8 e 6, per l’installazione di nuove barriere fonoassorbenti) a Modena si è ormai consolidata una nuova disciplina olimpica: la sopportazione del traffico creativo. Il compromesso raggiunto tra Comune e Anas ha ridotto la durata della chiusura totale a due settimane piuttosto che a tre, ma non ha comunque contenuto la sensazione diffusa di essere dentro un ingorgo che si è semplicemente distribuito meglio sul calendario: dodici giorni di blocco pieno, poi due settimane di lavori notturni. Qualcuno si chiede ancora perché non si sia aspettata la fine delle scuole per far partire il cantiere, ma pare che a incidere sulla scelta siano stati altri lavori da realizzare sulla Complanarina, che non erano sovrapponibili. E allora, non resta che adattarsi come si può: male, lentamente, e con una certa fantasia nel disastro quotidiano.

Pendolari in trappola

«Ma chi ha deciso di bloccare Modena in orari di punta? È una vergogna», ci scrive Stefano, raccontando la mattina da incubo di sua figlia, che parte da Formigine verso Modena per lavoro, e si ritrova dentro un viaggio di «un’ora e venti per fare quello che, normalmente, è un tragitto da venti minuti».

Patente rimandata

All’ autoscuola Storchi, invece, il problema di questi giorni non è insegnare a guidare, ma riuscire a farlo. «I rinnovi patente saltano, le lezioni vengono annullate all’ultimo e... non riusciamo a fare le guide pratiche, perché finiscono per durare ore. Addirittura – aggiungono – in un caso l’istruttore era fuori per una guida, è rimasto dentro il blocco e alla fine è tornato a piedi, lasciando la macchina in zona XXI Aprile». E intanto, «i genitori dei ragazzi sono costretti ad aspettare fino a due ore appostati fuori dell’autoscuola, in attesa che i pochi figli che riescono a fare le guide... le finiscano».

Addio pausa pranzo

Paola, che lavora in zona Torrenova, ci riporta invece che «non riesce più a rientrare a casa per pranzo». «Non riesco proprio a tornare, ci metterei troppo e arriverei in ritardo al pomeriggio», ci racconta. Quindi si resta lì, si mangia in zona, e «si spende ogni giorno per un pasto che, sommato a tante altre spese, fa la differenza». Fuori dal lavoro non va meglio. La figlia «impiega ore per tornare da scuola». «Gli autobus stanno nel traffico come tutti, non volano», ci dice, quasi rassegnata.

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All’Istituto Comprensivo 10, poi, i piccoli studenti rischiano di dover fare le lezioni… affamati. A denunciare la faccenda il dirigente scolastico, che parla di «eventuali ritardi nella consegna dei pasti da parte di Cir Food». «I bambini arrivano in mensa, ma se il cibo non c’è devono aspettare», dice. E mentre aspettano, si accumula tutto: ritardi, orari che saltano, lezioni che slittano… «Inaccettabile per noi anche solo pensare – chiosa il preside – che i nostri ragazzi rimangano con la fame mentre sono in classe. Ci sentiamo impotenti».

Il treno perso

E martedì mattina, la stazione di Modena è diventata irraggiungibile. Secondo la testimonianza di Matteo, anche dopo più di un’ora di tentativi tra tangenziale e strade interne, «non c’è stato modo di arrivare in tempo per il treno delle 9.16». Nessuna deviazione utile, nessuna indicazione, solo traffico fermo. Il risultato? Treno perso e nuovi biglietti da 147 euro. «Ora al Comune chiedo un rimborso, perché ho dovuto sostenere costi per mancanze che non sono state mie».

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