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L’allarme dal distretto di Sassuolo: «Ceramica, la crisi è alle porte. Premi tagliati e futuro incerto»

di Andrea Marini
L’allarme dal distretto di Sassuolo: «Ceramica, la crisi è alle porte. Premi tagliati e futuro incerto»

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SASSUOLO. Il cielo sopra il distretto ceramico si oscura e la preoccupazione corre tra i reparti e gli uffici. Non è solo un’immagine evocativa quella usata da Massimo Muratori, segretario generale della Femca Cisl Emilia Centrale: è il ritratto di un momento che molti lavoratori vivono con crescente inquietudine.

“A che punto è la notte? ”, si chiede il sindacalista, dando voce a un interrogativo che attraversa fabbriche e famiglie, frase che è scelta come titolo della nota scritta per fare il punto della situazione nel distretto.

La crisi non è più una prospettiva lontana o un rischio teorico: è già concreta e si misura giorno dopo giorno. Non solo nei bilanci aziendali, ma anche nelle buste paga. I premi di risultato, da sempre una componente significativa del reddito per gli addetti della ceramica, stanno crollando. Un segnale chiaro, secondo i sindacati, che i costi stanno correndo più delle entrate, comprimendo margini e prospettive.

I tre fattori di rischio

A pesare sul comparto sono tre fattori principali, che stanno mettendo in difficoltà un settore simbolo del territorio tra Modena e Reggio Emilia. Il primo è il costo del gas. Le imprese italiane si trovano a competere con uno svantaggio che può arrivare fino a mezzo euro per metro quadrato rispetto a concorrenti come Spagna e Francia. Tradotto: per una media azienda del distretto, si parla di milioni di euro l’anno.

E all’orizzonte si profila un inverno ancora più pesante, tra stoccaggi da riempire e un mercato internazionale del gas sempre più caro e incerto.

Il secondo nodo è quello dell’energia elettrica. Anche qui il differenziale è netto: le aziende italiane pagano molto di più rispetto ai competitor europei, con aumenti che possono superare il 50%. Una penalizzazione che deriva dalla forte dipendenza del sistema energetico nazionale dal gas, che continua a determinare in larga parte il prezzo dell’elettricità.

La “botta” transizione

Infine, il capitolo della transizione ecologica e del sistema Ets, la tassazione sulle emissioni di CO2. Una misura che, pur riconosciuta come necessaria, rischia di trasformarsi in un colpo durissimo se non accompagnata da tempi e strumenti adeguati. Per un’azienda ceramica, il costo può arrivare a diversi milioni di euro all’anno. “La transizione non può significare spegnere prima le fabbriche”, avverte Muratori, denunciando il rischio che interi territori paghino il prezzo di una politica europea percepita come distante dalla realtà industriale.

Il risultato di questo mix è un clima di crescente tensione.

Cassa integrazione

Nel medio periodo si teme il ricorso alla cassa integrazione, mentre nel presente il segnale più tangibile resta quello dei salari che si assottigliano. Tra Modena e Reggio Emilia il settore ceramico impiega circa 14. 800 lavoratori diretti, a cui si aggiunge un indotto vastissimo. Un intero sistema produttivo che pesa per una fetta significativa dell’economia locale e che oggi mostra segnali di affaticamento.

Cambio di passo

Di fronte a questo scenario, gli appelli non bastano più. Il sindacato chiede un cambio di passo, invocando un’azione comune tra imprese, istituzioni e mondo del lavoro. L’idea è quella di un vero e proprio patto sociale, in grado di portare la voce del distretto fino a Bruxelles e ottenere misure concrete, a partire da una revisione urgente del sistema Ets.

La sensazione diffusa è che il tempo sia poco. “La notte è già abbastanza fonda, bisogna accendere la luce sul distretto”, è l’appello finale rivolto alla politica, dai sindaci ai parlamentari fino agli eurodeputati. Intanto, nei capannoni e lungo le linee produttive, la domanda resta sospesa: quanto ancora potrà reggere un settore che da motore di sviluppo rischia oggi di diventare simbolo di una crisi industriale sempre più vicina.

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