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La vicenda

Shock anafilattico dopo la brioche: «Non ha detto di essere allergica»

di Manuel Marinelli
Shock anafilattico dopo la brioche: «Non ha detto di essere allergica»

Il titolare risponde alle accuse: «Nessuna negligenza»

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FORMIGINE. «La nostra è un’attività molto attenta e sensibile ad allergie e intolleranze della clientela. In questo caso la cliente non ha mai esplicitato di volere un “pain suisse” vegano, né ha domandato al personale di verificare l’assenza di latte e derivati. Siamo molto di spiaciuti, ma respingiamo ogni addebito di approssimazione o mancanza di diligenza». A parlare è il titolare dell’attività dove una donna è andata in shock anafilattico a causa di una brioche, mostrando vicinanza alla persona coinvolta ma allo stesso tempo rispedendo al mittente ogni tipo di accusa e ribadendo l’attenzione massima nei confronti dei clienti che soffrono di allergie. L’episodio è accaduto a Formigine nelle scorse settimane, a raccontarlo era stata la madre della ragazza coinvolta, salvata grazie all’immediato utilizzo dell’adrenalina e all’arrivo tempestivo dei sanitari.

La replica
 

A supporto della sua difesa, il titolare dell’attività ha conservato anche il filmato di sicurezza che riprende il momento dell’ordinazione. «La cliente è entrata nel locale in compagnia del marito – continua-. Il filmato relativo all’ordinazione (conservato e a disposizione di eventuali autorità), della durata di pochi secondi, documenta uno scambio rapido e lineare con il personale. Da quanto emerge, la cliente aveva chiesto semplicemente un “pain suisse” e il barista le aveva precisato che era disponibile solo quello al cioccolato. Il barista ha individuato il prodotto e lo ha mostrato espressamente alla cliente, affinché potesse vederlo prima di confermare la scelta. La donna, dopo averlo osservato, ha annuito. Durante lo scambio il barista riferisce che non è stata richiesta una brioche vegana, né è stato domandato al personale di verificare l’assenza di latte o di suoi derivati. La cliente non aveva comunicato di essere affetta da allergie alle proteine del latte».

«Nessuna negligenza da parte nostra»

Nell’attività vengono messi in vendita 3 tipologie di pan suisse: uno salato, uno al cioccolato ed uno, appunto, espressamente vegano. Questo potrebbe aver tratto in inganno la cliente. «Dai filmati di videosorveglianza si vede anche la vetrina del bancone, all’interno della quale i prodotti vegani risultano distinti da quelli non vegani sia attraverso la denominazione sia mediante etichette di colore differente: verdi per i prodotti vegani e bianche per quelli non vegani. I prodotti sono inoltre accompagnati dall’indicazione degli allergeni. Quella mattina erano presenti almeno 9 tipologie di prodotti vegani, a dimostrazione dell’attenzione verso le esigenze della clientela. Commenti e giudizi sono stati formati sulla base di una ricostruzione incompleta, nella quale venivano presentati come certi sia un errore del barista sia una richiesta esplicita di un prodotto vegano. Dopo il malore e l’arrivo dell’ambulanza, le immagini mostrano il marito della donna avvicinarsi al barista e scusarsi. Il personale si è mostrato fin da subito interessato e preoccupato per le condizioni di salute della donna, chiedendo di essere informato sugli sviluppi della vicenda». Il titolare conclude: «Respingo ogni addebito di approssimazione, trascuratezza o mancanza di diligenza, esprimo sincero dispiacere per il grave episodio e manifesto piena solidarietà alla cliente, al marito, alla madre della donna — che pur avendo rilasciato dichiarazioni fortemente accusatorie non era presente quella mattina nel locale — e all’intera famiglia».

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