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Tribunale

Stupratore di San Damaso, battaglia legale sulla perizia psichiatrica

di Stefania Piscitello
Stupratore di San Damaso, battaglia legale sulla perizia psichiatrica

La difesa: «Il suo deficit cognitivo ha influito sulla sua capacità di intendere»

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MODENA. Sarà la perizia psichiatrica uno dei punti centrali del procedimento a carico del 20enne accusato dello stupro di San Damaso e di altre due tentate violenze sessuali. Ieri, nell’udienza fissata per l’esame del perito, la difesa ha presentato le proprie osservazioni. Il giovane è assistito dagli avvocati Enrico Fontana e Francesca Corsi, mentre la vittima è parte civile con gli avvocati Cosimo Zaccaria e Peter Martinelli.

Il perito ha depositato la perizia, e la difesa le proprie osservazioni tramite il proprio consulente, dottor Vittorio Laviola; lo stesso ha fatto il consulente del pm.

La dottoressa Forghieri, perito del tribunale, si è preso tempo per esaminare la documentazione.

Nei mesi scorsi il giudice aveva ammesso per il 20enne il rito abbreviato, condizionato a una perizia psichiatrica. Il quesito riguarda la presenza di un eventuale vizio di mente e, nel caso, la sua incidenza sulla capacità di intendere e di volere del giovane al momento dei fatti. Dovrà inoltre essere valutata la sua capacità di stare in giudizio.

È su questo passaggio che si concentra il confronto tra le valutazioni. Secondo quanto emerso al momento, il perito del tribunale ha dato atto dell’esistenza di un deficit cognitivo da parte del 20enne, ma la valutazione del perito è che tale deficit non comporti una riduzione della capacità di intendere e di volere. Di diverso avviso è il consulente della difesa, secondo il quale il deficit potrebbe invece tradursi in una qualche riduzione di quella capacità. L’udienza è stata rinviata al 21 settembre.

La violenza choc

Il procedimento riguarda un’aggressione avvenuta il 19 agosto 2025, lungo il Percorso Natura a San Damaso. La vittima, una donna sulla cinquantina, quel percorso lo frequentava ogni giorno. Secondo quanto emerso dalle indagini della Squadra mobile della Polizia di Stato, coordinata dal dottor Mario Paternoster, il 20enne è inoltre coinvolto in altri due episodi, entrambi contestati come tentativi di violenza sessuale: anche queste due donne si sono costituite parte civile. Il primo episodio risale al 12 febbraio 2025 a Castelfranco, il secondo al 23 maggio 2025 nel Percorso Natura, più o meno nella stessa zona dell’aggressione del 19 agosto. Anche in quei casi le vittime erano donne tra i cinquanta e i sessant’anni.

Sul Percorso Natura

La vittima della violenza di San Damaso ha riportato gravi conseguenze non solo fisiche, ma anche psicologiche. Qualche mese fa, con coraggio, nella prima intervista che aveva deciso di rilasciare, aveva raccontato quei momenti, spiegando anche perché quel luogo, che prima dell’aggressione frequentava ogni giorno, fosse diventato così difficile da affrontare.

«Stavo correndo come facevo sempre. A un certo punto – aveva raccontato – ho visto questo ragazzo in bicicletta, me lo sono trovato dietro e mi ha superata. Io mi sono fermata perché ho avuto un attimo di paura quando ho sentito la bicicletta correre così veloce dietro di me. Poi sono ripartita. Poco dopo mi è sbucato fuori da un cespuglio e mi ha fatto cadere con una spallata. Sono caduta rovinosamente a terra».

La donna, poi, aveva raccontato ciò che era successo subito dopo la caduta. «La prima cosa che ha fatto è stata buttarsi su di me con le mani al collo e un ginocchio sul petto. Non respiravo più e ho perso i sensi. Quando mi sono ripresa mi sono trovata legata dentro il cespuglio e lui ha abusato di me. Quando ha finito, la corda che aveva usato per legarmi me l’ha stretta al collo e mi ha detto che doveva uccidermi perché lo avevo visto in faccia. Io l’avevo visto benissimo, l’ho visto in faccia. L’ho supplicato di non uccidermi. A un certo punto si è distratto, penso abbia sentito un rumore, e io sono scappata dalla parte opposta, dove c’era gente che pescava. Sono passata sotto una rete, mi sono nascosta e poi sono riuscita ad arrivare in una casa a chiedere aiuto. Da lì sono arrivati l’ambulanza e i soccorsi. Lui non l’avevo mai visto prima, mai. Forse mi sono trovata nel momento sbagliato, nel posto sbagliato».l


 

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