«Licenziati con un messaggio»: il sindacato annuncia battaglia alla Bellentani di Vignola
Il Si Cobas in sciopero: «Fatto inaccettabile»
VIGNOLA. È caldo il clima alla Bellentani Spa di Vignola, dove da ieri mattina (30 settembre) alcuni lavoratori hanno aderito allo sciopero davanti ai cancelli indetto dal sindacato S.I. Cobas. Il motivo? «Hanno licenziato due lavoratori del cantiere Andes - Bellentani sulla base di contestazioni gestite anche attraverso WhatsApp e di “audizioni disciplinari” convocate esclusivamente da remoto, tramite Google Meet. Le accuse contestate riguardano presunte assenze ingiustificate, insubordinazione e abbandono del posto di lavoro», circostanze che, secondo il S.I. Cobas, presentano diversi elementi da chiarire.
Le motivazioni
Nel caso del primo lavoratore, «le giornate indicate dall’azienda come “assenza ingiustificata” coincidono con un periodo di ferie richiesto per iscritto l’11 agosto, utilizzando la modulistica aziendale, consegnata a mano al referente Andes e mai formalmente respinta. Il lavoratore, ritenendo quindi di essere regolarmente in ferie, si è ritrovato successivamente accusato di assenza ingiustificata e licenziato per “giusta causa”».
I SI Cobas
Per quanto riguarda l’altro lavoratore coinvolto, S.I. Cobas contesta invece la ricostruzione aziendale relativa «a un episodio di insubordinazione e abbandono del posto di lavoro. Il lavoratore si è rifiutato di svolgere una mansione più gravosa, la mondatura, non prevista dal proprio giudizio di idoneità del medico competente, dopo un importante intervento neurochirurgico e in presenza di dolori muscolari documentati dal Pronto soccorso. È stata inoltre contestata l’uscita dal lavoro a causa di un malessere, comunicata immediatamente al preposto». A complicare ulteriormente la vicenda, secondo il sindacato, «è il rifiuto dell’azienda di svolgere le audizioni disciplinari in presenza, con la partecipazione del S.I. Cobas. Andes ha invece insistito su collegamenti da remoto fissati unilateralmente, arrivando a considerare il mancato collegamento come una rinuncia al diritto di difesa». Per il S.I. Cobas, quanto accaduto rappresenta un precedente grave: «un procedimento disciplinare trasformato in una sequenza di chat e link, con il diritto di difesa ridotto a una formalità e due lavoratori iscritti al sindacato, tra i più determinati nella difesa dei propri diritti, colpiti da provvedimenti espulsivi». Il sindacato ha quindi proclamato lo stato di agitazione e lo sciopero affinché non si prosegua su una strada che, secondo il S.I. Cobas, «mette in discussione il diritto di difesa, la tutela della salute e la libertà sindacale».
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