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Due volte Barbieri per scrivere la storia della ginnastica

di Davide Berti
Due volte Barbieri per scrivere la storia della ginnastica

Ermanno tecnico e dirigente da Los Angeles ad Atlanta Le tre Olimpiadi di Marcello da riserva a protagonista

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Marcello Barbieri le Olimpiadi le ha vissute tre volte in modi diversi: la prima nel 1992 a Barcellona, riserva per la squadra azzurra, la seconda ad Atlanta dove ha gareggiato e la terza a Sydney come artista di supporto in viaggio con la Rai. Tre facce di una stessa medaglia, di metallo non è arrivata ma è inestimabile il valore che in questi casi si dà alla partecipazione ai Giochi.

Nei suoi racconti Marcello Barbieri ricorda «di aver cominciato a fare ginnastica perchè ero un bimbo scatenato e i miei genitori, disperati, cercavano un modo per farmi calmare». È così che conosce l’altro Barbieri della ginnastica modenese, il prof. Ermanno. Non sono parenti, ma per forza di cose vivono insieme l’avventura a Cinque Cerchi. Ermanno, che ha lasciato un vuoto incolmabile nella storica Panaro, iniziò addirittura a Los Angeles 1984. Dopo l’esperienza di atleta, infatti, divenne tecnico e dirigente, prima a livello nazionale, poi una ventina d’anni a livello internazionale: sei le partecipazioni ai Mondiali, quattro alle Olimpiadi. La federazione di ginnastica gli affidò poi la carica di direttore tecnico della giuria di ginnastica artistica e della ritmico sportiva. Membro del Coni, professore all’Isef, appassionato di basket, preparatore atletico: lo potevi ascoltare per ore, l’olimpismo lo aveva nel sangue. Vive alo sport come estro e cultura e, fra l’altro, fu autore della poesia dedicata ad Alberto Braglia (vedi box a lato).

Tornando a Marcello, che con Ermanno ha costruito la sua fortuna di atleta, Dell’Olimpiade di Barcellona, in una recente intervista, ha detto: «Quando sono stato scelto come riserva è stato il coronamento di un sogno splendido: ho vissuto il villaggio l’atmosfera calda ed umana del mondo sportivo di alto livello. Anche se non ho gareggiato quell’esperienza mi ha cambiato completamente, mi ha dato stimoli nuovi, fortissimi. Sono tornato profondamente cambiato». Poi arrivò Atlanta: «Avevo fame come non ne avevo mai avuta, tanta voglia di fare e ho puntato ad Atlanta: tre mesi di allenamento continuo prima della gara che, come sempre, sentivo molto profondamente, dare il meglio e controllare la tensione. Sono sensazioni che non si possono descrivere e che ogni atleta sono convinto sappia portare sempre nel suo cuore». Per poi restituire ai più giovani ciò che dallo sport, un campione come Barbieri, ha ricevuto.

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