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Ulivieri: «Grosso è l’uomo giusto per dare equilibrio al Sassuolo»

di Gabriele Molteni

	Fabio Grosso è al secondo anno sulla panchina del Sassuolo
Fabio Grosso è al secondo anno sulla panchina del Sassuolo

L’84enne ex tecnico, ora presidente Aiac, ha fatto visita ai neroverdi

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RONZONE. Nel suo tour dei ritiri della squadre di A e B è passato anche da Ronzone, il giorno dopo l’amichevole col Trento, Renzo Ulivieri, 84enne presidente dell’AIAC e alla guida del sindacato degli allenatori, per assistere agli allenamenti del Sassuolo e per parlare con Fabio Grosso. L’ex tecnico tra le altre di Modena, Napoli e Sampdoria ha girato nel mese di luglio i vari ritiri di Serie A e B per confrontarsi con gli staff e aggiornarsi sulle problematiche a cui la categoria degli allenatori va incontro e per respirare da vicino l’aria che tira nelle diverse squadre.

Ulivieri, che clima ha trovato nei ritiri a cui è andato?

«Gli ambienti sono stati tutti belli, eccezionali. La stessa cosa per gli allenatori. Ho visto tanta umanità».

Come ha visto il Sassuolo?

«Il Sassuolo l’ho visto bene. Con principi importanti e con un allenatore che sa quello che vuole e credo che ci sia da aspettarsi un bel campionato».

L’obbiettivo annunciato per il prossimo anno è la salvezza, crede che il Sassuolo dovrà sudare per conquistarla oppure potrà essere un campionato tranquillo?

«Le cose tranquille non esistono nel nostro campionato. Ci sono alti e bassi e bisogna aspettarseli. Ci vuole tranquillità nei momenti peggiori e serenità ed equilibrio nei momenti migliori. Grosso mi sembra l’uomo adatto per dare questo equilibrio».

A proposito di Grosso, qual è la più grande qualità che vede in lui?

«È uno che sa parlare, convincere e mandare messaggi senza alzare la voce e questa è una grande cosa».

In un’intervista a Sky Sport Carnevali si è lamentato del fatto che, anche per colpa di alcuni procuratori, fare mercato oggi sia più difficile. È d’accordo?

«Sì, è più complesso rispetto ad una volta. Adesso il calciatore è una azienda c’è poco da fare. E chi fa mercato deve tenere conto di questo».

La colpa è dei procuratori?

«No, non è solo colpa dei procuratori. Se ragioniamo in questo modo sbagliamo. I procuratori sono una componente del mercato come lo sono giocatori e allenatori. Ai tempi nostri non c’erano, io non ho mai avuto un procuratore. Iniziarono a comparire quando ancora allenavo ma non ho mai voluto parlare con nessun procuratore dei miei calciatori, a quello ci pensano i dirigenti. Anche perché in Italia l’allenatore non è come in Inghilterra e non può essere un manager».

Crede che in futuro anche in Italia ci saranno gli allenatori manager sulla scia della Premier League?

«Spero vivamente di no».

Il ruolo dell’allenatore però è molto cambiato negli anni?

«È un calcio che è cambiato profondamente e sono cambiate le regole. Basta vedere quello che fa il portiere oggi rispetto a quello che faceva quando allenavo io. In due anni un allenatore diventa vecchio oggi».

A tenere banco in casa Sassuolo è il caso Laurienté e il suo mancato trasferimento. Quando allenava come gestiva i giocatori che volevano andare via?

«Chi voleva partire se ne andava. Ho sempre dato libertà: quindici giorni per scegliere e poi me lo dovevano fare sapere per rispetto verso di me e verso la squadra. Poi uno può anche cambiare idea ma a quel punto non decide più lui, a quel punto spetta all’allenatore e alla società».

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