Gazzetta di Modena

REGIONE EMILIA ROMAGNA

Errani condannato a un anno «Mi dimetto, ma sono innocente»

Errani condannato a un anno «Mi dimetto, ma sono innocente»

Il Pd gli chiede di ripensarci, Renzi gli telefona, ma lui spiega: «Il mio è un gesto di responsabilità» In primo grado era stato assolto dall’accusa di aver favorito un finanziamento alla coop del fratello

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Un fulmine a ciel sereno. Non se lo aspettava nessuno e ora la politica regionale assume tutta un’altra strada, tutto un altro scenario. E con urgenza. Dimissioni, amarezza oltre alla rivendicazione della propria «piena innocenza».

È bufera in Regione Emilia Romagna dopo la condanna in appello, nei confronti del presidente Vasco Errani, ad un anno di reclusione per falsità ideologica in atti pubblici nel processo sul caso della cooperativa agricola «Terremerse».

Una decisione, quella dei magistrati della Corte di appello, arrivata del tutto inaspettata negli ambienti politici anche perché preceduta dall’assoluzione in primo grado con la formula «perché il fatto non sussiste».

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Sentenza poi impugnata dalla Procura di Bologna e riformata dai giudici di secondo grado. Errani è accusato, in concorso con altri due dirigenti regionali imputati (prima assolti in primo grado e poi condannati in appello), di aver occultato informazioni nella relazione - questa la ricostruzione della Procura - presentata spontaneamente (nel novembre 2009) ai magistrati per dimostrare la correttezza delle procedure adottate in merito al finanziamento da un milione di euro erogato dalla Regione alla cooperativa ravennate «Terremerse» allora presieduta dal fratello Giovanni. Secondo i pm questa somma, finalizzata alla costruzione di una nuova struttura vinicola a Imola, fu indebitamente ricevuta poichè non furono rispettati i termini di fine lavori previsti dal bando. Accuse sempre respinte da Errani che contestualmente alle sue dimissioni («un gesto di responsabilità»), dopo la sentenza di appello, ha annunciato il ricorso in Cassazione.

Nel rassegnare le dimissioni, il presidente dell’Emilia Romagna ha tenuto a rivendicare il proprio «impegno» e «onestà lungo tutti questi anni» e la propria «piena innocenza anche in questo fatto specifico». La decisione, immediata e inaspettata, ha lasciato tutti frastornati, mentre in molti all’interno del Pd hanno già chiesto un ripensamento: «Invitiamo Vasco Errani a riconsiderare le sue dimissioni da presidente della Regione Emilia Romagna» si legge in una nota della segreteria nazionale del Partito Democratico che spiega come «proprio le parole con cui ha motivato la sua decisione dimostrano il suo senso dello Stato e delle istituzioni».

«Tutto il Partito Democratico - conclude la nota - conferma la stima nei suoi confronti e nel lavoro svolto in questi anni al servizio dei cittadini e della Regione».

Chi conosce bene Errani, è però convinto che non tornerà sui propri passi, mentre in Regione a Bologna c’è già chi spiega gli effetti della decisione contenuti nell’ art.126 comma 3 della Costituzione: ovvero dimissioni della giunta e scioglimento del Consiglio.

Errani avrebbe maturato subito dopo la sentenza la decisione di lasciare, tendendo anche conto dei tempi in cui si avrà una parola decisiva sulla vicenda da parte della Cassazione.

Per le motivazioni, è stato fissato un termine di 90 giorni, 45 i giorni per i termini della difesa: il che porta alla presentazione del ricorso entro la metà di novembre, e a una probabile decisione della Cassazione nella prossima primavera.

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«È un momento di amarezza, ma per prima cosa non parlo di me. Parlo della Regione, perché il mio compito è tutelare l’istituzione, il suo onore, la realtà pulita e di esempio a tanti che è questa Emilia-Romagna- ha scritto Errani nel suo messaggio - Ho sempre messo l’istituzione davanti ad ogni altra considerazione - a me stesso - e non cambio ora. Non si faccia nessuna confusione: quanto subisco io personalmente non diventi fango per l’istituzione. Per questo intendo rassegnare subito le mie dimissioni, e nel farlo rivendico il mio impegno e la mia onestà lungo tutti questi anni. E la mia piena innocenza anche in questo fatto specifico. Piena innocenza. Dunque annuncio subito che presenterò ricorso affinchè prevalga questa semplice verità. Le mie dimissioni - conclude - sono dunque puramente un gesto di responsabilità».

I legali dell’ormai ex governatore hanno definito «sconcertante» la sentenza.

E reazioni ce ne sono state in tutto il mondo politico. La telefonata del premier e segretario nazionale Pd Matteo Renzi, la dimostrazione di stima anche da Confindustria, le testimonianze dei colleghi di partito, compresi Stefano Bonaccini e Matteo Richetti che ora saranno uno contro l’altro per la successione.

Davide Berti

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