«Guercino? Aspettiamoci la richiesta di un riscatto»
Il mondo degli esperti, artisti e galleristi, commenta il clamoroso furto in chiesa Dito puntato sulla mancanza degli allarmi e di una “cultura” della tutela
MODENA. «Occorre attendere solo il prezzo del riscatto». Per Carlo Barbieri, noto restauratore (tanti interventi nel Duomo di Parma e su quadri famosi), il furto del quadro “Madonna con i santi Giovanni Evangelista e Gregorio Taumaturgo” nella chiesa di San Vincenzo non è diverso da quello del Velazquez alla Galleria Estense di anni fa. «L'opera non è facile da piazzare sul mercato e non credo possa essere destinata ad un collezionista folle. Secondo me, non è più a Modena. Chi può mettersi in casa un quadro così importante, persino nelle dimensioni?». Barbieri riflette anche sui tanti furti nei luoghi sacri. «È un periodo di crisi, di tasse e sovrattasse. La gente si aggrappa a tutto, anche a depredare le chiese».
E la protezione viene sempre più a mancare. «I sacerdoti - sostiene il gallerista Emilio Mazzoli - non hanno la cultura per l'arte. I loro pensieri primari sono rivolti più al sociale. La chiesa ha perso da anni la sensibilità per l'arte, anche se Benedetto XVI e Francesco cercano di rimediare. C'è una forma di distrazione e manca il potere decisionale. Una volta c'erano molti sacerdoti per tutta la provincia, ora c'è carenza di personale che non assicura la protezione. E non c'è scambio culturale con chi se ne intende. Sono spesso di origini semplici e non si rendono conto che sono i custodi delle opere d'arte, perché probabilmente hanno altri interessi. E non c'è niente di più brutto delle opere che mettono nelle chiese moderne. Si ruba con facilità tutto (in particolare piccole "Vie Crucis) ciò che si può vendere nei mercatini di antiquariato per soddisfare gusti borghesi per l'oggetto antico. Certo, le opere nelle chiese sono molte. Per le opere minori basterebbe una piccola assicurazione. Per il Guercino era sufficiente chiedere un antifurto a un mecenate, al Comune e alla stessa Fondazione». Per Mazzoli due possibilità: che il furto sia stato compiuto da una organizzazione che chiederà il riscatto o che il committente sia un nevrotico. «Fare a pezzi il quadri sarebbe uno sfregio, uno scempio, un sacrilegio, una cosa assurda».
Non ha dubbi il fotografo Gianni Volpi che la tutela di questi beni dovrebbe essere compito della Soprintendenza. «Si sta sempre a piangere a cose avvenute. Non vedo perché si devono scaricare le colpe su chi aveva le chiavi della chiesa. A me cittadino non interessa che le chiese siano sotto la diocesi o la Soprintendenza. Sta di fatto che le persone entrano e prendono ciò che vogliono. Ci si entusiama facilmente quando scavano e trovano anfore e sacchi di cocci che vengono catalogati e tutelati, facendone anche un museo all'aperto, come quello di Novi Sad, mentre un Guercino dal valore inestimabile viene lasciato lì, incustodito. La Soprindenza è la massima autorità e sarebbe utile fare una sorta di censimento delle grandi opere del territorio per le quali intervenire se non sono sicure. Il problema è quello di prevenire, come per le alluvioni e i terremoti».
Forte il rammarico di Franco Vaccari, artista di area concettuale, per il poco rispetto per il nostro patrimonio artistico (ricorda l'attentato, nel 1993, di via dei Georgofili a Firenze, dove hanno sede l'Accademia e gli Uffizi) che dovrebbe essere la nostra vera ricchezza. «È avvilente che succeda questo. Un saccheggio continuo. Questi fatti succedono in tempi di guerra, come in Irak, quando fu saccheggiato il museo assiro-babilonese. In Italia anche in tempi di pace, per mancanza di senso civico e di annientamento dei nostri valori. Il furto del Guercino è un attentato alla nostra cultura. Abbiamo un patrimonio d'arte tale che se dovessimo metterlo sotto tutela non so cosa verrebbe a costare. Gli allarmi sofisticati costano tanto. Si potrebbe ricorrere a microchip per avere più possibilità di ritrovare i quadri rubati».
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