«Pensioni a Modena? Vietato toccare i fondi per la reversibilità»
Pedretti (Spi Cgil): «Gli anziani sono i più colpiti dalle tasse. Vedove e vedovi hanno già pagato i contributi necessari con il lavoro negli anni passati. Guai a toccare quei contributi che sono stati pagati durante la vita lavorativa»
MODENA: Qual è l'attuale situazione del sistema previdenziale? Cosa ne sarà delle pensioni di reversibilità? Un giovane oggi può avere la speranza di poter andare in pensione o no? Quali sono le battaglie da portare avanti in difesa dei lavoratori?
Sono queste alcune delle domande rivolte ieri a Ivan Pedretti, segretario nazionale Spi (sindacato pensionati della Cgil). La questione interessa 150mila pensionati modenesi, di cui 60mila dei quali iscritti allo Spi. È un tema che non lascia indifferenti i giovani.
RIVALUTAZIONI, TEMA SPINOSO. «Il tema principale - ha esordito Pedretti - riguarda il sistema di rivalutazione delle pensioni. Dev'essere più equo e più giusto. Dopo aver aperto una difficile discussione col Governo, è stato proposto un meccanismo orizzontale. Dobbiamo migliorare il potere d'acquisto dei pensionati».
Cos'altro? «La parificazione fiscale. I pensionati - ha ripreso il sindacalista - devono essere trattati come i lavoratori dipendenti. Ora, invece, pagano più tasse sulla pensione di quelle presenti in busta paga. Vogliamo inoltre estendere anche a questa categoria il bonus fiscale di 80 euro».
Anche le pensioni di reversibilità sono state oggetto di discussione. Circa un terzo dei pensionati di Modena percepisce la reversibilità. L'importo medio, in questo caso, non supera i 600 euro mensili.
«Le pensioni di reversibilità - ha sottolineato Pedretti - non si toccano. Sono pagate coi contributi dei lavoratori. La proposta del governo di istituire un fondo della povertà è giusta, soprattutto a fronte di un costante impoverimento della popolazione. Tuttavia, non si possono utilizzare le risorse della previdenza per l'assistenza. Sono risorse che non devono essere spostate nell'assistenzialismo».
Inevitabile citare la riforma Fornero, criticata in diverse manifestazioni di protesta.
TUTTI CONTRO LA RIFORMA FORNERO. Motivo? Per esempio, ha alzato l’età media dell’arrivo della pensione a 67 anni. «Siamo passati dall'essere uno dei Paesi in cui si andava relativamente presto in pensione - ha precisato Pedretti - a non andarci più. La legge Fornero non è flessibile, ma rigida. L'aspettativa di vita del nostro Paese cresce, ma non si può pensare di far andare le persone in pensione sempre più tardi. C'è la necessità di un sistema flessibile che si apra ai giovani».
Parlando di giovani, cosa si può sperare per il loro futuro?
«La modifica della riforma Fornero - ha risposto il rappresentante dei pensionati - è il primo passo per rendere più flessibile il mondo del lavoro e aumentare l'occupazione giovanile. Vorremmo anche istituire un fondo nazionale che li aiuti quando perdono il lavoro. Una garanzia contributiva che permetta di non ridurre eccessivamente il reddito prima di trovare una nuova occupazione». Il Governo cosa ne pensa delle proposte del sindacato Spi-Cgil? «Il 19 maggio - ha concluso Pedretti- ci sarà una manifestazione nazionale a Roma. Verranno discussi questi temi. Nel caso in cui non fossero ascoltate le nostre proposte, allora procederemo diversamente».
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