Il Maestro di strada insegna il feeling con i ragazzi fragili
Un importante aggiornamento in ambito didattico ed educativo è stato quello voluto dalla scuola primaria Cittadella di Modena grazie alla collaborazione che prosegue da tempo tra la scuola e l’associazione Spazio Nuovo. Al Festival Tragitti è infatti stato ospite Cesare Moreno, fondatore dell’associazione “Maestri di strada”. L’associazione con sede a Napoli, nata nella complessa periferia est, dove povertà e marginalità sono molto diffuse, ha come finalità quella di lavorare perché la scuola ed i luoghi di incontro dei giovani siano occasioni di crescita autentica, affinché i ragazzi possano prendere coscienza delle proprie risorse.
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“Maestri di strada” si rivolge principalmente a quella fascia fragile giovanile che, per tante ragioni, tra cui vissuti in situazioni famigliari difficili o di povertà estrema e marginalità, tende all’abbandono scolastico, ma soprattutto vuole cercare di aiutare gli insegnanti a trovare i metodi giusti per dialogare con loro. «Concretamente un Maestro di strada cerca di capire che cosa c’è nelle menti e nei cuori dei ragazzi – specifica – per poi trovare un metodo di insegnamento che si possa collegare davvero con la loro interiorità. Solo così può funzionare un metodo educativo efficace che può essere calato in qualsiasi contesto sociale».
La riflessione che Moreno ha fatto con il gruppo insegnanti ed educatori della scuola Cittadella ha cercato anche di rispondere ad una domanda scaturita da quanto accaduto durante la pandemia dove la scuola a distanza si è trovata improvvisamente a dover sopperire a quella in presenza: «Ma una volta tornati in classe possiamo dire che la scuola in presenza è davvero presente?». «Essere presenti in presenza è più difficile di quello che si pensa – ha sottolineato Moreno – non è detto che se i corpi sono presenti nello stesso momento in uno stesso spazio lo siano anche le menti e i cuori. Facciamo un esempio molto semplice: una ragazza lamenta al suo fidanzato seduto accanto a lei di non essere presente. Non gli sta dicendo che non sta lì fisicamente con lei, ma gli vuole sottolineare che con la testa e/o con il cuore non c’è. Quante relazioni d’amore si rovinano per questo motivo... Ebbene – continua– il rapporto educativo che può intercorrere tra un insegnante e un alunno è come un rapporto d’amore. Il rientro in presenza dei ragazzi, soprattutto nella prima fase, ha evidenziato un’assenza dei loro pensieri e delle loro emozioni in classe e questo per i gravi disagi psicologici che ha creato l’obbligata distanza sociale della pandemia. Ecco che allora alla scuola sta il compito di reinventarsi, di trovare una nuova chiave per ritornare a fare breccia nei cuori e nelle menti dei ragazzi, basandosi sugli insegnamenti che pandemia che ci ha messo davanti agli occhi. Ovvero ci ha insegnato che ciò che è davvero mancato è stato tutto quello a cui non abbiamo mai dato peso a scuola: le relazioni umane tra ragazzi, famiglie e insegnanti».
E allora quale potrebbe essere secondo Cesare Moreno la scuola del futuro? «Quella che anzitutto rivaluta tutto ciò che è invisibile: la cura delle relazioni tra i ragazzi e la cura delle relazioni con le famiglie in primis. Solo così potremo arrivare al cuore e alle menti dei faciulli. Per attuare concretamente questi progetti vanno però creati spazi all’interno delle ore scolastiche in cui ci possa essere un confronto libero, tra i ragazzi, tra insegnanti e, più difficile tra genitori. E se le famiglie non vengono a scuola, bisogna trovare il modo che sia la scuola che va dalle famiglie moltiplicando le operazioni di interazioni sociali tra le persone. In secondo luogo la scuola dovrebbe valorizzare gli apprendimenti formali attraverso la relazione con l’altro attraverso la valorizzazione delle conoscenze e delle competenze che non derivano dalla scuola – sottolinea – Ben venga allora il curriculum dello studente! Non si dimentichi che le conoscenze importanti del bambino all’’80% non provengono dalla scuola ma dalla sua base esperienziale primaria e cioè dalla famiglia e dalla strada, intesa in senso lato, ovvero il gioco libero e le relazioni con i coetanei».
Il pomeriggio di esperienza e dialogo con il Maestro di strada Moreno è stato molto apprezzato dagli insegnanti che hanno dichiarato essere stato ricco di spunti da cui partire per guardare e fare scuola in modo nuovo e diverso attraverso un cambiamento di prospettiva. «Spesso le persone mi chiedono come può l’esperienza di Maestri di strada essere calata in realtà così diverse rispetto a quella della periferia di Napoli – ha concluso Moreno – io rispondo che è i ragazzi di ogni parte del mondo hanno una mente e un cuore e noi educatori e insegnanti dobbiamo solo cercare il modo per fare breccia».
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