Gazzetta di Modena

Dall’inserto Scuola2030

In zona stazione è nato un laboratorio sul clima rivolto agli under 21 reggiani

Maria Simonetti*
In zona stazione è nato un laboratorio sul clima rivolto agli under 21 reggiani

Lo ha lanciato Binario49 ed è sostenuto da un bando di Iren

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C’è un modo per trasformare un’area complessa come la zona stazione in un laboratorio di futuro? La risposta di Binario49 e dell’associazione Casa d’Altri è sì, e passa attraverso la contaminazione tra scienza, arte e partecipazione giovanile. Il nuovo capitolo di questa sfida si chiama “Stazione Clima”, un progetto rivolto agli under 21 che punta a rimettere la zona ferrovia al centro della mappa culturale cittadina, parlando di ambiente con un linguaggio nuovo.

«L’idea di base è che la rigenerazione urbana si possa fare attraverso la cultura e la conoscenza», spiega Claudio Melioli, astrofisico e anima del progetto. Binario49 non è nuovo a queste sfide: con circa 80 eventi l’anno tra musica, danza e teatro, e diversi servizi offerti grazie alla collaborazione con altre realtà e associazioni – dallo sportello per i senza fissa dimora gestito da Avvocato di Strada ai laboratori di cucina multiculturale di Penso a Te Aps – lo spazio è diventato un presidio sociale fondamentale del quartiere. «Vogliamo che dalla stazione partano segnali positivi, e quello verso l’ambiente è certamente il più urgente».

“Stazione Clima” non è la solita lezione sull'ecologia. Il progetto, sostenuto dal Comitato Territoriale Iren di Reggio Emilia, vede la collaborazione scientifica del Dismi (Dipartimento di Scienze e Metodi dell’Ingegneria di Unimore), e la partnership del Comune di Reggio Emilia e della rete Sottoponte, e mette in campo un team multidisciplinare unico: oltre a Melioli, ci sono l’architetto Francesco Bombardi, il sound designer Giuseppe Cordaro e il musicista Gianpaolo Cassano.

L’obiettivo è ambizioso: rendere visibile l’invisibile. «Nei laboratori mettiamo insieme competenze diverse», racconta Melioli. «Giuseppe Cordaro, ad esempio, si occupa di “sonificare” ciò che non si vede con gli occhi, come la CO2: traduce in suoni la quantità di anidride carbonica presente nell'aria. Abbiamo portato questi esperimenti nelle scuole, come all’istituto comprensivo Kennedy o al Simonini, coinvolgendo ragazzi dei tecnici e dei professionali. Abbiamo ascoltato i suoni delle piante, utilizzando sensori che, collegati alle loro foglie ci hanno permesso di “ascoltarle” grazie alla micro-corrente elettrica che le attraversa». Lo sguardo dei ragazzi Il progetto è diviso in tre fasi. La prima, quella laboratoriale e scientifica, è già in corso e sta toccando luoghi simbolo del quartiere come Fly Zone a Santa Croce e Spazio Raga in via Turri. La seconda fase è la “restituzione”: qui i ragazzi smettono di essere spettatori e diventano creatori. «Sappiamo che il modo in cui noi adulti parliamo di clima spesso non arriva ai giovani», ammette l’astrofisico. «Per questo saranno loro a tradurre i dati scientifici in linguaggi artistici: realizzeranno campagne di poster art e podcast, supportati dallo sguardo artistico e dalle competenze di tre associazioni partner: Associazione Cinqueminuti, Nati Scalzi DT e Compagnia del Buco». L’esperimento non è solo teorico: i ragazzi verificheranno con mano, ad esempio, se l’aumento di CO2 provochi effettivamente un innalzamento della temperatura, trasformando la stazione in una stazione meteorologica partecipata. Verso il festival estivo Il culmine del percorso arriverà tra maggio e giugno con la terza fase: un festival o una grande esposizione che mostrerà alla città i risultati del lavoro. Il legame tra Binario49 e la grande fotografia d’impegno ambientale è profondo: già nel 2019 il fotografo Sebastião Salgado scelse questo spazio per un’anteprima nazionale, l’esposizione “Africa”, e da quella esposizione è stata mantenuta viva con lui e la sua famiglia l’attenzione e la sensibilità ambientale, rivolta principalmente alla preservazione della foresta Amazzonica. «Siamo rimasti molto legati a quei temi», conclude Melioli. «Per l’evento finale ci piacerebbe realizzare una mostra che riprenda lo spirito di progetti come “Antropocene” del Mast di Bologna e di grandi reportage sul cambiamento climatico, come quello realizzato da Valerio Nicolosi, che sarà ospite in una delle nostre serate, con il podcast “Borena”. È complicato coinvolgere i giovani su temi così vasti, ma lo sguardo che hanno loro sulla crisi climatica è unico e merita di essere ascoltato». Con il sostegno del Comune di Reggio Emilia, “Stazione Clima” si candida a essere molto più di un corso sull'ecologia: è un esperimento sociale che prova a dimostrare come, anche in un quartiere difficile, la bellezza e la scienza possano fiorire insieme.

*Studentessa dell’istituto Motti © RIPRODUZIONE RISERVATA