Stop ai diesel Euro 5 dal 1° ottobre: «A Modena rischiano 56mila auto»
La Cisl si schiera contro il provvedimento e delinea un quadro allarmante: «Le famiglie non sono un bancomat»
MODENA. «Prima il rincaro del trasporto pubblico, poi quello della Tari e il costo dei carburanti che continua a pesare sui bilanci domestici. Ora, per migliaia di modenesi, si aggiunge il serio rischio di dover cambiare automobile. È da questa preoccupazione che parte la presa di posizione della Cisl Emilia Centrale sul blocco dei veicoli diesel Euro 5 previsto dal prossimo 1° ottobre.
«La qualità dell'aria è decisiva, ma le famiglie non sono un bancomat», afferma il sindacato, raccogliendo le segnalazioni ricevute da numerosi cittadini, iscritti e non iscritti. «Prima di chiedere a chi lavora un sacrificio da migliaia di euro e nuovi debiti, il territorio deve interrogarsi su ciò che può fare per renderlo evitabile».
La legge regionale 9 del 28 luglio 2026 introduce infatti limitazioni strutturali alla circolazione dei diesel Euro 5 nei centri abitati dei comuni con oltre 100 mila abitanti. Nel Modenese il provvedimento riguarda quindi il capoluogo, dove dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 18.30, questi veicoli non potranno circolare fino al 31 marzo. Un quadro che potrebbe estendersi ulteriormente in caso di adesione volontaria di altri comuni o per l'attivazione delle misure emergenziali previste dal Piano aria regionale.
Per molte famiglie il nodo è soprattutto economico. Un'auto diesel Euro 5 ha spesso poco più di dieci anni e rappresenta ancora il mezzo con cui raggiungere il posto di lavoro, accompagnare i figli a scuola o gestire gli spostamenti quotidiani. Sostituirla significa affrontare una spesa che può arrivare a diverse migliaia di euro, spesso ricorrendo a finanziamenti.
I numeri confermano la portata del fenomeno. Secondo i dati Aci-Pra, alla fine del 2024 in provincia di Modena erano registrati 56.285 veicoli diesel Euro 5, di cui 11.961 nel solo capoluogo. Un dato che evidenzia come il problema non riguardi soltanto chi vive in città, ma anche migliaia di pendolari che ogni giorno entrano a Modena per lavoro.
La Cisl chiede quindi un confronto tra Provincia, Comuni e sistema produttivo. Sul tavolo il sindacato propone deroghe coordinate, maggiore utilizzo dello smart working dove possibile, piani di mobilità aziendale e collegamenti più efficaci per i lavoratori, in particolare quelli impiegati su turni.
Al centro delle critiche c'è anche il trasporto pubblico.
«Sulla carta è facile dire a un lavoratore di utilizzare autobus e corriere, ma prima quel servizio deve esistere e funzionare», osserva il sindacato.
La situazione è particolarmente complessa per chi vive nelle frazioni o nei comuni periferici, dove raggiungere Modena con mezzi pubblici e orari compatibili con il lavoro resta spesso difficile.
Un'incognita riguarda inoltre il sistema Move-In, la cosiddetta "scatola nera" che consente di sostituire i divieti orari con un tetto annuale di chilometri percorribili. Al momento il servizio è disponibile solo per i diesel fino a Euro 4. Per gli Euro 5 non è ancora attivo e restano da chiarire sia il numero di chilometri concessi sia le modalità di conteggio. Un aspetto non secondario per i pendolari, che potrebbero esaurire rapidamente il plafond disponibile.
Per la Cisl la sfida ambientale non può prescindere da quella sociale. «Un'auto di 12 o 14 anni non è una scelta di moda o di nostalgia, spesso racconta semplicemente l'impossibilità economica di sostituirla». Da qui l'appello alle istituzioni modenesi: avviare subito un confronto per evitare che la transizione ecologica si trasformi nell'ennesimo costo a carico delle famiglie. «La transizione va sostenuta, ma deve essere giusta, accompagnata e praticabile».
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