Alla scoperta della vita in Accademia: «Un percorso formativo unico»
L’ex allievo ufficiale Alessandro Fabretti risponde alle domande degli studenti
MODENA. Abbiamo intervistato Alessandro Fabretti ex Allievo Ufficiale dell’Accademia Militare di Modena, papà della nostra compagna di classe Serena.
Cosa l’ha spinta ad entrare nell’Esercito?
«Desideravo avere la possibilità di servire il mio Paese in un’istituzione come quella dell’Esercito basata su importanti valori etici quali la lealtà, lo spirito di corpo, l’altruismo ed il rispetto degli altri, il senso di responsabilità, il senso del dovere, il coraggio, solo per citarne alcuni. La scelta di entrare a far parte dell’Esercito e frequentare l’Accademia Militare di Modena mi avrebbe offerto l’opportunità di seguire un percorso formativo di tipo universitario, con la possibilità di svolgere molte attività sportive e discipline prettamente militari. A distanza di anni posso dire che queste aspettative che avevo da ragazzo quando ho scelto di far parte dell’Esercito sono state ampiamente ripagate».
Come è la vita all’Accademia Militare di Modena?
«La vita in Accademia è molto stimolante, diciamo che la giornata dell’Allievo è molto impegnativa e densa di tante attività che ne scandiscono il ritmo. Queste attività consistono in lezioni universitarie, la pratica di diverse discipline sportive ed altre materie tecniche e insegnamenti teorici e pratici, che sono necessari per l’addestramento militare e la formazione dei futuri Ufficiali. È importante la motivazione, la determinazione, lo spirito di sacrificio e la capacità organizzativa per affrontare le varie attività, con una predisposizione al lavoro di squadra ed al reciproco supporto con i propri colleghi di corso con i quali si creano dei legami di amicizia molto forti, leali e spesso indissolubili».
Qual è stato l’anno di studio più difficile?
«Per me sicuramente il primo anno, anzi volendo restringere il periodo i primi mesi di corso, poiché all’impegno scolastico universitario si aggiunge anche la fase di ambientamento e l’adattamento ai ritmi che caratterizzano la giornata accademica. Superata questa fase l’impegno scolastico non diminuisce ed i ritmi rimangono sostenuti, ma il tutto risulta meno gravoso grazie ad una migliore capacità organizzativa ed anche i momenti di difficoltà che si presentano lungo il percorso vengono superati con la maggiore maturità via via acquisita e il supporto dei propri compagni di corso».
Cosa si mangia in Accademia?
«Diciamo che in Accademia si mangia bene e la dieta giornaliera è varia nella composizione e calibrata per poter fornire all’Allievo Ufficiale il necessario apporto calorico per poter affrontare una giornata molto impegnativa dal punto psico-fisico. Proprio in virtù di questo impegno, oltre ai pasti principali viene consumata dagli Allievi anche una piccola, ma molto gradita, merenda a metà mattinata».
Cosa faceva durante il tempo libero?
«Ottima domanda. Diciamo che il tempo libero in Accademia non è molto, proprio per i molteplici impegni che caratterizzano la giornata. Nei momenti liberi si cercava di recuperare un po’ le energie ascoltando musica e trascorrendo il tempo assieme ai miei colleghi di corso al circolo degli Allievi, consumando qualcosa al bar, un caffè ed una partita a ping-pong o a biliardo. Durante il fine settimana, quando gli impegni di studio lo consentivano si approfittava per andare in libera uscita e fare una passeggiata nel centro di Modena».
È mai stato in missione in altri Paesi? Dove?
«Sì. In Somalia, in Afghanistan ed in Bosnia Erzegovina. Diciamo che dall’inizio degli Anni ‘90 vi è stato un sensibile incremento dell’impiego delle Forze Armate, e dell’Esercito in particolare, in operazioni per il mantenimento della pace e della sicurezza».
Cosa si prova ad andare in missione in un altro Paese?
«Diciamo che si partecipa sempre con grande dedizione e con la consapevolezza di poter fare qualcosa di utile per il Paese in cui si viene impiegati e per la sua popolazione. Di solito si interviene in aree del mondo che attraversano o che hanno attraversato un periodo di crisi, quindi contribuire a ristabilire delle condizioni di vita sicure e dignitose e cercare di ridare speranza e prospettive di pace a popolazioni che hanno sofferto molto è un aspetto che dà un’altissima motivazione che aiuta a non sentire il gravoso, spesso rischioso, impegno lavorativo quotidiano e le difficoltà connesse con la lontananza dai propri affetti familiari».
Cosa doveva fare mentre era in Afghanistan?
«Svolgevo un incarico nell’ambito della logistica, in particolare seguivo le attività di rifornimento che erano necessarie per permettere al nostro contingente di vivere ed operare. L’Afghanistan è un paese che non ha sbocchi sul mare ed il suo territorio è molto particolare dal punto di visto morfologico, con la presenza di vasti altopiani e catene montuose, inoltre la rete stradale, come via di comunicazione, non è molto sviluppata, quindi i rifornimenti di tutte le tipologie di materiali dall’Italia ed i successivi spostamenti all’interno del territorio afghano non erano semplici e dovevano tener conto di queste difficoltà».
Quali sono i ricordi più belli in tutti questi anni di studio e di servizio?
«Sicuramente, come dicevo all’inizio, uno dei ricordi più belli è il rapporto con i propri compagni di corso d’Accademia, si creano dei legami di amicizia molto forti che durano per sempre. Nelle attività di servizio il ricordo più bello è costituito in generale da tutte le esperienze che l’Esercito mi ha permesso di fare e da quello che ho ricevuto in termini di rapporti umani dai colleghi e da tutte le persone con cui ho lavorato che spesso sono diventate una seconda famiglia».
*studenti della scuola media Cavour, classe 2B
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