Batniji, da Gaza ai Giardini Ducali: «In Palestina abitiamo il tempo»
Il curatore De Luigi racconta la mostra dell’artista palestinese: «Tutte le vicende, personali e collettive, sono confluite nel suo lavoro»
MODENA. Alla palazzina dei Giardini ducali di Modena, fino a domenica 15 febbraio, potete visitare una mostra importante e significativa, la prima personale in un’istituzione italiana di Taysir Batniji, nato a Gaza nel 1966, pochi mesi prima della guerra dei Sei Giorni e dell'inizio dell’occupazione israeliana dei territori palestinesi.
Il suo lavoro, che comprende una vasta gamma di progetti fotografici, sculture, pitture, disegni e installazioni concettuali, affronta la sua situazione politica liminale in modi molto vari e profondamente poetici.
«Mostriamo il suo percorso completo»
Abbiamo avuto l’occasione di parlare con il curatore della mostra, Daniele De Luigi, che ci ha innanzitutto spiegato il suo ruolo: «Il ruolo del curatore è essenzialmente un lavoro di mediazione, che unisce un approccio propositivo a una profonda dimensione collaborativa. È una figura che porta con sé interessi specifici, una visione personale sul ruolo che l’arte deve svolgere nella società e preferenze estetiche ben definite. Tuttavia, il curatore non opera mai in isolamento: al contrario, deve collaborare strettamente con gli artisti, ponendosi al loro servizio per valorizzarne appieno il lavoro, preservandone l’autenticità e impedendo che venga subordinato a discorsi o agende personali. Quando lavora all’interno di un’istituzione deve anche tenere conto degli obiettivi e della missione di quest’ultima, integrando le esigenze artistiche con quelle istituzionali».
Ci ha poi accompagnati nella visita dell’esposizione e ci ha raccontato perché ha deciso di portare proprio Taysir Batniji a Modena: «Abbiamo pensato che fosse giusto presentare il suo lavoro, che inevitabilmente parla molto della situazione palestinese, ma sempre con il filtro della propria storia e memoria. Inoltre, in Italia il suo lavoro non fotografico non si era mai visto, era dunque un’occasione per mostrare il suo percorso completo».
Gli intrecci temporali
Nelle sue opere, attraverso strategie come lo spostamento di significato, l’artista ridefinisce l'esperienza degli oggetti quotidiani, come chiavi, valigie, saponette, offrendo una prospettiva intensa, spesso amara, sulla realtà. Nella maggioranza dei casi, le foto non sono state realizzate dall’artista stesso, bensì affidate ad amici e conoscenti che risiedono tuttora a Gaza, mettendo in crisi l’autorialità dell’immagine, privilegiando invece un’opera concepita come esperienza collettiva, come arte partecipata: «Tutte le vicende palestinesi, personali e collettive, sono confluite nel suo lavoro».
Dunque, per Batniji, una strategia per contrastare l'incapacità di fruire dello spazio, determinata dal controllo israeliano sulla sua terra e intensificata dalla recente guerra genocida nella Striscia di Gaza, è – come evoca il titolo della mostra – quella di abitare il tempo, plasmando un orizzonte in cui passato, presente e futuro si intreccino armoniosamente. Taysir Batniji è un artista palestinese la cui opera è fortemente segnata dalle vicende personali e da quelle, spesso tragiche, della sua terra. La specificità del suo lavoro nasce dall’incontro tra i linguaggi e le tecniche dell’arte contemporanea e le tematiche legate a un paese in conflitto da un secolo per l’affermazione della propria identità.
Come visitare la mostra?
La mostra è visitabile dalle 11 alle 19. Per prenotarsi: http://www.agomodena.it/mostre/taysir-batniji-abitare-il-tempo/. Biglietto intero 10 euro; ridotto, 7 euro (residenti Modena); ridotto, 5 euro (tutte le convenzioni).
*studentessa del Liceo Muratori-San Carlo, classe 5C
