Vita da infermiere nel 2026: «Tante carenze, ma la sanità resiste»
A tu per tu con Nicola Russo, segretario della Uil Fpl Modena
MODENA. La carenza di personale sanitario è oggi una delle principali emergenze del Servizio Sanitario Pubblico. In Emilia-Romagna, e anche nel territorio modenese, il problema rischia di incidere sulla qualità delle cure e sull’accesso universale alla sanità.
Ne abbiamo parlato con Nicola Russo, infermiere e segretario generale e responsabile sanità della Uil Fpl Modena.
Quanto è grave oggi la carenza di personale sanitario nel nostro territorio?
«La situazione è grave: ci sono problemi formativi e di attrattività in tutte le professioni sanitarie. La carenza di organico e la mancanza di sbocchi professionalizzanti hanno reso il lavoro difficile. Con livelli assistenziali alti, come in Emilia-Romagna, è difficile garantire a tutti una buona sanità».
Quali sono le principali cause della crisi del personale sanitario?
«C’è l’effetto formativo ed economico. Alcune professioni sono meno attrattive perché a contatto con sofferenza e dolore. L’attrattività di altre nazioni con livelli professionali ed economici più alti porta via i pochi che accedono alla formazione».
Quali figure professionali mancano di più?
«Le figure più carenti sono gli infermieri e il personale Oss. È stata introdotta la figura dell’assistente infermiere, tra Oss e personale infermieristico, per rendere più attrattivi i percorsi di studio e supportare l’assistenza. Per i medici, la carenza è diffusa, soprattutto in medicina generale, nei reparti ospedalieri, tra gli anestesisti e nei pronto soccorso».
Che effetti ha la carenza di personale sulla qualità delle cure?
«Gli effetti sono innegabili, ma abbiamo ancora uno dei migliori servizi sanitari nazionali. Oggi però il numero dei professionisti è insufficiente rispetto a quanto serve. Siamo in una situazione borderline tra la sostenibilità dell’assistenza a tutti e la necessità di riorganizzare i servizi territoriali e ospedalieri».
Il rischio è una sanità meno accessibile per tutti?
«Ad oggi no, la sanità locale è ancora per tutti. Le direzioni stanno lavorando per evitare che questo succeda. Però è chiaro che si allungano le liste d’attesa. Qualche anno fa i tempi per una visita specialistica erano inferiori rispetto a oggi. Questo comporta che chi ha una condizione economica migliore può rivolgersi al privato, mentre la maggioranza delle persone non può farlo ed è vittima della situazione che stiamo vivendo».
Cosa chiede Uil Fpl alle istituzioni?
«La salute delle persone è intoccabile. Noi dobbiamo difendere un servizio sanitario universalistico, per tutti».
Cosa vuol dire lavorare in ospedale oggi?
«Oggi la situazione è diversa: un tempo gli ospedali avevano più posti letto in rapporto alla popolazione. Ora l’ospedale è l’ultimo punto di arrivo. L’obiettivo è allargare la rete territoriale, prendendo in carico persone con multipatologie, a domicilio o nelle case di comunità, con assistenza clinica, fisica e psicologica. Concentrarsi solo sulla malattia rischia stati depressivi, ma oggi questo è spesso sacrificato per l’aumento dei numeri».
Quali sono le conseguenze sul personale?
«Il personale vorrebbe fare tutto, ma non riesce, causando frustrazione, burnout e problemi personali, con ritmi che saltano riposi e ferie e la pressione del contatto quotidiano con sofferenza e morte». Che messaggio vuole lasciare ai cittadini? «Dobbiamo essere consapevoli di quello che abbiamo e sostenerlo. Evitare aggressioni al personale, che già rinuncia a riposi e ferie e sacrifica la famiglia per garantire l’assistenza».
*studentessa del Liceo Muratori-San Carlo, classe 5C
