Gazzetta di Modena

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Scuola 2030

Viaggiare, mettersi in gioco, aiutare: le storie di quattro volontarie in Africa

di Martino Delmonte e Pietro Rompianesi*
Viaggiare, mettersi in gioco, aiutare: le storie di quattro volontarie in Africa

Viola, Anna, Sara e Laura sono partite da Modena per un’esperienza unica

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MODENA. Unire la voglia di viaggiare a quella di mettersi in gioco per chi ha bisogno. È quello che si sono dette Viola, Anna, Sara e Laura: quattro ragazze di Modena che cercavano un’esperienza fuori dal comune e sono partite per l’Africa.

«Io sono partita con l'associazione Papa Giovanni XXIII e sono stata in Zambia, in particolare a Ndola», ci dice Laura, mentre le altre tre sono state in Malawi presso delle suore francescane. Sono rimaste là per circa un mese. Per tutte e quattro la curiosità è stata il motivo principale per cui intraprendere questa missione, ma anche la voglia di mettersi in gioco e sperimentare un volontariato diverso da quello che si può svolgere in Italia, a cui loro erano abituate facendo parte degli Scout.

Le ossa di pollo

A colpirle fin da subito è stata l’accoglienza riservatagli dai bambini del luogo: «Appena siamo scese dalla macchina ci hanno subito abbracciato e ci hanno riempito di gioia», ricorda Sara. E Anna aggiunge: «Appena metti i piedi fuori hai 500 bambini che ti corrono incontro per darti la mano: qua ci sono tantissime persone che ti sorridono sempre». Il loro ruolo lì era simile a quello degli animatori di un centro estivo; quindi dall’organizzazione di attività ludiche per bambini all’insegnamento della lingua inglese. Non sono mancati i momenti emotivamente difficili come il confrontarsi con la miseria di alcune persone. Anna ci racconta che le è capitato che un uomo, avendola vista prendere del pollo da un venditore ambulante, le abbia chiesto di dargli le ossa. «Questo mi ha lasciata sbigottita poiché nella nostra società nessuno vorrebbe le ossa del pollo, nemmeno se estremamente affamato».

Anche Laura ha avuto un’esperienza simile: «Andiamo a mangiare in questo fast food – ricorda – Inizio a vederli affacciati alla vetrina, che mi iniziano a urlare “il cibo, il cibo”. Io ero con un nodo allo stomaco perché vedevo questi bambini a cui ero affezionatissima, che non avevano niente. La prima regola che ci hanno detto è non date il cibo alla gente per strada, non date niente perché per loro è l'incentivo a rimanerci per strada». Alla nostra domanda su quali fossero alcune tradizioni del luogo, tutte riferiscono che la danza è un’abitudine di quasi tutti gli abitanti. «Magari non c'è musica, c'è un momento di silenzio e loro si mettono a ballare. Ci hanno insegnato un sacco di canzoni», ci riferisce Viola.

«Un’esperienza che consigliamo»

Il loro modo di vivere, secondo Laura, è riassumibile con l'espressione “panolo panolo”, «che vuol dire lento-lento. Si inizia il gioco, ci si ritrova alle nove, inizierà alle undici sicuramente ed è tutta una vita molto più lenta. I cosiddetti “African times”». Un’altra parola significativa, stavolta del Malawi, è azungu usata per indicare i bianchi: «Ha un'accezione molto positiva rispetto alla parola nero che abbiamo qua, come per dire: “Ci sono i bianchi, andiamo a giocare”», ci dice Anna. «Vi consigliamo questa esperienza, perché questo viaggio ci ha molto arricchite umanamente, e alcune di noi hanno anche già in programma di ritornare là». Come alla fine osserva Viola: «Voi andate per stare, per immergervi in un mondo nuovo, un mondo diverso, persone nuove».

*studenti del Liceo Muratori San Carlo, classe 5C