La musica come bisogno, il rapper Sidra: «Finesse è casa»
Alla scoperta di un movimento artistico a 360 gradi con due studi di registrazione
MODENA. La musica, prima di tutto, come bisogno. Finesse nasce così: da ragazzi che passano più tempo in studio di registrazione che altrove, che imparano facendo, sbagliando, confrontandosi ogni giorno. La necessità di esprimere sé stessi li ha uniti in modi diversi e hanno creato un collettivo che prende forma lontano dai riflettori, ma con le idee chiare su cosa vuole diventare: un movimento creativo capace di unire suono, persone e visione.
«La musica come via di fuga»
A raccontarlo sono le esperienze di chi lo vive ogni giorno: il rapper Tommaso Mazza, in arte Sidra, i produttori Jabuj Maulid e Diego Benzi, in arte J1 e Benz, e il fonico Andrey Bettuzzi, in arte Atial. Per Sidra, il rapporto con la musica, in particolare con il rap, nasce in modo spontaneo, quasi inevitabile. «Ho iniziato da piccolo, avevo tredici anni. E’ stata solo una cosa naturale, non c'è stato qualcosa che mi ha condizionato davvero», racconta. Alla domanda se la musica sia una responsabilità o una via di fuga, Sidra non ha dubbi: «Via di fuga». Questa necessità ha però un costo. «Ho dovuto rinunciare a tante cose, soprattutto a parti della mia adolescenza», ammette. Crescere artisticamente ha significato fermarsi mentre altri andavano avanti, per investire tutto in un sogno ancora fragile. I suoi brani nascono senza schemi: «Sono flussi di coscienza. Mi lascio andare, dico quello che mi viene in mente, senza limiti».
Un approccio istintivo che si nutre del confronto quotidiano con i produttori del gruppo. «Lavorare con produttori di questo livello è fondamentale. Il loro feedback è importante e lo seguo, perchè ok fare musica per me, ma il mio obiettivo è farla arrivare agli altri». Accanto a Sidra ci sono J1 e il Benz, due produttori di Finesse. Entrambi arrivano alla produzione quasi per caso. «Un mio amico ha scaricato il programma e mi sono messo anche io, senza sapere niente», racconta uno di loro. Da una prova all’altra, quella curiosità iniziale diventa un mestiere. «Ora è il mio lavoro». Per J1 e il Benz il ruolo del produttore è fondamentale, anche se spesso sottovalutato: «Sembra che il cantante prenda tutte le attenzioni, ma senza il produttore non c’è una base, non c’è una struttura, non c’è niente». Il lavoro in studio non segue regole rigide: «E’ tutto abbastanza disorganizzato. Si colgono le situazioni, i momenti, i mood».
Un confronto continuo
Il rapporto umano è centrale per entrambi i produttori nella composizione di un brano: «Tendo sempre a cercare il rapporto, che, secondo me, è la chiave per far venire fuori un prodotto che veramente rappresenti un artista». A completare il quadro c’è Atial, fonico del collettivo. Nato come produttore e musicista, con sette anni di pianoforte alle spalle, Atial cresce direttamente in studio: «Mi trovavo in situazioni in cui mancava il fonico e mi sono detto: “Ok, lo faccio io”. Il lavoro si basa sul contatto e confronto continuo con artisti e produttori. E’ la parte fondamentale del nostro lavoro». Entrare in Finesse significa anche opportunità concrete: «Avere due studi a Modena sempre disponibili è una fortuna enorme», raccontano i produttori. «A livello artistico ti dà l’opportunità di conoscere e lavorare con artisti che mai penseresti». Ma oltre agli spazi, conta il contesto umano: «Finesse per me non è solo lavoro, ma è anche una famiglia. Ci vediamo ogni giorno, lavoriamo insieme, ma siamo amici anche fuori dallo studio». Lo sguardo è rivolto al futuro. Finesse punta a diventare un movimento artistico più ampio, che arrivi a più persone possibili e che, passo dopo passo, si costruisca il proprio percorso nella musica italiana.
*studentessa del Liceo Muratori San Carlo, classe 5C
