Gazzetta di Modena

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Scuola 2030

Alla scoperta di Labtronica: «Trasformo oggetti in arte»

di Gabriele Mariani, Pauline Losavio e Christine Frisella*
Alla scoperta di Labtronica: «Trasformo oggetti in arte»

Il progetto social dell’artigiana trentenne Francesca Ferrari: «Tutto è nato da un paio di scarpe Air Force che ho rimodellato»

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MODENA. Il territorio modenese conta molti artisti, persone creative e produttrici di arte. Abbiamo incontrato Francesca Ferrari, 30 anni, per parlare di “Labtronica” (@labtronica su Instagram), il suo progetto di upcycling e artigianato, con cui dà vita a nuovi oggetti.

Francesca, cosa ti ha spinto a fare arte?

«Il mio percorso scolastico alle superiori è stato più tortuoso del previsto: faticavo a esprimermi e mi perdevo tra gli altri. A ispirarmi furono le mie Air Force usurate: con alcune penne colorate, decisi di riempirle con i fiori che disegnavo sui quaderni. Il giorno dopo le indossai e ricevetti tanti complimenti. Da lì è nata la mia sfida: dare nuova vita a oggetti consumati, con il mio tocco personale. Ho avuto la fortuna di avere il sostegno della mia famiglia, che ha sempre visto la mia passione come vera arte e non come un hobby».

Sei riuscita a fare dell’arte il tuo lavoro principale?

«Ci sto provando. Non ho mai abbandonato la mia passione: nei momenti di crisi è un’ancora che aiuta ad affrontare le difficoltà della vita. Dopo gli studi non ho trovato subito lavoro nella moda, per cui avevo studiato. Ho sempre evitato lavori stressanti che spegnessero la mia creatività. Oggi l’arte non è il mio lavoro principale, ma ho orari flessibili che mi permettono di praticare la mia passione, tra mercatini e il laboratorio casalingo che ho creato. Riesco sempre a ritagliarmi momenti per fare ciò che amo davvero».

Quindi qual è lo scopo della tua arte?

«La mia arte è una sfida personale: trovare una nuova funzione agli oggetti, da radio e bottiglie trasformate in lampade, fino ai vestiti macchiati resi capi personalizzati e unici. Ma non è solo espressione: è coinvolgimento. Mi piace lavorare con le persone, capire i loro interessi e creare qualcosa che rispecchi la loro personalità. Il mio sogno nasce dalle difficoltà vissute da ragazza: ero introversa, senza stimoli né direzione chiara. L’arte oggi per me è uno strumento potentissimo, creativo e umano, capace di avvicinare le persone e recuperare quell’umanità che spesso perdiamo nella frenesia della vita quotidiana».

A questo proposito ritieni che Modena sia un terreno fertile per i giovani artisti?

«Negli ultimi anni ho notato un crescente interesse per l’artigianato, grazie ai mercatini e ai social. Ora non sono solo spazi di vendita, ma veri eventi sociali: aggregano chi ama l’artigianato, ma anche chi vuole passeggiare e stare insieme. A Modena queste iniziative stanno crescendo costantemente e si stanno aprendo molto, e ne sono soddisfatta».

Come si approcciano i clienti alle tue creazioni?

«Ci sono persone che comprendono il tuo impegno e altre che lo sminuiscono. Frequentando eventi e mercatini con un pubblico interessato all’artigianato, il riscontro è positivo. Poi, mi è capitato che qualcuno chiedesse se i jeans erano macchiati di proposito: non tutti comprendono subito il lavoro, ma non è un motivo per scoraggiarsi. Allo stesso tempo, ho incontrato molte persone che apprezzano il mio lavoro. Anche quando le vendite non erano altissime, tornavo a casa felice: c’erano persone che si fermavano a parlare, interessate al mio lavoro. Sono più le persone che stimolano di quelle che criticano senza motivo».

Infine, un consiglio per chi ha timore a intraprendere un percorso artistico?

«Il mio è un incoraggiamento: non buttatevi giù. È un percorso difficile, soprattutto all’inizio, e spesso va affiancato a qualcosa di più sicuro. Se qualcuno di voi ha passione per l’arte, mi farebbe piacere esservi di supporto. Io non ho trovato nessuno, tranne la mia famiglia, che mi incoraggiasse a partecipare ai mercatini. Spero che tra voi ci sia chi ha questa passione, o che la riscoprirà negli anni: non ci conosciamo mai del tutto, scopriamo sempre cose nuove su noi stessi. Mi piacerebbe essere di supporto».

*studenti del Liceo Muratori-San Carlo, classe 5E