Gazzetta di Modena

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Scuola 2030

Conosci i cammini del nostro Appennino? La storia della sezione del Cai di Modena

di Elena Girolamo, Virginia Bortoletto e Sofia Berselli*
Conosci i cammini del nostro Appennino? La storia della sezione del Cai di Modena

Consigli, aneddoti e curiosità sui percorsi in montagna con Giuliano Cavazzuti

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MODENA. Conosci veramente i cammini del nostro Appennino? Quante volte sei salito in montagna con un’attrezzatura adeguata e invece quante altre hai sottovalutato il percorso? In questa intervista l’ex rettore della sezione del CAI di Modena Giuliano Cavazzuti ci parla dell’ambiente montano al giorno d’oggi e di come l’escursionismo sull’Appennino emiliano e romagnolo si sia sviluppato nel corso degli anni.

Sotto le coltri pesanti di foglie, tra gli alberi dei boschi del nostro Appennino, si nascondono centinaia di sentieri che aspettano soltanto di essere percorsi. Nei secoli, questi semplici passi, battuti da legioni, eserciti, pellegrini, mercanti, esuli e briganti, si sono trasformati in strade secolari, quasi leggendarie.

Alla scoperta dei percorsi

Oggi, il fondamentale compito di mantenere pulite e segnalate queste strade è affidato ad una altrettanta secolare istituzione, il CAI, il Club Alpino Italiano. «In Italia ci sono oltre 750 sezioni CAI fin dalla fondazione 163 anni fa. Ognuno si deve occupare del proprio territorio, del proprio Appennino, valorizzandolo, curandolo e proteggendolo» ci spiega Giuliano Cavazzuti. Il lavoro di restauro e di mantenimento di queste strade permette ogni anno a migliaia di escursionisti e di camminatori di poter apprezzare e scoprire le bellezze del nostro territorio italiano.

Anche l’area emiliano-romagnola è attraversata da queste stesse strade che un tempo collegavano i vari punti dell’impero a Roma e che adesso promuovono un turismo consapevole e sostenibile, mettendo in luce i beni della nostra terra e della nostra storia. Negli ultimi anni, sempre più si parla della nota Via degli dei, cammino che collega Bologna e Firenze, due delle mete del centro Italia più ambite da stranieri ed italiani, ma ne esistono molte altre. All’interno della sua provincia, Modena ospita la Via Romea Nonantolana, che collega il comune di Nonantola con quello di Pistoia, la Via Imperiale, che attraversa l’Italia per il lungo, da Trento ad Arezzo, e la Via Vandelli, che parte proprio da Modena per arrivare fino a Massa.

«Nove soccorsi su dieci non sono soci CAI»

Viene da domandarsi se questo turismo massiccio nei confronti della montagna sia sempre stato così, oppure se si siano riscontrati dei cambiamenti negli ultimi anni. Durante l’intervista è emerso come nell’ultimo periodo, soprattutto dopo il Covid, si sia vista una crescita nel numero di turisti sia italiani che stranieri non solo nel nostro Appennino Modenese, ma su tutto il territorio italiano. «Però attenzione» afferma Giuliano, «non sono persone che sono passate tramite corsi CAI, intraprendendo un percorso di formazione come c'è sempre stato, ma è una massa incredibile che, nel caso di Modena, sale dalla pianura e vuole avere gli stessi privilegi che ha a casa, senza quindi veramente pensare di prepararsi all’ambiente montano».

Per rispondere alla domanda dei turisti vengono tenuti accesi gli impianti di risalita tutto l'anno, favorendo non tanto l’afflusso di più persone, ma piuttosto l’arrivo di gruppi non organizzati, impreparati e mal equipaggiati.

Questo comportamento incurante del panorama montano e dei suoi pericoli porta le persone a mettere a rischio la propria incolumità e quella degli altri camminatori; infatti, Giuliano dice che «Su 5.000 interventi di soccorso il 90% non sono soci-CAI e non riceve informazioni. Del restante 10% che invece è composto da soci-CAI, 9 persone su 10 non hanno mai fatto un corso». È quindi molto importante raccogliere correttamente quante più informazioni sul percorso che si vuole seguire e dotarsi dell’attrezzatura idonea. Lo stesso vale quando si vuole esplorare nuovi sentieri.

*studentesse del Liceo Muratori-San Carlo, classe 5E