«Così la passione per l’arte diventa lavoro»
La professoressa Serri: «Il “posto sicuro”? Ma al giorno d’oggi esiste davvero?»
MODENA. L’insegnamento dell’arte è spesso sottovalutato e relegato ai margini del programma scolastico: è lo spazio che merita? È davvero una disciplina “secondaria”, soprattutto in un paese come il nostro?
Per capire il valore di storia dell’arte come materia scolastica e come mezzo per l’espressione di sé, abbiamo intervistato Laura Serri, insegnante di arte al Liceo Scientifico Formiggini di Sassuolo.
Qual è stato il suo percorso nel mondo dell’arte?
«L'Accademia di Belle Arti è una scelta di vita che tornerei a fare, perché mi ha messo in contatto con persone che hanno ampliato le mie prospettive: la capacità di immaginare, di creare, hanno reso più appassionanti le mie giornate. Sicuramente ho avuto anche la possibilità di fare questo percorso a vent’anni in un momento in cui in provincia l'arte contemporanea aveva uno spessore tangibile: c'erano tantissime gallerie e tantissime opportunità. In effetti potevamo vivere con la nostra arte, facendo un’attività apprezzata dalla città: sentivo di avere un posto reale, dipinti e sculture erano richiestissimi».
Non ha mai incontrato pregiudizi?
«In realtà no, come vi dicevo prima, in quel momento l'arte a Modena era qualcosa di veramente creativo. Anche tra gli artisti non c’era rivalità: vedendo le opere di altri, eri stimolato a fare delle cose più belle».
Ora che insegna arte, cosa ritiene che la sua materia possa insegnare agli studenti al giorno d'oggi?
«Tutto. Al di là dell'insegnare le vite degli artisti, i registri dell'arte, vorrei trasmettere che ci sono state delle persone eccezionali, un tempo normali, con una passione di cui hanno fatto la loro vita: l’arte. Questo fare dell'arte la loro vita, li ha resi immortali».
Crede che l’arte abbia il giusto spazio nelle scuole?
«Secondo me, dal momento che siamo in Italia, l'arte dovrebbe essere una materia fondamentale in tutte le scuole. L’idea di non poter vivere di arte è una scelta politica: se andiamo a vedere in passato, con la cultura si è sempre mangiato. Non bisogna dimenticare che l’arte ci ha regalato un'Italia che è e sarà sempre la meta turistica prediletta dagli stranieri. Io e alcuni colleghi ci siamo inventati laboratori artistici pomeridiani, perché l'arte ti dà la possibilità di lasciare il tuo segno e secondo me l'insegnante deve sempre agevolare uno studente a esprimersi».
Lei crea anche opere…
«Io realizzo disegni e strutture in base al tempo e agli spazi che ho a disposizione. Oggi la mia vita è divisa tra famiglia, insegnamento e altre passioni: dal grande laboratorio si passa spesso al tavolo della cucina. Le idee ti seguono ovunque, in macchina, al supermercato, e nascono collegamenti inaspettati che finiscono poi nell’opera. Quando il lavoro prende forma, diventa qualcosa di profondamente tuo».
Cosa direbbe ai giovani che sono indecisi tra l’arte e un “lavoro sicuro”?
«Poco fa, facevo supplenza in una quinta: ho chiesto agli studenti cosa avrebbero voluto fare dopo la scuola, e molti erano combattuti tra ciò che piaceva loro e ciò che sembrava più “sicuro”. La sicurezza oggi non esiste davvero: il mondo cambia in fretta, e non bisogna pensare solo agli anni di studio, ma alla vita che verrà. La vera spinta deve essere pensare di non poterne fare a meno. Quando credi davvero in quello che fai, anche una strada in salita diventa interessante e affascinante. Inoltre le possibilità sono molte: gallerie, musei, insegnamento, curatela, progetti culturali. L’importante è capire che quella passione può diventare la tua vita, perché non c’è niente che vorresti fare di più».
*studenti del Liceo Muratori San Carlo, classe 5E
