Gazzetta di Modena

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Referendum sulla giustizia, Bonfante difende il no: «Niente agenda ai pm»

di Christian Bianco, Anita Bosi, Angelica Frappa e Alberto Gualini*
Referendum sulla giustizia, Bonfante difende il no: «Niente agenda ai pm»

L’avvocato modenese: «Si rischiano superpoliziotti, legali dell’accusa per la condanna»

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MODENA. L’avvocato modenese Simone Bonfante difende invece le ragioni del no al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo.

Che ne pensa dei quesiti sulla riforma Nordio?

«Il quesito porrà i cittadini di fronte alla scelta riguardo il decidere o meno per la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. La funzione del pubblico ministero deve essere caratterizzata da una grande indipendenza. L’accondiscendenza del giudice non si riscontra. Garantire l’indipendenza al pubblico ministero è fondamentale: nella fase delle indagini preliminari avere un pubblico ministero che ha la cultura della giurisdizione consente di evitare processi inutili e lo può fare solo un pubblico ministero indipendente, non assimilabile all’avvocato di accusa. Io avvocato devo difendere il mio assistito e chiederne l’assunzione o l’attenuazione della pena, il pubblico ministero no. Separare le carriere e isolare il pubblico ministero genera il pericolo di creare un superpoliziotto, un avvocato dell’accusa che si preoccupa solo di portare a casa una sentenza e una condanna: un rischio significativo».

Come una vittoria del sì sbilancerebbe gli equilibri tra i poteri costituzionali?

«Smembrare un potere significa indebolirlo. Il rischio, come in altri Paesi, è che i pubblici ministeri finiscano attratti sotto l’orbita dell’esecutivo che detta loro l’agenda. Abbiamo avuto padri costituenti eccelsi, una Costituzione internazionalmente ritenuta una delle migliori al mondo. Intaccarla può aprire scenari imprevedibili».

Chi sostiene il sì pensa di porre fine alla “magistratura politicizzata”. È così?

«No. Con il sorteggio si delegittima la rappresentanza negli organi di autogoverno e si rischia di mettere in soggezione i giudici rispetto al potere politico. Sanno di poter ricevere sanzioni disciplinari da soggetti che sono solo in parte togati e altri scelti dal Parlamento. Poi c’è una certa mancanza di responsabilità: chi è eletto nominato si assume responsabilità verso coloro che lo hanno voluto, chi è sorteggiato è in parte deresponsabilizzato».

I magistrati non possono decidere sui trasferimenti dei colleghi?

«I magistrati devono decidere sulla vita delle persone. Non ho mai avuto la percezione che un giudice emettesse una sentenza favorevole al pubblico ministero per contiguità».

La riforma dovrebbe interessare tutti i cittadini?

«Ogni riforma ha un impatto sul cittadino. Questa può spostare pericolosamente l’asse del terzo potere della magistratura verso il potere esecutivo e va a minare l’indipendenza della magistratura e della delicatissima funzione del pubblico ministero. Avere un pubblico ministero che ha la stessa formazione di un giudice è per il cittadino un grande privilegio e un’importante garanzia che sarebbe con la separazione delle carriere messa in discussione».

*studenti del Liceo Muratori San Carlo, classe 5E