Tragedia di La Spezia, i modenesi: «Bisogna ripensare l’educazione»
Le testimonianze contro la violenza: «Serve una riflessione»
MODENA. La tragedia di La Spezia è un segnale di un grave problema che colpisce l’Italia da molti anni: la sicurezza dentro e fuori la scuola. Ormai la gente è abituata a leggere o sentire di aggressioni e violenze all’interno della scuola o nei pressi, oppure sui trasporti; quindi molta gente ha paura e vive segnata da una forte insicurezza.
Questo tema, in particolare il caso di La Spezia, ha fortemente sconvolto noi ragazzi del liceo Muratori San Carlo che abbiamo deciso di approfondirlo andando in giro per Modena chiedendo ai cittadini cosa ne pensasse a riguardo.
«Abbiamo creato un comitato»
Abbiamo intervistato una signora di nome Emanuela Otta a cui abbiamo chiesto come abbia reagito al caso di La Spezia e lei ha risposto dicendo: «E’ stata una cosa terribile e ha fatto molta notizia perché purtroppo il ragazzo è deceduto però ci sono stati già altri casi di violenza che hanno fatto meno notizia perché, per fortuna, non hanno avuto la stessa gravità».
Quindi per lei è importante dare il giusto peso a ogni caso di violenza in modo da sensibilizzare sempre di più la società facendo conoscere la storia di tutti i ragazzi e ragazze che hanno subito aggressioni. In seguito le abbiamo chiesto se secondo lei la scuola sia ancora un luogo sicuro e lei ha affermato: «I miei figli hanno fatto scuole tranquille, quindi magari capitava qualche rissa ma non episodi simili a quelli di oggi. Però mia figlia mi raccontava di episodi successi fuori dalla scuola, soprattutto sugli autobus, che hanno cambiato la percezione che i genitori avevano nei confronti della scuola; infatti abbiamo creato un comitato per monitorare e far presente alle istituzioni queste problematiche».
«I genitori stiano più con i figli»
Poi siamo andati a intervistare due persone che hanno preferito restare anonime e si sono focalizzate soprattutto sul problema del rapporto tra i genitori e i figli dicendo: «Tutto parte dai genitori – raccontano le persone intervistate – La famiglia deve dare degli indirizzi ben precisi non dire ai propri figli che possono fare quello che gli pare. Adesso, in molte famiglie, entrambi i genitori lavorano a volte fino a tardi quindi passano poco tempo con i loro figli e se non ci sono i nonni o altri parenti che possano occuparsi di loro, i figli si sentono abbandonati e per un figlio l’abbandono può provocare in tanta rabbia che lo porta a fare del male al prossimo. Questa non è una giustificazione ma una riflessione sul fatto che i genitori devono organizzare le loro giornate in modo da ritagliarsi del tempo per stare con i propri figli».
«La sicurezza dipende dalle persone»
Nei giorni successivi abbiamo contattato ragazzi che hanno svolto un periodo di studio in una scuola all’estero per fare un confronto sul tema della sicurezza nelle scuole di altri Paesi. Abbiamo quindi intervistato Sofia Rossi, una ragazza di 20 anni che ha trascorso 6 mesi in una scuola americana in Colorado. Le abbiamo chiesto le differenze principali che ha riscontrato soprattutto in merito alla sicurezza: «Lì le armi sono legali e ciò può far paura ma la situazione è abbastanza controllata e i ragazzi sono abbastanza tranquilli; quindi per me la sicurezza dipende dalle persone che ci sono e credo sia così anche in Italia. In più nella scuola americana non solo si studia sui libri ma propone molte esperienze che la scuola italiana non propone».
*studente del Liceo Muratori San Carlo, classe 5E
