Gazzetta di Modena

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Scuola 2030

Campi Aperti: la sostenibilità al centro

di Miriam Cambiaghi, Rejka Costantini, Alessandro Marinelli e Sara Paltrinieri*
Campi Aperti: la sostenibilità al centro

Il mercato contadino che unisce produttori agricoli biologici e consumatori

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MODENA. Multinazionali e grande distribuzione organizzata da una parte, piccoli produttori dall’altra: è questo il dualismo silenzioso che attraversa oggi il sistema agroalimentare. Un esempio concreto arriva dal mercato contadino di Campi Aperti, che ogni settimana anima piazza Lucio Dalla a Bologna, mettendo in contatto diretto produttori agricoli biologici e consumatori, definiti non a caso “coproduttori”, perché con le loro scelte sostengono attivamente il lavoro nei campi. Molti agricoltori raccontano di aver scelto Bologna come punto di riferimento per una maggiore apertura verso l’agricoltura biologica rispetto, per esempio, a Modena.

Nonostante questo, tra i banchi del mercato bolognese sono presenti anche diverse realtà modenesi, come Azienda Amabio, segno di un interesse esistente ma ancora poco visibile. Tra le aziende fondatrici dell’associazione c’è anche La Sega, storica realtà agricola che ha contribuito fin dall’inizio alla nascita del progetto. Uno dei temi centrali emersi è il potere politico del cibo. Come afferma un produttore dell’Azienda Agricola Dimondi, che vende pane e derivati: «Il cibo ha un grande potere politico essendo un bene primario ma si può scegliere a chi dare i propri soldi».

Campi Aperti si fonda sulla garanzia partecipata, un sistema di controllo condiviso che tutela chi produce realmente in modo biologico, senza affidarsi esclusivamente alle certificazioni industriali. Contrariamente a un luogo comune diffuso, i prezzi non risultano necessariamente più alti: la vendita diretta consente ai produttori di confrontarsi anche con i grandi marchi, offrendo frutta e verdura biologiche a costi uguali o talvolta inferiori rispetto alla GDO. La differenza principale resta culturale. Secondo un produttore dell’Azienda Orto Selvatico, «le persone cucinano di meno perché ci sono a disposizione piatti già pronti e quindi c’è meno interesse in ciò che si compra». Tra le realtà presenti spicca anche l’Azienda Agricola Lei Antonio, attiva dal 1996 e portata avanti da tre generazioni, con allevamento biologico, pascoli estivi di 100 ettari, foraggi propri e produzione di energia rinnovabile tramite pannelli fotovoltaici. Accanto a essa operano numerose aziende che producono molti altri prodotti come pizza, formaggi, vino, birra miele e altri trasformati biologici come prodotti erboristici e conserve, spesso nati da collaborazioni interne all’associazione. Più che semplici mercati, quelli di Campi Aperti sono luoghi di incontro, consapevolezza e fiducia. In un Paese fatto di piccole realtà produttive, sostenerli significa difendere un modello alimentare più giusto, trasparente e sostenibile.

*studenti del liceo Venturi, classe 4F