Gazzetta di Modena

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Scuola 2030

Giovani e droghe: parola all’esperto

di Alessandro Basso, Eleonora Carpenito, Leonardo D’Addato, Silva Kalinga e Rehan Tharusha*
Giovani e droghe: parola all’esperto

Lo psicologo Cesare Rinaldini: «In fase di sviluppo il consumo di sostanze comporta rischi seri»

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MODENA. L’alcol resta la sostanza più utilizzata tra gli adolescenti, seguito dalla cannabis. Dietro l’uso di sostanze, però, non c’è solo curiosità o voglia di trasgressione: spesso si nasconde un disagio più profondo. A spiegarlo è uno psicologo e psicoterapeuta, Cesare Rinaldini, che da anni lavora con giovani e famiglie alle prese con problemi di dipendenza.

Come funzionano le droghe

«Non esiste una sostanza più pericolosa delle altre in senso assoluto – chiarisce – La pericolosità dipende dall’incontro tra la sostanza, le caratteristiche personali del ragazzo e il contesto in cui avviene l’uso. Tuttavia, quando il cervello è ancora in fase di sviluppo, alcol, cannabis e cocaina comportano rischi importanti perché possono interferire con la maturazione emotiva e cognitiva».

L’alcol è oggi la sostanza più diffusa, anche perché legale e socialmente accettata. Eppure è una sostanza psicoattiva con un significativo potenziale di dipendenza, soprattutto nei giovani. Subito dopo troviamo la cannabis, spesso percepita come “leggera”. In realtà, le concentrazioni di principio attivo sono oggi più elevate rispetto al passato e possono incidere su memoria, attenzione e regolazione delle emozioni. Le motivazioni che spingono un adolescente a iniziare sono molteplici: bisogno di appartenenza, curiosità, desiderio di riconoscimento.

L’importanza del patto educativo

L’adolescenza è una fase delicata, segnata da trasformazioni profonde. In questo passaggio, l’uso di sostanze può diventare un tentativo di gestire emozioni intense o di rispondere a un disagio personale, familiare o relazionale. Non sempre è ricerca di piacere: talvolta è una forma di regolazione emotiva. Le conseguenze non sono sempre immediate, ma nel tempo possono compromettere il percorso di crescita. Difficoltà di concentrazione, alterazioni del sonno, irritabilità e isolamento sono segnali da non sottovalutare. Sul piano sociale, l’abuso può generare conflitti familiari, problemi scolastici e chiusura relazionale. Il rischio è che la sostanza diventi l’unica strategia per affrontare le difficoltà, limitando lo sviluppo di risorse alternative.

Per questo il tema non può essere affrontato solo in emergenza o lasciato alle famiglie. Serve un patto educativo che coinvolga scuola, servizi territoriali e comunità. La scuola può offrire spazi di ascolto e confronto, dove parlare in modo realistico di emozioni, fragilità e scelte.
*studenti del liceo Venturi, classe 4F