Gazzetta di Modena

Modena

Scuola 2030

I giovani e le challenge

di Adofo Maxwell Agyenmang, Carolina Gazzi, Laura Perlini e Aurora Serma*
I giovani e le challenge

Le sfide social esistono davvero? L’esperta risponde: «Facciamo chiarezza»

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MODENA. Blackout challenge, Gas mask challenge, Door kick challenge: siamo sicuri che esistano davvero? Negli ultimi anni, di tanto in tanto, i social sembrano scoprire una nuova “minaccia” legata ai giovani e internet: una sfida pericolosa, un trend inquietante, un gioco estremo che metterebbe a rischio la vita degli adolescenti.

I social sono una minaccia?

Titoli allarmistici, servizi drammatici condivisi da genitori e audlti. Ma spesso, nella vita reale, queste challenge sono poco diffuse o addirittura inesistenti. Per anni siamo stati rimproverati dagli adulti perché influenzabili dai social media e dai loro trend. Ci viene detto che non sappiamo pensare con la nostra testa, che ci affidiamo a tutto ciò che vediamo online. Ma se fossero loro, in realtà, a credere troppo facilmente alle notizie false? Molte volte basta un video isolato o un post virale perché un comportamento venga trasformato in un “fenomeno nazionale”, senza verifiche e senza ascoltare direttamente i ragazzi.

Come spiega la dottoressa Barbara Chiodi, esiste «un processo normale che fa parte dell’adolescenza, in cui non si sa ancora totalmente chi si è e, per scoprirlo, ci si confronta con gli altri». Ci si chiede cosa fanno gli altri che potrebbe piacerci, si prova, si sperimenta, si capisce se fa parte di noi oppure no. In questo percorso, l’imitazione non è debolezza ma uno strumento di crescita. La dottoressa sottolinea che per capire una realtà che non vivono direttamente, gli adulti si basano sulla propria esperienza. «Così come oggi esistono i trend, anche un tempo esistevano gruppi e mode».

Il bisogno di appartenenza

Cambiano i mezzi ma non il bisogno di appartenenza. Per questo i genitori cercano di interpretare il mondo digitale con categorie del passato, che però non sempre funzionano nel presente. Il rapporto tra genitori e figli in questa fase vive spesso un equilibrio fragile. «Uso spesso la metafora del tiro alla fune. Da un lato il ragazzo tira per avere più autonomia, dall’altro il genitore trattiene perché fatica a lasciarlo andare. È un equilibrio delicato, e il discorso dei social rientra pienamente in questa dinamica». I social, quindi, non sono solo un problema tecnologico, ma fanno parte di una relazione in continuo cambiamento.

La dottoressa chiarisce anche che imitare i trend non è un segnale negativo: «Assolutamente no. Fa parte della crescita. Provare, copiare, adattarsi serve a capire cosa ci rappresenta davvero. Solo col tempo si costruisce un’identità più stabile». Durante l’adolescenza è normale non sapere ancora chi si è. Attraverso il confronto con gli altri, si sperimenta, si sbaglia, si sceglie. Il vero problema, quindi, non è la tecnologia, ma la distanza tra generazioni. Spesso si parla dei giovani senza ascoltarli davvero. Invece di creare dialogo, si preferisce generalizzare e alimentare la paura.

*studenti del Liceo Venturi, classe 4F