Dal carcere al volontariato in Croce Blu: «Ecco la mia rinascita»
Il racconto di un giovane, con addosso il peso degli errori e la voglia di rimettersi in piedi: «Devo dire grazie al mio tutor, mi sento una persona migliore. Sono stato accolto a braccia aperte e mi è stata data una seconda possibilità. La detenzione? Ho pensato tanto ai miei errori»
MODENA. Dal carcere al volontariato, con addosso il peso degli errori e la voglia di rimettersi in piedi. La storia di un giovane tunisino che, grazie alla Croce Blu e all’incontro con un tutor, ha trovato una nuova strada. Trovare il proprio posto nel mondo è complicato, ancora di più se non ti senti parte di esso. A volte è più facile scappare rischiando di perdersi: «Prima di entrare in carcere passavo la mia vita in strada, avevo lasciato la scuola in seconda superiore e non facevo altro se non fare danni e spacciare».
Alla ricerca di una seconda possibilità
La famiglia viene messa in secondo piano. Ci si isola pensando che chi ti ama voglia solo ostacolarti mentre tu stai prendendo la strada che ai tuoi occhi appare la migliore, o forse, solo quella più semplice. Poi però, tutto cambia: «È successo qualcosa che non mi aspettavo, sono finito in carcere». Per un ragazzo così giovane, l’ingresso in carcere è stato uno spartiacque difficile da affrontare, fatto di paura, silenzi e molto tempo per pensare. Il carcere non è solo una punizione, ma un luogo in cui il tempo si allunga e costringe a fare i conti con se stessi: «I primi giorni non facevo altro che pensare a come rimediare ai miei errori e al tempo perso con la mia famiglia».
In momenti come questi tra i detenuti si crea un rapporto di fiducia e supporto che permette loro di aiutarsi gli uni con gli altri. Il ragazzo ha passato tre mesi e mezzo in carcere, ha conosciuto persone con cui è riuscito ad aprirsi e mostrare il suo lato più fragile, persone che ad oggi definisce amici: «Mi hanno insegnato come passare il tempo lì dentro, senza farmi mangiare dai pensieri che mi assillavano da settimane».
Una volta uscito dal carcere c’è stato il passaggio ai domiciliari, momento in cui qualcosa ha iniziato a cambiare. Per lui si è aperta la possibilità di rimettersi in gioco attraverso i lavori socialmente utili. Prima di arrivare al momento che gli ha davvero cambiato la vita, ha dovuto affrontare ulteriori difficoltà causate dai continui pregiudizi dei collaboratori delle associazioni in cui aveva fatto richiesta: «Nessuno voleva darmi una seconda possibilità, sono tunisino e ho precedenti penali, non mi sono mai trovato bene», ammette.
«Tutto è diventato positivo»
Tuttavia, il ragazzo aveva ancora molte ore di servizi sociali da scontare. A fare da ponte verso una nuova possibilità è stato il fratello, che gli ha indicato la strada della Croce Blu di Soliera, dove già svolgeva attività di volontariato. È in questo contesto che entra in scena il tutor: membro del consiglio della Croce Blu, vicino di casa e figura di riferimento, che ha accompagnato il ragazzo nei primi passi all’interno dell’associazione. Non è stato facile per il tutor inserire il ragazzo in quel contesto, ha delegato al consiglio la scelta dell’incarico, erano tutti titubanti dati i suoi precedenti. A prendere la decisione finale però è stato il presidente della Croce Blu, Maurizio Andreoli: «Se non diamo noi una seconda possibilità a questo ragazzo chi può dargliela?».
All’inizio tutti lo tenevano molto “controllato”, ma come afferma il tutor è bastato meno di un mese perchè tutti si accorgessero che «tutto quello che toccava diventava positivo, era disposto a tutto». Il ragazzo ha avuto modo di dedicarsi a diverse attività scoprendo nuove passioni, come quella del giardinaggio a cui si è dedicato per tutto il giardino della Croce Blu. Inoltre, due giorni alla settimana accompagnava il suo tutor presso “La palestra della memoria” un'iniziativa dell’associazione rivolta a persone con più di settant'anni che desiderano migliorare o mantenere la memoria e l'attenzione allenate, tramite esercizi cognitivi. Il ragazzo ha affermato di essersi trovato bene per la prima volta in un contesto che prima lo faceva sentire sbagliato. Tra il ragazzo e il tutor si è costruito nel tempo un rapporto fatto di fiducia, regole e confronto quotidiano. Non è stato un rapporto immediato, ma costruito giorno dopo giorno, tra ascolto, regole e responsabilità condivise. «Ad oggi io lo chiamo “nonno”, lo rispetto tantissimo, dovrò ringraziarlo per sempre per ciò che ha fatto, senza di lui non so come avrei affrontato i domiciliari», afferma il ragazzo.
«Ci vuole fiducia»
I due si sono legati fortemente l’uno all’altro, il tutor ha conosciuto anche la famiglia del ragazzo aiutandolo soprattutto nel rapporto col padre, che faticava a ritrovare la fiducia nel figlio. Al contempo gli è stato di supporto nella ricerca di un lavoro che ancora una volta si è dimostrato un compito difficile data la paura dei titolari nell’assumere un ragazzo con precedenti: «Ci vuole fiducia in questi ragazzi, io in lui l’ho sempre avuta, come ce l’ho per questa generazione», dice il tutor. Ad oggi il ragazzo è una persona completamente diversa, ha ritrovato tutto quello che sentiva aver perso con la sua famiglia, si sente felice ed una persona migliore, è di nuovo vivo. Ha trovato lavoro ed è pronto a dare il meglio delle sue capacità, come ha dimostrato di saper fare in Croce Blu.
Tuttavia non potrà mai dimenticare il carcere, lo ha plasmato ad essere chi è oggi e allo stesso tempo gli ha lasciato ferite che si è portato a lungo una volta uscito: «Mi svegliavo di notte alla stessa ora in cui mi svegliavo di solito in carcere, il rumore delle chiavi mi ricorda quello della cella, ricordo ancora a che ora ci portavano da mangiare, non dimenticherò mai nessuna di queste cose». Il tutor è stato il suo pilastro, lo ha cresciuto e lo accompagna tuttora nel suo percorso di vita: «Ciò che ha fatto lo ha fatto con le sue forze, io sono stato una spinta in più, non si rende conto che ha dato lezioni di vita a tutti quelli che ha conosciuto, anche noi della Croce Blu gli dobbiamo tanto», afferma il tutor. Un percorso costruito nel tempo, fatto di errori riconosciuti, regole accettate e di un accompagnamento costante. Una storia che parla della forza di chi sceglie di cambiare, ma anche di chi decide di non voltarsi dall’altra parte.
*studentesse del Liceo Venturi, classe 4F
