Gli studenti dentro l’emergenza: «Noi medici in prima linea»
Baraldi, responsabile del 118 di Modena: «Sapere ascoltare il paziente è decisivo, serve studio e applicazione oltre a un grande lavoro di squadra»
MODENA. La medicina d’urgenza, che ogni giorno salva vite agendo con prontezza e lucidità, rappresenta uno degli ambiti fondamentali del sistema sanitario. Ne abbiamo parlato con il dottor Marcello Baraldi, responsabile del servizio di emergenza territoriale 118 di Modena.
Dottor Baraldi, quali sono oggi le principali difficoltà della medicina d’urgenza?
«La criticità maggiore è la carenza di personale sanitario. Ho iniziato che avevo 15 anni ad uscire in ambulanza e come operatore durante i turni in automedica, quello che ho riscontrato è che adesso purtroppo la gente è molto aggressiva nei nostri confronti. Perché come vi dicevo la domanda a volte supera l'offerta e molto probabilmente noi siamo sempre più esposti sia violenze fisiche che a violenze verbali. E all'ordine del giorno ci sono magari dei casi più critici che vanno affrontati con velocità. Visto che sono tante le persone che accedono al pronto soccorso, spesso la difficoltà è anche nel reperire i posti letto».
Quanto è importante la gestione dello stress?
«L'emergenza del pronto soccorso è time stress management cioè quello che dobbiamo fare noi è cercare di controllare e di gestire al meglio possibile il tempo e lo stress. Questa gestione dell'emotività e dell’ansia si impara negli anni con una formazione idonea e con l'esperienza. Facciamo anche simulazioni molto realistiche che ci aiutano a migliorare».
Quanto conta il lavoro di squadra?
«Il bello di lavorare sia in pronto soccorso, ma anche nell'emergenza ospedaliera è che non sei solo. La squadra lavora bene quando tutti sanno esattamente quello che devono fare e quando c'è un direttore d'orchestra. Gli aspetti fondamentali per far lavorare bene un team sono un buon direttore d'orchestra, ma soprattutto che i team members sappiano esattamente cosa devono fare. Come lo impari a gestire bene il tuo team? Con l'esperienza sul campo e con la leadership che devi comunque imparare nell'arco degli anni».
Quali qualità deve avere un medico d’emergenza?
«Per fare bene il medico d'urgenza, sono fondamentali tre aspetti: il sapere, ovvero ciò che si è appreso durante il percorso di studi e i corsi di formazione; il saper fare, mettere in campo ciò che si impara nella teoria. Dunque il medico più bravo d'urgenza è quello che sa mettere in campo ciò che ha imparato, quando c’è bisogno. Infine, il saper essere ossia le caratteristiche che un medico deve avere, che nel nostro mestiere a contatto con la gente sono innanzitutto l'empatia e l'ascolto. Se tu non ascolti le persone, ti metti subito in una posizione di chiusura o parti prevenuto, non può funzionare. Chi viene in pronto soccorso, o chiama, presenta una richiesta di aiuto. Poi ripeto, può essere più o meno motivata e sta anche al medico nel dire, nell'insegnare e nel fare educazione alla popolazione».
Questo lavoro ha cambiato la sua visione della vita?
«Mi ha reso più consapevole dell’imprevedibilità della vita. Mi ha fatto capire anche quanto sia importante vivere in una regione come l’Emilia-Romagna, dove il sistema di emergenza è molto efficiente».
Il suo lavoro è cambiato nel tempo e come vede il futuro della medicina d’urgenza?
«Sono molto ottimista. Questa disciplina è cresciuta molto negli ultimi anni e penso che possa ancora progredire. Inoltre spero che in futuro la medicina d'urgenza possa tornare a concentrarsi maggiormente sulle vere emergenze», conclude il dottor Baraldi.
*studentesse del Liceo Muratori-San Carlo, classe 5F
