Gazzetta di Modena

Modena

Scuola 2030

I modenesi alla “prova” dello psicologo

di Mattias Fetahu*
I modenesi alla “prova” dello psicologo

I pareri sulla salute mentale: «Un giusto supporto per piccoli e grandi problemi»

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MODENA. In città si parla sempre più spesso di salute mentale, ma ancora troppo poco se ne comprende la portata reale. Tra liste d’attesa nei servizi pubblici, giovani che chiedono aiuto dopo anni di silenzio e famiglie lasciate sole a gestire situazioni complesse, il disagio psicologico non è più un tema marginale: è una questione sociale che attraversa scuole, luoghi di lavoro e quartieri.

«Parlare di salute mentale è importante»

Raccontare la salute mentale oggi significa raccontare il presente della città, le sue fragilità e la sua capacità di reagire. Proprio su questo tema sono state formulate varie domande ai modenesi. All’inizio si è chiesto quanto fosse importante parlare di salute mentale, Federica ad esempio lo ritiene molto importante perché «soprattutto tra noi giovani abbiamo bisogno di supporto psicologico, perché spesso siamo lasciati da soli ad affrontare certe situazioni che non siamo pronti ad affrontare», dello stesso parere è Marco: «Molto perchè purtroppo sempre più persone ne soffrono, un tempo non se ne parlava tanto, i disturbi psicologici venivano spesso scambiati con quelli psichiatrici, non c’era un vero e proprio approfondimento, più se ne parla meglio è».

Interessante la risposta di Chiara e Luca: «È molto importante parlare di salute mentale, soprattutto tra i giovani, è un tema per alcune persone scontato quando invece andrebbe valorizzato, non capiamo perché nelle scuole esista la materia di educazione fisica e non un’educazione psicologica, sarebbe una bella idea perché comunque sia il fisico che la mente sono allo stesso livello di importanza».

«A Modena serve più supporto»

Successivamente è stato chiesto se a Modena ci sia abbastanza supporto in termini di servizi per chi ha difficoltà psicologiche secondo Federica: «No, innanzitutto lo sportello gratuito è riservato solo a chi ha un’età inferiore ai 25 anni, ciò significa che si suppone che chi supera questa età stia già lavorando e che dunque si possa permettere un supporto personale ma il costo di tali sportelli è molto elevato e spesso uno non può permetterselo».

Condivide in parte Giovanni: «Da un certo lato lo psicologo è un lusso non tutti possono permetterselo». In questo caso Marco è di un parere diverso: «Sì, a Modena è stato già investito tanto a riguardo, mi risulta che nelle scuole vi sia il servizio gratuito dello sportello d’ascolto come in alcune aziende per i lavoratori». Anche secondo Sara «non è affatto un lusso, le persone che presentano problematiche del genere hanno tanti servizi a loro disposizione». Per Chiara «so che l’Ausl fornisce un servizio di sportello d’ascolto a chi ne ha bisogno anche se non tanto conosciuto»; Luca invece torna sull'istituzione scolastica «punterei di più sulla scuola e a fornire ai ragazzi tutto il supporto di cui hanno bisogno».

Alla domanda se conoscessero persone che hanno affrontato questo percorso terapeutico e se ha avuto esiti benefici le risposte sono state diverse per Federica ad esempio: «Penso che sia un percorso che tutti dovremmo prima o poi fare perché chiunque nella propria vita ha un problema piccolo o grande, grazie agli sportelli d’ascolto ci sono stati esiti positivi e molte persone sono riusciti ad affrontare le proprie paure».

Una domanda molto importante è stata del perché negli ultimi tempi il numero di persone che hanno bisogno di un supporto mentale è aumentato la risposta di Marco è stata: «Forse le generazioni precedenti vivendo in tempi più duri si sono temprati maggiormente rispetto alle persone di adesso»; secondo Sonia «è tutta colpa della società di adesso, molti disturbi nascono anche dal fatto che l’Italia molte possibilità non te le da e allo stesso tempo non viene applicata la tolleranza e il rispetto verso il prossimo».

*studente del Liceo Muratori-San Carlo, classe 5F