In corsia per gli altri: «Così cerchiamo di aiutare»
Alaa e Margherita si sono messe in gioco negli ospedali modenesi: «Stiamo vicino ai pazienti ricoverati per portare un po’ di sostegno»
MODENA. «Ho potuto capito con i miei occhi che i giovani ci sono. Dire che non fanno niente, che non sono coinvolti nella vita sociale, non è vero. Magari non saranno la maggioranza, ma fanno la differenza». «In quel momento ho capito che avevo fatto la cosa giusta a non passare alla stanza dopo, a darle tempo e a farle capire che non volevo nulla, ma che ero semplicemente lì per lei».
Sono le parole di Alaa El Adaoui e Margherita Malagoli, studentesse di 5CL del Liceo Muratori San Carlo e volontarie ospedaliere di Avo Modena. In occasione di Modena Capitale Italiana del Volontariato 2026, il sindaco si è recato a Palermo per il passaggio del titolo. In diretta dal Comune, invece, la vicesindaca di Modena ha premiato a sorpresa una trentina di volontari, i più giovani che si sono distinti per la loro dedizione. Alaa ha ricevuto tale riconoscimento per il suo servizio e parla di una grande soddisfazione.
A lezione di umanità
Alaa e Margherita hanno scelto Avo Modena, un’associazione di volontari ospedalieri che opera sul territorio provinciale all’interno di tre strutture principali: Policlinico di Modena, ospedale di Baggiovara e casa di cura Guicciardini. «Le mansioni del volontario sembrano poco concrete. Noi “con le mani” non facciamo più di tanto, se non aprire bottigliette o parmigiano, come capita spesso». Il loro lavoro consiste nel fare due chiacchiere, dare supporto morale ai pazienti che si trovano in situazioni complicate o che non hanno la possibilità di ricevere costanti visite. Alaa ha iniziato nell’aprile 2024, durante il Pcto, trascorrendo una settimana al Policlinico, nei reparti di chirurgia.
«Era molta la paura di essere fuori luogo e il disagio», ricorda. I tutor hanno cercato di farla sentire a suo agio. E anche i pazienti hanno contribuito a creare un’atmosfera meno pesante. Il percorso di Margherita è iniziato in seguito a un corso di formazione. Dopo un confronto con la sua compagna l'ambiente ospedaliero la incuriosiva, ma non trovava né il tempo né le modalità per informarsi. Compiuti i diciotto anni ha capito potesse essere un'esperienza positiva e ha preso parte al corso: «Spesso si tendono a dare cose per scontate in un ambito delicato come quello dell’ospedale».
«Un’esperienza che dà tanto»
Oggi sono entrambe tirocinanti e aspettano di diventare ufficialmente volontarie. Margherita copre i reparti di Miac e cardiologia con un turno settimanale da due ore, ma sarebbe disponibile a fare qualsiasi cosa pur di offrire compagnia e conforto a tutti, anche sotto le feste: anche il 26 dicembre ha coperto il turno, per evitare che i pazienti fossero soli. Entrambe consigliano di non aspettare, magari pensando di non avere abbastanza tempo da dedicare al volontariato ma di iniziare a fare tale attività il prima possibile: è un’esperienza che dà tanto e che merita. A Margherita è capitato di avere a che fare con una paziente visibilmente turbata. All’inizio non sapeva come prendere in mano la situazione, se uscire per non causare disturbo o meno. Eppure, sono bastati pochi attimi perché persona si aprisse e si confidasse con lei: «Ho capito che avevo fatto la cosa giusta a non passare alla stanza dopo, a darle tempo e a farle capire che non volevo nulla da lei, ma che ero semplicemente lì per lei». Il “rischio” è di affezionarsi a pazienti di cui spesso si assiste all'indebolimento: «Spesso personalmente fa abbastanza male», perché «conosci una persona in un determinato modo, per poi vederla indebolita fisicamente e mentalmente», spiega Alaa, che ribadisce l’importanza di quei dieci minuti per fare due chiacchiere che portano via la preoccupazione. Alaa ricorda una frase che le è sempre stata detta: «Nel momento in cui si sente di avere più bisogno, quello è il momento di dare anche agli altri».
*studentesse del Liceo Muratori-San Carlo, classe 5F
