Modena capitale del volontariato: «Al fianco dei disabili con Ampia»
Pasculli: «La mia associazione si occupa di problemi cognitivi, serve rovesciare il paradigma e cogliere l’unicità di ognuno di noi»
MODENA. In un momento così significativo per i cittadini modenesi diventa importante capire come poter vivere il volontariato non solo come servizio ma come scelta quotidiana e come responsabilità verso la comunità. Filippo Pasculli, protagonista attivo di Ampia, realtà fatta di impegno, solidarietà e partecipazione racconta la sua esperienza. Il giovane è da anni impegnato in progetti di sensibilizzazione e assistenza a persone con disabilità sul territorio modenese.
Come educatore, segue tanti ragazzi con problemi di inserimento sociale: Filippo è un chiaro esempio di impegno in un anno, peraltro, particolarmente importante per la nostra provincia, dato che Modena è stata eletta Capitale del Volontariato 2026.
Cosa ti ha spinto a iniziare a fare volontariato e cosa ha fatto sì che poi decidessi di dedicare la tua vita a questo, facendolo diventare anche il tuo lavoro?
«La mia esperienza di volontariato nasce dall'essere Scout. Nel mio fare gli scout ho iniziato a fare servizio presso l'Officina Teatrale Laboratorio Arti per l'Inclusione, un laboratorio teatrale che fa attività con i ragazzi con disabilità. Con il tempo sono diventato operatore presso l'associazione out-out, dopodiché è stata creata Ampia, associazione di cui sono socio fondatore, che si occupa di disabilità cognitive. Proprio per questo ho deciso di far diventare il volontariato il mio lavoro: questo tema mi appassiona, mi piace diffonderlo, mi piace che le persone pensino che questa cosa possa essere una soluzione per bambini, giovani e anziani».
Quali sono le tematiche su cui il CSV ha deciso di concentrarsi negli ultimi anni?
«L’istituzionalizzazione del volontariato sta acquisendo grande importanza e tra le tematiche a cui sta lavorando il CSV c’è sicuramente la tematica giovanile. Dobbiamo ribadire una cosa fondamentale: i giovani sono il futuro, ma i giovani sono anche il presente».
C'è un aneddoto particolare, qualcosa che ti ha aiutato a farti capire l'importanza di tutto ciò che stavi facendo, spronandoti ad andare avanti?
«Decisamente sì, ce ne sono tanti di aneddoti divertenti. Io lavoro con persone con disabilità e apprezzo molto la “follia” che c'è in loro, ma che c'è in tutti noi, di questo sono pienamente certo. Inoltre, una cosa su cui lavoriamo e su cui ci interroghiamo sempre è come può avvenire l'integrazione. Pensiamo a iniziative che possano integrare persone con disabilità, quindi persone che hanno una loro comprensione, una loro visione del mondo. Una cosa interessantissima su cui dobbiamo lavorare è cercare di operare un rovesciamento del paradigma, cercando di apprezzare l’unicità di ogni persona e cogliere quelle che possono apparire diversità. Ovviamente l'impegno da parte nostra come educatori, è fare in modo che queste persone riescano ad avere uno spazio degno all'interno della società. Inoltre, una cosa che ci spinge ad andare avanti è il fatto che molti genitori siano contenti dei progressi che vedono nei loro figli».
C’è un messaggio che vuoi lanciare ai nostri lettori? Cosa credi che sia importante comunicare ai cittadini, soprattutto per il fatto che quest'anno Modena è la capitale del volontariato?
«L'economia sociale è sicuramente un pezzo di futuro che non abbiamo forse ancora compreso, ma è necessario comprenderlo. Dobbiamo rompere le nostre bolle, creare connessioni e fare rete: solo collaborando possiamo ottenere risultati importanti per la comunità».
*studentesse del Liceo Muratori-San Carlo, classe 5F
