Alla scoperta del San Filippo Neri: «Educhiamo all’autonomia dei ragazzi»
La comunità diretta da Vincenzo Mario Villani offre un’altra opportunità ai giovani
MODENA. Oramai il tema dell’immigrazione è all’ordine del giorno: il numero di giovani stranieri che approda in Italia con la speranza di riprendere in mano la propria vita cresce esponenzialmente. Spesso si parla anche di minorenni che arrivano abbandonati a loro stessi, spaventati dalla nuova realtà che dovranno fronteggiare. Modena, però, non si copre gli occhi di fronte a tale fenomeno e fornisce una strada a questi ragazzi.
«Accogliamo sin dal primo momento»
La comunità San Filippo Neri di Modena, diretta da Vincenzo Mario Villani, agisce in questo senso, accogliendo minori maschi non accompagnati e diventando, per loro, famiglia. «Come sancisce la Convenzione di New York sui diritti del fanciullo (1989), la priorità assoluta è garantire giovani ospitati una vita affine a quella dei ragazzi del Paese ospitante, nel nostro caso l’Italia» dichiara Eva Ferri, sociologa e educatrice presso il San Filippo Neri. La struttura, quindi, offre ai ragazzi i servizi fondamentali che ogni famiglia dovrebbe garantire: vitto, alloggio, vestiario e misure sanitarie.
La comunità, inoltre, collabora con svariati enti pubblici, le scuole del territorio, le forze dell'ordine e i servizi sociali al fine di tutelare al meglio la vita dei ragazzi. «La comunicazione con questi adolescenti, spaventati e diffidenti a causa delle difficoltà che sono stati costretti ad affrontare per giungere in Italia, è fondamentale per farli sentire accolti dal primo momento e instaurare un solido rapporto di fiducia reciproca» continua l’educatrice.
Per avviare un dialogo efficace con questi adolescenti che spesso non conoscono la lingua italiana o sono alle prime armi, la comunità tenta di comunicare con loro ricorrendo alla “peer education”, a dispositivi di traduzione, quando necessario, e all’utilizzo di un italiano molto semplice. Ovviamente anche la scuola ricopre un importante ruolo integrativo, permettendo ai ragazzi di superare le difficoltà linguistiche, il senso di inadeguatezza e l’isolamento sociale.
«Tutto parte dal rispetto reciproco»
«Anche se molti arrivano con l'idea di inserirsi immediatamente nel mondo del lavoro a causa di un retaggio culturale tipicamente africano che vorrebbe i primogeniti di genere maschile provvedere al sostentamento economico della famiglia il prima possibile, tuttavia insistiamo sull’obbligo formativo e sull’importanza dell'istruzione», afferma il presidente Villani. «Un altro aspetto a cui teniamo molto è l’educazione all’autonomia così che i ragazzi, una volta usciti, abbiano piena indipendenza e siano in grado di gestire attivamente la propria vita. La comunità promuove l’autonomia dei residenti spingendoli a curare direttamente i propri spazi, ad imparare a gestire il denaro (settimanalmente viene fornita loro una piccola paghetta, pocket money, che possono spendere come desiderano) e ad autoregolarsi» prosegue Eva.
Abbiamo incontrato anche un ospite del San Filippo Neri. «La comunità si fonda sul rispetto reciproco, un valore più forte della semplice correttezza e che prevede il riconoscimento e la validazione dell’umanità di ognuno. Questo è l’insegnamento più grande che mi ha regalato e mi sta regalando il San Filippo Neri», asserisce Hamza, un ragazzo maggiorenne ospitato dalla struttura. Non nega che, talvolta i rapporti con i compagni siano complicati, d’altronde è normale che in «una grande famiglia le relazioni interpersonali siano altalenanti», nonostante ciò apprezza «l’ambiente comunitario».
Questo, infatti, gli ha permesso di condurre una vita pressoché analoga a quella di un qualsiasi adolescente: ha una ragazza che ha conosciuto alla scuola Penny Wirton, degli amici su cui può contare, la passione per la musica e il sogno di diventare uno chef. Queste sono le soddisfazioni più grandi per gli educatori, per il direttore della struttura, per il Comune di Modena e per tutta la comunità.
*studentesse del Liceo Muratori-San Carlo, classe 5A
