Gazzetta di Modena

Modena

Scuola 2030

Il metodo Writing and Reading Workshop per rivoluzionare l’insegnamento

di Aby Rose*
Il metodo Writing and Reading Workshop per rivoluzionare l’insegnamento

La docente Poletti: «Meno importanza alla prestazione e più al processo»

3 MINUTI DI LETTURA





MODENA. «Si tratta di trasformare la classe in un laboratorio. Viene favorito un approccio simile a quello che si può trovare in una bottega artigiana. O in un laboratorio rinascimentale, dove l’insegnante diventa maestro-artigiano». Jenny Poletti Riz, docente di lettere e formatrice, spiega con queste parole il metodo del Writing and Reading Workshop (Wrw), che lei stessa ha introdotto in Italia.

«Il gancio tra scuola e vita»

All’interno del laboratorio l'insegnante deve essere guida e cercare di «ritrovare il gancio tra scuola e vita, fra la lingua e la vita e imparare attraverso il fare tutti insieme», afferma la professoressa. Il “gancio” a cui si fa riferimento è il riuscire a creare una «comunità di scrittori e scrittrici, lettori e lettrici che riesca a trovare il senso di ciò che impara». La docente racconta, infatti, di aver visto i suoi alunni demotivati perché il tradizionale metodo di insegnamento tende a dare più importanza alla prestazione che al processo: «Qualsiasi essere umano deve vedere il senso in ciò che fa, perchè sia motivato. Quello che fa deve essere qualcosa di rilevante per la sua vita, non deve solamente una prestazione».

Nel caso della lettura e della scrittura «se mi accorgo che svolgere queste attività aggiunge qualcosa alla mia persona, allora ha senso praticarle, altrimenti non continuerò mai, perché è faticoso». Questo ha portato Jenny Poletti a cambiare approccio educativo. «Un insegnante efficace accompagna in una crescita, non solo per chi ha un tipo di background che lo porta ad eccellere, ma per tutti e tutte, in base al loro punto di partenza».

«Il cambiamento è partito dal basso»

Quando le viene chiesto da quanto tempo applica questo metodo nelle sue classi, lei risponde: «Credo siano 15 anni, non sono sicura. Quando racconto dell’inizio del progetto e della sua storia mi emoziono e non mi sento molto la protagonista, mi sembra quasi di star parlando di qualcun altro” e continua raccontando la formazione, da lei definita “magica e miracolosa”, di una comunità di insegnanti interessati al cambiamento «Il cambiamento è partito dal basso, dagli insegnanti, non dai dirigenti, non dal ministero». Negli ultimi tempi, però, il WRW ha destato interesse anche negli organi istituzionali come Indire, l’ente di ricerca del Ministero dell’Istruzione, che ha coinvolto la docente ed alcune sue colleghe. Nell’ultimo periodo la professoressa Poletti si è rivolta all’editoria scolastica in modo tale da fornire ai docenti uno strumento di appoggio per applicare il Wrw. «Un insegnante che non si aggiorna e non ha una formazione specifica continuerà ad insegnare come ha appreso da ragazzo guardando i propri docenti. Ci vuole uno sforzo consapevole per cambiare e per farlo è necessario studiare. È faticoso ed è per questo che non tutti gli insegnanti ne hanno il desiderio», spiega Poletti.

«L’approccio del Wrw viene un po’ snaturato dalla presenza del libro: l’insegnante dovrebbe costruire un percorso dotato di strumenti personalizzati non fermamente legato ad un testo. In Italia, però, le rivoluzioni di sistema - almeno in ambito scolastico - passano per i libri». L’approccio del Wrw non si limita a voler rivoluzionare l’insegnamento delle nozioni contenutistiche, ma si impegna a formare un rapporto con gli studenti che sentono di poter esprimere le loro opinioni. «L’ambiente di apprendimento deve essere costruito insieme, l'insegnante non può imporre le sue decisioni dall’alto, ma cerca di essere guida e regista e di accogliere ciò che propongono i ragazzi», sostiene Poletti.

*studentessa del Liceo Muratori-San Carlo, classe 5A